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Ma quanto è bello mangiare?

Sogni

Magra io, non lo diventerò mai. Perché mangiare mi dà troppa gioia

La storia vera di Sonia R. Personal trainer, che trovate su Confidenze in edicola questa settimana, parla di amore e di cibo. Sulla vicenda non vi anticipo niente, così leggerla sarà tutta una sorpresa. Ma ne approfitto per parlarvi del mio rapporto con tutto ciò che è commestibile: non m’importa se è dolce o salato, perché  lo adoro comunque.

Invece di tediarvi sulla bellezza e il piacere della convivialità, preferisco arrivare al sodo con l’Albie-top-ten. In vetta alla classifica, impareggiabile e irraggiungibile, c’è lei, la Nutella (nata nel 1964, proprio come me!). Anche dopo un pranzo pantagruelico, potrei divorare un vaso intero (compreso quello da 3 kg) ed è questo il motivo per cui in casa mia non entra (quasi) mai: sparirebbe (sparisce) subito.

Al secondo posto (per par conditio tra dolce e salato) arriva la focaccia. Intendo quella genovese, con il suo delizioso unto che trasuda copioso e che ti cola sulle mani mentre l’addenti. Ma non faccio la schizzinosa e salvo pure quella del supermercato, che “miglioro” infarcendola di… Nutella! In ordine sparso, poi, divento matta per il vitello tonnato, gli gnocchi alla romana, il pane in tutte le sue varianti, gli spaghetti alla carbonara, il pesce crudo (sia alla giapponese sia alla mediterranea), il budino al cioccolato, le castagne con la panna. E il maiale in agrodolce, un perfetto compromesso tra pietanza e dessert.

Scrivendo, spero di avervi trasmesso la gioia che provo solo nel nominare tutte queste leccornie, alle quali voglio attribuire un grandissimo pregio: sapere che esistono fa bene all’umore. Per questo non capisco chi rimane indifferente al cibo o (peggio) lo vive come un nemico della linea. La mia bilancia lo sa: magra magra non lo diventerò mai nonostante mi ammazzi di ginnastica tutte le mattine e cerchi di stare abbastanza attenta a ciò che metto nel piatto. Ma non sempre e, soprattutto, con la consapevolezza che se oggi mi farò una sana (e tristanzuola) insalata, questa sera non avrò il minimo senso di colpa a spararmi un doppio dessert. Esagerata? Chi mi conosce sa bene che a volte mi concedo anche la tripletta! Che si aggrappa ai miei fianchi, ma pazienza. Perché se risalite con lo sguardo, incontrate il mio (cicciottello) sorriso appagato e soddisfatto.

 

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