Con il cuore al galoppo

Cuore
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“Con il cuore al galoppo” di Federico Toro, pubblicata sul n. 5 di Confidenze, è una delle storie vere più apprezzate della settimana sulla pagina Facebook. Ve la riproponiamo sul blog

 

Ho ancora negli occhi l’immagine della sabbia bianca, del mare cristallino e di te che corri verso di me, con tutta la tua impetuosa bellezza. Grazie Tresegae per questi meravigliosi tre anni trascorsi insieme

Storia vera di Raffaella Sampaolesi raccolta da Federico Toro

 

Ero una bambina molto timida, ma decisamente fortunata. Circondata sempre da amici pelosi. Loro mi hanno aiutata a uscire dal mio guscio regalandomi momenti straordinari. Come dimenticare le giornate in campagna a stretto contatto con la natura? Come dimenticare il profumo dell’erba fresca, il canto degli uccellini, il colore del tramonto e quelle corse pazze in compagnia dei miei amici animali? Sono cresciuta guardando in televisione i telefilm di Furia e Rin Tin Tin e, dopo avere avuto cani e gatti, all’età di tredici anni ho deciso di frequentare un corso di equitazione. Nutrivo una forte passione per i cavalli ed era giunto il momento di avere il mio Furia. Mio padre m’iscrisse a un circolo di equitazione e dopo vari allenamenti partecipai ad alcune gare. Ma per competizioni più importanti era necessario possedere un cavallo tutto mio. Convinsi mio padre, totalmente riluttante, ad acquistare un puledro ricorrendo alle mie più nascoste doti persuasive e a frasi come:«Papà, tu non puoi tarparmi le ali, io sono un’amazzone». Si lasciò convincere, estenuato dalle mie continue insistenze. Così, entrò nella mia vita Cointreau, un magnifico Anglo-Arabo. Mio padre scelse il nome per il colore del manto che ricordava quello del liquore.  Non osai contraddirlo, avrei accettato qualsiasi nomignolo pur di possedere un cavallo. Cominciai a sostenere alcune gare ottenendo grandi risultati e soddisfazioni. Ma proprio in una di queste occasioni accadde un episodio che rivoluzionò completamente la mia vita. Cointreau si rifiutò di saltare un ostacolo. Ancora oggi ho nella mente le urla della mia maestra: «Te lo avrò ripetuto un centinaio di volte. Devi usare il frustino, non è in dotazione per bellezza». Perché dovevo costringere Cointreau a saltare l’ostacolo se non ne aveva voglia? Scesi da cavallo e in quel preciso istante finì la mia carriera di amazzone. Non mi importava più nulla delle gare né degli aspri rimproveri di mio padre, desideravo solo la compagnia del mio Cointreau, godermi lunghe passeggiate immersa nella natura. Alle volte, nemmeno lo montavo, mi accontentavo di passeggiare per svariate ore con lui e con il mio cane. Crescendo, la mia passione per gli animali non si è mai spenta, anzi, si è amplificata vivendo in luoghi straordinari. Il mio lavoro di assistente turistico mi ha permesso di viaggiare in tutto il mondo. E proprio sulle spiagge bianche di Mauritius è avvenuto un incontro speciale. Quel giorno, passeggiavo in completa solitudine, assorta in pensieri malinconici, ma inebriata dal profumo del mare e avvolta dalla sabbia finissima e da un cielo terso come cristallo. Lo vidi. Una scena da favola. Se chiudo gli occhi posso riviverla. Eccolo, corre verso di me. Elegante, fiero, possente. È un magnifico esemplare di stallone bruno Sudafricano. Non ho mai visto tanta bellezza. Sono immobile, come ipnotizzata, mentre lui spavaldo continua la sua folle corsa. Rischio di farmi travolgere, invece, di colpo si blocca fermandosi a pochi centimetri da me. Cominciai ad accarezzarlo, incantata dal suo portamento regale e nel frattempo venni a sapere del suo triste destino. Poco tempo prima, Tresegae gareggiava nell’ippodromo di Port Louis, la capitale di Mauritius. Ma per lui il tempo delle gare era finito. Avrebbe potuto continuare a vivere portando in groppa i turisti per passeggiate sulla spiaggia, ma a causa del suo carattere orgoglioso e ribelle, stava per essere trasferito dal maneggio per chissà quale funesta destinazione. Non volevo nemmeno pensarci. Il destino ci aveva fatto incontrare.

 

E così, decisi di acquistarlo. Per tre anni tutti i giorni ho vissuto con Tresegae. Il mio tempo libero l’ho dedicato a lui. Incantevoli le nostre lunghe passeggiate sulla spiaggia. Ci tuffavamo nelle acque trasparenti e nuotavamo insieme felici.

Ma il destino era in agguato. Il mio mandato stava per scadere e con molta probabilità sarei stata trasferita in un altro luogo. Se fossi andata via, chi si sarebbe preso cura di Tresegae? Vi era un’unica soluzione per assicurare al mio amato una vita dignitosa. Pregai il padrone del maneggio di poterlo prendere come cavallo da scuola, ma avrei dovuto dimostrargli che Tresegae aveva tutte le potenzialità per ricoprire questo ruolo. Certo, con il suo carattere indomabile, era una scommessa persa sin dall’inizio. Eppure, decisa ed emozionata come non mai, salii su Tresegae senza la sella. Intrecciai le mani con la sua criniera per non perdere l’equilibrio. Lui cominciò il suo trotto leggero, ma vigoroso. Seguì il mio ritmo e io il suo. Il padrone del maneggio non poteva credere ai suoi occhi. Terminate tutte le prove desiderai spingermi oltre. Sapevo che non mi avrebbe deluso. Andammo al galoppo. Non lo avevo mai fatto. Ero senza sella e inoltre Tresegae al galoppo era un fulmine. Avevo paura di cadere e invece mi sono lasciata completamente andare. È stato meraviglioso. Un’intesa perfetta. Come perdevo una battuta lui rallentava. Se avevo uno scivolone verso destra, lui aggiustava il tiro. Ho ancora i brividi quando penso alla nostra totale fiducia e complicità. Ero riuscita nel mio intento. Tresegae poteva essere addestrato e diventare il cavallo più ambito, bello ed elegante della scuola. E fu così. Tutti i ragazzi volevano montarlo e se lo accattivavano con carote, mele e liquirizia di cui lui era molto ghiotto. Diventò la mascotte della scuola.

Ora, potevo lasciare serenamente l’isola, anche se, il giorno della partenza è stato molto doloroso. Già da un po’ avevo ridotto i miei incontri proprio per abituare Tresegae e me stessa a quel distacco straziante. Quella mattina, prima di imbarcarmi sull’aereo, con il viso bagnato dalle lacrime, rivolsi, da debita distanza, il mio saluto di addio a Tresegae. Avrei voluto accarezzarlo per l’ultima volta, ma temevo di procurare ancora più dolore. Salii a bordo travolta da un’infinita tristezza. Su quell’isola stavo lasciando un pezzo del mio cuore. E mentre l’aereo cominciò il suo decollo, chiusi gli occhi e rividi quel giorno: la sabbia bianca, il mare cristallino, le rocce nere e lui correre verso di me con tutta la sua impetuosa bellezza.

 

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