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Caso Ragusa: la corte d’appello conferma la condanna

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A uccidere Roberta Ragusa facendo poi sparire il corpo è stato il marito: Antonio Logli. La corte d'appello lo condanna a vent'anni. Ecco la ricostruzione del delitto

“Mia moglie non mi capisce”: è la confessione, non sempre veritiera, con cui iniziano nove relazioni extraconiugali su dieci.

Non lo sappiamo, ma è probabile che se la sia sentita dire, tanti anni fa, anche la baby sitter Sara Calzolaio, poco più che ragazzina, da Antonio Logli, che le passava 20 anni, era papà dei due bambini che lei accudiva e marito inquieto di Roberta Ragusa.

Nella primavera del 2004 Sara e Antonio diventano amanti segreti, lui piano piano si allontana dalla moglie finché si trasformano in una coppia di separati in casa. Poteva rimanere una storia dolceamara come tante, con una felicità costruita a spese dell’infelicità altrui (che è poi la condizione dei grandi amori delle star: i più famosi sono nati, anche in modo drammatico, sulle macerie di unioni precedenti), invece è diventata un tragico mistero. Perché Roberta Ragusa, nella notte fra il 13 e il 14 gennaio 2012, sparisce. Oggi se ne parla dovunque, milioni di noi si sono calati nei panni di commissario di polizia, formulando precise valutazioni: perché il 6 marzo il marito, che era stato indagato quasi subito per omicidio e occultamento di cadavere, dopo tre anni di indagini è stato prosciolto, dal giudice delle indagini preliminari, da ogni accusa “perché il fatto non sussiste”.

È una decisione che poggia non su una rassicurante certezza ma su un interrogativo angoscioso, e irrisolto. Dov’è Roberta? È svanita nel nulla, quando doveva essere a casa sua, a Gello di San Giuliano Terme, in provincia di Pisa.

Il marito dice di averla vista a mezzanotte, in cucina, mentre compila la lista della spesa. All’alba del 14 gennaio si sveglia solo nel letto: di Roberta ci sono soltanto i vestiti. Manca un pigiama e un paio di ciabatte. Il primo allarme lo lancia uno dei figli, su Facebook: “Questo non è uno scherzo. Mamma è scomparsa questa mattina presto, abbiamo avvertito le forze dell’ordine ma chiedo anche il vostro aiuto. È senza documenti, probabilmente in pigiama, è andata via a piedi”.

Il termometro segna sei gradi sotto zero: che cosa può aver spinto una donna, nuda sotto il pigiama, ad affrontare quel gelo?

Solo “una fuori di testa” può prendere in considerazione una sortita così dissennata. Il guaio è che la sconcertante definizione non è un’ipotesi investigativa, ma esce dalla bocca del marito, intercettato dagli uomini della Procura di Pisa. Per gli inquirenti troppe cose non quadrano, a cominciare dall’indifferenza e dalle contraddizioni con cui Antonio Logli affronta la scomparsa della moglie.

Si scopre che l’ostentata serenità della famiglia è una facciata che nasconde il consolidato adulterio di lui. Anzi qualcosa di più che un tradimento: Sara ha sostituito da anni la moglie nel cuore di Antonio. Saremmo sempre nel perimetro di una struggente vicenda d’amore, insindacabile da chiunque non ne conosca tutti i risvolti, se non fosse che Roberta si è proprio volatilizzata, non solo senza vestiti ma anche senza soldi, documenti, cellulare e chiavi di casa. Nel “triangolo” la simpatica è lei: ci si immagina che, avendo finalmente scoperto d’essere tradita, possa aver dato di matto. È andata a uccidersi?

Nessun cane fiuta le sue tracce, nei campi, lungo i fiumi, nei boschi, sui monti, è un vero rastrellamento. I Ris, i carabinieri superspecializzati, restringono il campo di ricerca proprio alla casa dei Logli e passano al setaccio villa, giardino e azienda di famiglia. Su Antonio pesano proprio i termini della sua denuncia, il 14 gennaio 2012, quando dichiarava ai Carabinieri: “Sono sposato da circa vent’anni con Roberta e non ci sono stati problemi di incomprensione di una certa rilevanza. Non riesco a spiegarmi il motivo di tale gesto. Posso solo dire che nei giorni scorsi, mentre stavamo sistemando dei cartoni in soffitta, io, nel perdere l’equilibrio, sono caduto addosso a mia moglie facendole sbattere la testa. Il suo allontanamento potrebbe essere dipeso da una perdita di memoria”.

Stabilita l’esistenza di una bugia non da poco (“niente incomprensioni”, quando lui già da otto anni ama un’altra), e considerata romanzesca l’ipotesi di una botta in testa che ti procura amnesie da “comica finale”, qualcuno si è messo a diffidare di Antonio Logli su tutta la linea. Anzi c’è chi lo considera un bugiardo patentato. Anche perché inizia una piccola sfilata di testimoni, forse discutibili, ma non completamente inattendibili.

Nel frattempo Sara è andata a vivere con Antonio, che, pure, subito dopo la sparizione di Roberta, le aveva chiesto di far sparire i cellulari segreti che usavano per sentirsi, in un ultimo ingenuo tentativo di nascondere la loro relazione. La convinzione degli investigatori si fa ogni giorno più granitica, fino a immaginare il film della tragedia: il marito costringe, con la violenza, la moglie a salire in auto e la uccide nella macchina, poi fa sparire il cadavere. Tra gli indizi viene registrato anche un guasto all’auto di Logli, che immobilizzò il mezzo lontano dal garage di casa, durante la perquisizione in casa.

Per i Ris l’episodio era da interpretarsi come “il tentativo di sottrarre l’autovettura al controllo dei cani”. Il tempo delle indagini è scaduto il 23 settembre 2014: la Procura chiede il rinvio a giudizio per Antonio Logli. Po nel 2016 arriva la condanna di primo grado a vent’anni per omicidio volontario e distruzione di cadavere. E ieri la corte d’appello di Firenze ha confermato la sentenza, anche se gli avvocati difensori di Antonio Logli hanno annunciato di voler ricorrere alla Cassazione. Qualsiasi sia stata la sorte di Roberta Ragusa, anche la più atroce o fantasiosa, solo i suoi resti potrebbero “parlare”. Per ora tra noi c’è solo un fantasma, che forse assilla la coscienza di qualcuno ma potrebbe restare invisibile per sempre.

 

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