MENU

Cosa ne pensi?


L'emergenza Coronavirus ha cambiato la vita familiare?

Loading ... Loading ...

Ormai tutta Italia è diventata Zona Rossa: con il decreto annunciato ieri sera dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte non c’è più differenza tra la Lombardia e le altre Regioni. Da oggi negozi chiusi per tutti, tranne che per i servizi essenziali (alimentari, farmacie, edicole, tabaccai) divieto assoluto di uscire se non per comprovati motivi (da esibire l’autocertificazione); lavoro da casa incentivato il più possibile, niente corse al parco o all’aria aperta. Un lungo elenco di divieti da rispettare.

Insomma da un giorno all’altro tutta Italia si è ritrovata a rivedere le proprie abitudini di vita quotidiana, famiglie che si riuniscono non più solo la sera a tavola, ma che imparano a condividere spazi e computer in una nuova dimensione domestica, ragazzi che frequentano le lezioni di scuola on line con un calendario di compiti e verifiche a scandire il desiderio di ritrovata normalità. E bambini più piccoli da accudire full time perché, con nidi e scuole materne chiuse, la giornata da passare a casa rischia di diventare un inferno se non si organizzano giochi e attività.

Per giunta non ci si può avvalere neppure dell’aiuto dei nonni visto l’invito a tenere a casa e ben distanti le persone anziane. L’emergenza sanitaria ci sta imponendo regole che modificano non poco le nostre giornate. L’altro giorno per esempio, è stato il compleanno di mio figlio: compiva 16 anni e naturalmente i festeggiamenti sono stati in scala ridotta: niente pizza con gli amici, e neppure amici a casa, perché chi si azzarda a invitare qualcuno? Persino i nonni devono stare a distanza dai nipoti! Ma in compenso gli auguri con gli amici se li è scambiati in video chat su WhatsApp. E sono sicura che negli anni lui si ricorderà di questo compleanno così anomalo.

Ognuno di noi sta sperimentando nuovi modi di relazionarsi con gli altri: dalle video conferenze alle chat su WhatsApp. In questi giorni gli unici a fare affari d’oro oltre alle farmacie sono i negozi di computer (prima che chiudessero anche quelli).

Per questo abbiamo pensato di chiedervi come l’emergenza Coronavirus sta cambiando il vostro stile di vita e soprattutto se ha inciso e in che modo sui vostri rapporti familiari. Raccontateci la vostra giornata ai tempi del Coronavirus, vi aspettiamo sulla nostra pagina Facebook.

Commenti

  1. 12 marzo 2020 / ore 17:34
    Elisabetta

    Certo, tutto è cambiato. Non tanto per noi di “mezza età”, per i giovani che, comunque riescono a comprendere e si adeguano ma soprattutto per gli anziani. Le loro abitudini quotidiane si sono stravolte tutto ad un tratto. Per me è una lotta giornaliera con i miei genitori. Non comprendono il perché, la gravità. Pensano che l’aver superato una guerra li renda immortali o immuni. Oggi il mio 90enne papà ha detto che lui le ha fatte tutte le malattie, come se il codiv19 fosse una malattia esantematica… Non hanno capito che questa è una guerra, combattuta contro un nemico invisibile che non suona sirene, non sgancia bombe, non ti dà la possibilità di fuggire.

  2. 12 marzo 2020 / ore 17:55
    Edi Morini

    Bertolt Brecht scriveva: “Beato il popolo che non ha bisogno di eroi !!”.
    Dico onestamente quello che penso: chiedo scusa se involontariamente offendessi. Non è mia intenzione nel modo più assoluto.
    Sinceramente, non credo che compromettendo quello che resta della fragile economia di un Paese allo sbaraglio si possa guarire una pandemia.
    La Roche mette a disposizione un farmaco che pare funzionare: usiamolo invece di burocratizzare oltre ??
    Nessuna malattia ha una nazionalità : nessuno\a è un untore, non ci sono colpe da attribuire ai singoli o a un Paese. Semplicemente, il male va sconfitto.
    Mi chiedo come mai a chiunque scenda da un aereo, da una nave o da un barcone non vengano effettuati gli opportuni controlli da quando c’è questa allerta. Bisognava gridare al lupo in gennaio. O meglio ancora, sarebbe stato opportuno fare qualche accertamento alcuni decenni fa: per non importare Ebola, la lebbra, la tubercolosi, sars, ecc.
    La televisione, bontà sua, ci ricorda tutto il giorno di lavarci le mani. Ma quante aule scolastiche, quanti autobus, quanti treni, quanti bagni pubblici (dove esistono) vengono disinfettati regolarmente ?
    Troppi italiani e italiane hanno perso la loro casa, il loro lavoro e vivono accampati per strada: dove possono lavarsi, cambiarsi, sfamarsi ? Ci dicono che nessuno perderà il lavoro per la pandemia. Speriamo. Spesso quando perdi casa e lavoro: sovente chi s’è visto, s’è visto, i discorsi evaporano in fretta. Tizio non può, Caio non sa, Sempronio ci farà sapere. Cala un silenzio mortale.
    I decreti hanno effetto immediato. Ma non sento parlare di aiuti economici concreti alle famiglie e ai commercianti altrettanto rapidi.
    Qualcuno ha pensato di disinfettare e ripulire certi accampamenti che sorgono nelle periferie delle città ? In molti paesi e in troppe metropoli mancano totalmente docce e servizi igienici gratuiti e accessibili a chiunque: dove possono recarsi i senza fissa dimora per ripulirsi ??
    Non parliamo più degli sbarchi ma “lapidiamo” gli studenti che, con le università chiuse e l’affitto da pagare, hanno scelto di tornare a casa loro, nel Sud, lasciando Milano.
    Assai prima che esistessero gli aperitivi, i rave party, le stazioni sciistiche esistevano già letali pandemie. Favorite dalle guerre e dagli incontri\scontri tra gruppi etnici molto diversi. Le nostre malattie europee furono letali per i Pellerossa e gli Hawaiani, per esempio.
    Durante l’epidemia di spagnola non esistevano certo molte occasioni di assembramento, ma imperversò lo stesso.
    Si parla di un farmaco da Napoli, quello studiato dalla Roche: perché non usarlo su vasta scala, invece di bombardarci con comunicati funerei ?
    Capisco anche i detenuti ( non sono tutti colpevoli dei reati loro contestati) che già incontrano raramente i propri cari, aldilà di un vetro, e hanno visto sfumare senza ragione anche questa possibilità. Un destino che li accomuna agli anziani che, in ospedale e in casa di riposo, non possono ricevere le visite di amici e parenti: isolati a tempo indeterminato.
    Non sarebbe più umano munire parenti e conoscenti di mascherine gratuite e guanti monouso, permettendo a nonnini e carcerati di non sentirsi soli e disperati ??
    I bambini di fatto si accalcano nei parchi: non era meglio sistemare delle docce nelle scuole e farli frequentare le lezioni, con una doccia prima e dopo ?
    Negli anni Ottanta si parlava dell’Aids quasi quanto ora si parla del Corona virus. Ero una giovane assistente di studio medico, madre di un bambino piccolo. Nell’ambulatorio venivano trenta\quaranta pazienti al giorno e io mi aggirano con disinfettanti vari e molta paura. Perché il contagio non è solo sessuale e maneggiavo vetrini, provette, ecc. Nessuno ha mai sconfitto l’Aids, non esiste vaccino. Ma hanno smesso di parlarne quando non ha più fatto comodo diffondere la paura. Chissà.
    Oggi ci dicono di lavarci le mani e non accennano più ad altre vitali protezioni. Non si parla più dei salvifici profilattici ! Non abbiamo mucose soltanto nel naso.
    Ogni giorno, qualche luminare magnifica le mascherine e l’Amuchina: vengano dunque distribuite gratuitamente alla popolazione su vasta scala.
    Ma il più aberrante è il discorso delle cure selettive, ammesso che quanto riportato dai media risponda a verità: parecchi sostengono che si deve curare chi ha più possibilità di sopravvivenza. Eppure, fino a pochi giorni fa si parlava di diritto alla vita, c’era chi condannava l’eutanasia e l’aborto. Tutti spariti ??
    Nessuno deve morire perché il denaro pubblico è stato sperperato, come documenta sovente Mario Giordano: né perché certi illuminati hanno scelto di chiudere gli ospedali che ora ci servirebbero ( Torre Pellice, il Cottolengo di Pinerolo, Pomaretto, Pra Catinat e troppi altri). C’era un altro che faceva delle selezioni…mi pare che fosse tedesco, devo averlo studiato a scuola quando ero giovane, molto tempo fa !!
    Saranno incoscienti gli studenti che sono corsi nel Sud o che escono a divertirsi, ma non gettiamo tutte le colpe su di loro. Altri hanno responsabilità peggiori da molto più tempo: sono le autorità che hanno chiuso gli occhi di fronte al fenomeno delle dimissioni selvagge, dei costi esorbitanti di ospizi e badanti che schiacciano economicamente le famiglie, sui tagli alle cure domiciliari.
    Forse sono distratta, ma non sento le Chiese (cristiane e non) protestare contro questo discorso contro la vita: molte Chiese, cristiane e non, ricevono l’otto per mille e possono acquistare dei respiratori con tali introiti in nome del diritto alla vita che giustamente predicano, se la sanità con i soldi che versiamo per pagare la mutua da decenni non ce la fa.
    Tutti i rappresentanti della classe politica possono devolvere i loro vitalizi all’emergenza. Lo faranno ? Noi cittadini abbiamo già pagato costi altissimi..
    Ma, ripeto, io sono un’ignorante e magari ho anche un tantino annoiato. Perdonatemi

    1. 22 marzo 2020 / ore 00:56
      Concetta Melchiorre

      Condivido! Noi valdesi ci siamo battuti tanto per fare rimanere aperto l’ ospedale di Torre Pellice. E penso anche per gli altri ospedali i piemontesi si siano battuti. E la stessa cosa è successo nelle altre regioni. Colpire il pubblico per favorire il privato. Invece sono favorevole alla chiusura della scuola tanto stiamo lavorando con la Didattica a distanza e per tutte le aziende e gli uffici non essenziali come ha fatto stasera Conte

  3. 12 marzo 2020 / ore 17:57
    Edi Morini

    E perdonatemi se non sopporto lo slogan: “Andrà tutto bene!”. No, secondo me, NON andrà assolutamente tutto bene. Perché se i nostri cari muoiono non li vediamo più. Perché molti negozi non potranno riprendersi da una crisi ulteriore. Perché ci sarà più miseria. Nessuna pandemia porta qualcosa di buono. Ce lo hanno spiegato Boccaccio, Manzoni, Verga, ecc.

  4. 21 marzo 2020 / ore 11:14
    Donatella

    Sottoscrivo tutto ciò che ha scritto Edi Morini, aggiungo solo una cosa:
    basta adesso anche con le canzoni dai balconi. E’ iniziato come manifestazione di vicinanza e il primo giorno io l’ho apprezzato ma adesso è diventato uno show e io dico basta. Basta per tutti i morti e per chi lavora incessantemente per noi, ci vuole rispetto e piuttosto tutte le sere un minuto di silenzio.

  5. 26 marzo 2020 / ore 10:26
    Edi Morini

    Desidero segnalare che, mentre si raccomanda ai cittadini\e di farsi portare la spesa a casa….Gli ordini on line possono tardare anche parecchio. Nei piccoli paesi,la connessione internet è sovente traballante. Inoltre, molte filiali bancarie e parecchi uffici postali sono chiusi (non dovevano essere garantiti i servizi essenziali ?) e sovente occorre spostarsi di parecchio per reperire un bancomat operativo e rifornito di materia prima.
    Volontari e piccoli negozi che portano la spesa a casa non dispongono di Pos portatile, peraltro non obbligatorio e occorrono dei contanti che bisogna prelevare per pagare la spesa a domicilio.
    I cittadini anziani con pensione minimissima sovente non hanno un bancomat: prelevano allo sportello, grazie all’impiegato di cui si fidano. Vorrei ricordare a chicchessia che NON è un obbligo avere un bancomat o acquistare on line, con tutti i rischi e i ritardi a ciò collegati, che fino a pochi giorni fa ci venivano elencati puntualmente.
    Ci saranno problemi più gravi, ma mi pare un disservizio che disturba assai la quotidianità di chi non risiede in città. I servizi bancari e postali dovrebbero essere garantiti tutti a tempo pieno, vicino a casa, non distante.Perché se sono distanti allora occorre percorrere chilometri e…ci risiamo.
    Grazie per l’attenzione e mi scuso se urtassi involontariamente chicchessia.

  6. 26 marzo 2020 / ore 16:24
    Edi Morini

    Ricordiamoci di coloro che non possono farsi sentire attraverso i social. Sono quelli che stanno peggio. Sono i bambini e gli anziani privati a tempo indeterminato dei loro svaghi innocenti, di quel contatto con la natura che prima veniva invocato costantemente in ogni occasione. Sono gli ospiti dei pensionati per meno giovani. Sono le famiglie meno abbienti che non possono permettersi una connessione internet, né un computer: né per comunicare, né per studiare in rete quando si tratta di giovanissimi. Non tutti hanno le capacità finanziarie, emotive e pratiche per vivere attraverso un pc. E in molte zone d’Italia le connessioni mancano tuttora. Ricordiamo le donne maltrattate, che già difficilmente riuscivano a farsi ascoltare in precedenza. Tutti questi cittadini e queste cittadine attendono il nostro aiuto e la nostra attenzione. La nostra e quella dei governanti

Commenta anche tu!

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Confidenze