Zero rifiuti? Ci provo

Mondo
Ascolta la storia

Nel 2050 potrebbe esserci più plastica negli oceani che pesci, in termini di peso. Ciascuno di noi può fare qualcosa per evitarlo. Ecco qualche idea

Una famiglia Zero rifiuti? Oddio leggendo il titolo della storia vera che trovate su Confidenze mi sono messa la mano sulla coscienza e immediatamente mi sono data la risposta: no, la mia non è una famiglia a zero rifiuti. E non perché le sorti del Pianeta non ci stiano a cuore o non si rispetti la raccolta differenziata (a Milano è praticamente impossibile non farlo e appena si sgarra nei condomini compaiono cartelli minacciosi) ma perché “produciamo” ogni giorno quintali di carta e plastica a cui ormai siamo assuefatti.

Esempio numero uno: le casse d’acqua. Quando ero bambina c’era l’ape che portava a domicilio il cestello dell’acqua minerale, rigorosamente in bottiglia di vetro. La mamma rendeva i vuoti in cambio del cestello pieno. Oggi sono rimasti pochissimi marchi a fornire questo servizio a domicilio, ci avevano detto che il vetro andava sostituito con la plastica, più leggera e meno fragile. E poi vuoi mettere la comodità quando sei al supermercato di portarti a casa già un cestello d’acqua? Invece in tanti stanno facendo dietro front, prediligendo l’acqua in vetro che si può comodamente ordinare da Internet.

Esempio numero due: le vaschette per alimenti; provate a comprare del vitello tonnato dal salumiere, vi verrà confezionato in pratiche vaschette di plastica trasparenti che le più previdenti (o taccagne) come me si ostinano a riciclare, seguendo al filosofia del “potrebbe tornare utile”. Confesso di avere un intero armedietto in cucina con dentro impilate vaschette di plastica delle più svariate dimensioni, pronte a crollarti addosso ogni volta che apri lo sportello.

Esempio numero tre: i giocattoli: chi ha bambini o adolescenti ancora in fase ludica, sa cosa significhi scontrarsi ogni giorno con pezzi di Lego sparsi in casa, avanzi di Gormiti dell’era scuola materna che non si possono assolutamente buttare e che anche volendo, non si sa dove buttare. Perché i giocattoli di plastica non vanno nei contenitori per la plastica, ma hanno un altro canale di smaltimento.

Per non parlare delle raccolte di figurine dei calciatori: «mamma queste vanno nella carta o nella plastica, perché le figurine sono plastificate» mi ha detto l’altro ieri mio figlio in un impeto collaborativo mentre faceva ordine in stanza. E io angosciata dal dubbio di sbagliare sapete cosa gli ho risposto?:  «Aspetta un momento a buttare…».

Esempio numero 4: i “rifuti elettronici”: generazioni di cellulari e alimentatori giacciono ammonticchiati nelle nostre case in attesa di essere portati alla ricicleria o ai contenitori appositi (a trovarli però… in giro ne vedo molto pochi). Potrei andare avanti così con altri esempi per dirvi quanto mi senta in difetto sul fronte ecologico. E quanto mi sia sentita ancora di più colpevole, leggendo la storia vera di Jérémie Pichon e del suo stile di vita a impatto zero. In fondo, mi sono detta, basterebbero piccoli gesti quotidiani (come portarsi dietro la borsa per la spesa evitando così ogni volta i sacchetti del supermercato) per aiutare la lotta all’inquinamento. O evitare le fibre sintetiche.

Cosa c’entrano le fibre sintetiche direte voi?

Ebbene le fibre sintetiche dei tessuti sono tra i principali fattori inquinanti dei mari: il 40% delle microfibre non viene trattenuto dagli impianti di trattamento e finisce nell’ambiente naturale. Diversi studi dimostrano come ogni lavaggio in lavatrice liberi milioni di fibre microplastiche, inferiori ai 5 millimetri di lunghezza, che vengono ingerite dagli organismi marini, entrando così nella catena alimentare. Ogni anno gli abiti scaricano mezzo milione di tonnellate di microfibre negli oceani (i dati arrivano dallo studio “A new textiles economy” della Fondazione Ellen McArthur) una quantità pari a oltre 50 miliardi di bottiglie di plastica.

Tra i tessuti peggiori c’è l’acrilico, cinque volte più inquinante del tessuto misto cotone-poliestere. Per questo c’è all’esame una proposta di legge che renda obbligatoria l’etichettatura dei capi d’abbigliamento che contengono oltre il 50% di fibre sintetiche. E sempre in tema di normative va ricordato come di recente sia stata approvata la Direttiva Europea che mette al bando la plastica monouso a partire dal 2021: cotton fiocc, piatti, bicchieri, posate e cannucce spariranno dalle nostre tavole. Insomma qualcosa si sta muovendo finalmente.

Ringrazieranno i nostri mari, visto che attualmente circa 12,7 milioni di tonnellate di plastica ogni anno invadono l’oceano, uccidendo oltre un milione di uccelli e 100.000 mammiferi marini. E forse ringrazieremo anche noi, i primi interessati a un pianeta più pulito.

Confidenze