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Fidarsi è bene, non fidarsi no

Mondo

Secondo la mia indole, fidarsi del prossimo è sempre positivo. Perché quando ti va bene, puoi allargare i tuoi orizzonti

Raccontino introduttivo: una sera dopo l’ufficio sono sotto casa che lego la moto nuova. Passa un ragazzo dall’aria carina, guarda il modello appena uscito, mi fa mille domande ed è così interessato che gli propongo di provarla. Lui accetta e, appena parte, un amico che ha assistito alla scena mi chiede se sono pazza: secondo lui, infatti, il tipo è di certo un ladro e non torneranno più. Né lui (pazienza), né la mia moto (e qui qualche problemuccio ci sarebbe stato).

Comunque sia, il ragazzo se ne va. Io, a quel punto messa in allerta, sebbene non avessi minimamente pensato che potesse essere un farabutto, inizio a contare il tempo necessario per fare il giro dell’isolato. E siccome ne mette un filino in più del previsto, finché non lo rivedo comparire mi do della deficiente patentata per la mia sollecitudine forse per davvero un po’ troppo avventata.

Ve ne parlo prendendo spunto da Fidarsi oppure no? Ci vuole misura, un articolo che trovate su Confidenze in edicola adesso. E vi fornisco subito la mia risposta: sì, bisogna dare credito al prossimo. Perché una vita regolata dalla diffidenza e dal sospetto è davvero triste e faticosa.

Ma visto che ci sta anche a non tramutarsi in boccaloni fatti e finiti, sarebbe importante provare a capire qual è la misura giusta. Nel mio caso, si chiama sesto senso. E s’incarna in quel certo non so che, che finora mi ha tradito poche volte (qualcuna sì) e al quale continuo consapevolmente ad affidarmi. In tutti i settori, anche perché quando qualcuno non mi convince, non c’è storia: dal primo momento sono sicura che non è la persona giusta con cui entrare in sintonia.

Per fortuna, però, di solito il mondo in generale mi è simpatico. Quindi, tendo per natura ad accogliere con benevolenza le nuove conoscenze, sia nel privato che sul lavoro. Questo significa dare disponibilità, credere a ciò che mi viene detto, pensare che chi ho di fronte non è mosso dal male, ma da principi e sentimenti sani e genuini. Il tutto nonostante le cronache nefaste e la certezza che se tante cose oggi non vanno molto bene è (anche) perché di farabutti in giro ce ne sono parecchi.

Ovviamente non ho la presunzione di considerarmi sempre capace di riconoscerli e di stanarli. Ma non voglio che questa manchevolezza precluda esperienze inaspettate solo perché non mi fido. Perciò, come strategia adotto un comportamento aperto, ma guardingo. Di amicizia, ma in attesa di fatti che la suggellino. Di curiosità, ma attenta ai dettagli.

La formula, come dicevo, nella maggior parte dei casi ha funzionato. E se in vita mia ho preso anche delle cantonate, più spesso sono stata piacevolmente sorpresa dal prossimo. Per esempio, dallo sconosciuto ragazzo motociclista, che mi ha riportato il mio bolide. Com’era naturale che facesse secondo i miei sentori.

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