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Uno spazio per te


Sarò il tuo sorriso

di Maria Mollo

Sarò il tuo sorrisoSeduta sulla mia poltrona preferita, nella totale apatia, senza voglia di mangiare, di bere.Poi penso a lei: Minella.Allora mi alzo e vado a occuparmi dei suoi garofanini che, ignari, adornano il mio terrazzo.Sembrano sorridermi per averli dissetati ma non sanno che Minella se ne è andata per sempre.La mia nonna che poi era la mia mamma, la mia confidente, la mia amica, il mio angelo custode. Il mio tutto.Minella.La chiamavo per nome.Uno sguardo intenso, capace di penetrare negli angoli più nascosti del mio cuore.A volte era prodiga di consigli, altre se ne stava zitta.Ascoltava. In silenzio, sussurrava parole d’amore.Impossibile dimenticarla!Potrei forse cancellare quarant’anni di vita assieme?I suoi sorrisi, le sue carezze e l’odore di vaniglia fin sulle scale di casa.E la peperonata che solo lei sapeva fare in quel modo tanto speciale, perché, come diceva, tra gli ingredienti c’era una tonnellata d’amore per me.Mi raccontava di sé e attraverso i suoi racconti la vedevo correre per i campi, con il sole e con il vento.Sentivo l’odore della terra appena irrigata e il profumo dell’erba tagliata o la vedevo sulla riva del ruscello, nelle domeniche assolate.La mia mano nella sua e lei che mi guidava e mi aiutava a percorrere i difficili scalini della vita.Poi mi ero trasferita e per entrambe era stato uno strappo al cuore.-Minè, vienimi a trovare- le avevo detto.E lei era venuta davvero.Un mucchietto di ossa fragili nel pigiama con i cuoricini rosa. le dicevo. mi interrompeva E rivedo il suo sorriso ogni volta che la sorprendevo con un regalino.Piccole cose che, ai suoi occhi, apparivano grandi, unici, speciali.Anche da morta le avevo portato un regalino: un cerchietto per capelli.L’avevo appoggiato sulla bara, all’altezza della testa, illudendomi che l’avrebbe indossato quando la chiesa si sarebbe svuotata e saremmo rimaste da sole, a raccontarci.La bara andava via, portando su di sé il tuo cerchietto…L’altra sera, nella piccola chiesa di Centola, la stessa che ha visto il suo funerale, mentre mi avvicinavo all’acquasantiera, per un interminabile attimo il mio cuore ha sussultato: nella piccola ampolla erano immerse le dita di una mano di vecchina, scarna, tremolante, con tante macchioline scure come rondini in volo.La stessa mano di Minella. I vecchi sono uguali, sono il tempo che passa.Lentamente quella mano si levava per fare il segno della croce.Che voglia di prenderla tra le mie, baciarla, posarla sul mio viso, tra i capelli.Sono corsa fuori dalla chiesa. Non volevo piangere.Sentivo le lacrime pungermi gli occhi, prepotenti, pronte a sgorgare come un fiume impetuoso. mi diceva una voce.Una lacrima riuscì a rigarmi il volto, subito asciugata da un improvviso alito di vento… o era la mano di Minella?

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