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Quei vigliacchi dei tre moschettieri

Mondo

Ho riletto il grande classico di Alexandre Dumas e mi sono accorta di quanto fossero misogini D'Artagnan e compagni

L’estate è il tempo delle riletture, e anche il tempo in cui si trasmettono i libri che ci furono cari ai figli e ai nipoti.

Prima di farlo, io che ho poca memoria me li rileggo. Così ho ripreso in mano un classico dell’adolescenza che ricordavo fra i più innocenti, I tre moschettieri di Alexandre Dumas padre.

E mi sono accorta di qualcosa che non avevo mai notato prima. Forse perché ogni giorno viene ammazzata una donna, fra l’indifferenza delle istituzioni, ho trovato atroce come i quattro simpatici amiconi decidano di liberarsi di Milady.

Il racconto, fino a quel punto onesto e avventuroso, tutto al galoppo, d’un tratto si fa sinistro, rivelando nei quattro un odio inconfessato verso la donna in quanto donna. Con nessuno dei loro nemici sono così efferati, così odiosi.

Sì Milady è un’assassina, è stata una nemica implacabile, li ha tenuti in scacco, ha fatto fuori la  fanciulla amata da D’Artagnan, e merita d’esser punita – ma uccidendola, anzi facendola uccidere, quei cavalieri senza macchia si macchiano senza riparo. E nel modo più ignobile, decapitando a freddo una donna inerme.

D’un tratto, nel libro si apre repentino uno squarcio da Ku Klux Klan. Nell’esecuzione di quella povera intrigante c’è tutto l’orrore della pena di morte, compresa l’ipocrisia della  legalità.

D’Artagnan, Athos,  Porthos e Aramis vogliono fare le cose per bene, e per mascherare il delitto da atto ufficiale, chiamano il boia di Lille: non hanno nemmeno il coraggio di trucidarla di propria mano.

Tale è il ribrezzo verso la femmina, che il gesto viene demandato allo specialista. Tutto vola nell’ingenuità del racconto, meno quello. Lì i bonari eroi della mia fanciullezza sono macellai, omofili senza saperlo (incalcolabili i danni dell’ignoranza!), e misogini feroci, quattro brutti pezzi di vigliacchi.

Leccaculi con la regina, e amanti solo delle fanciulle necessitose, come chiamava Don Chisciotte.

Ma appena una donna si pone alla pari con loro, li sfida, li combatte, ed è pure più brava, ci si mettono in cinque per ammazzarla come un cane. Com’è antica, com’è radicata nella nostra cultura, anche nelle narrazioni più insospettabili, la voglia di sopraffare e di annientare la donna.  Appena non sia una fanciulla necessitosa, ovvero una tremante creatura bisognosa d’aiuto, e pronta a sottomettersi.

 

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