di Tiziana Pasetti
Trama – Uno psichiatra a colloquio con i criminali nazisti, Leon Goldensohn. Medico e psichiatra newyorkese di origini lituane, entrò nello staff medico a Norimberga a inizio gennaio del 1946, dopo sei settimane dall’inizio dei procedimenti nel carcere sede dei primi processi ai principali criminali di guerra nazisti. La sua morte, avvenuta all’improvviso nel 1961 – aveva solo cinquant’anni – gli impedì forse di scrivere un documento definitivo su quell’esperienza basato sul contenuto dei taccuini che utilizzava durante le sedute con gli imputati e con i testimoni. Taccuini che sono stati ritrovati dopo ulteriori cinquant’anni dallo storico Robert Gellately: a lui il merito di aver curato la raccolta dei dialoghi tra Goldensohn e i diciannove imputati (e quattordici testimoni) e anche di aver scritto una corposa introduzione esplicativa del contesto storico e delle modalità operative in apertura del volume.
Un assaggio – 28 maggio 1946. Questa sera Göring era nella sua cella e fumava la sua lunga pipa da caccia bavarese, con un’area piuttosto depressa. Ha fatto un sorriso forzato, nel tentativo di apparire allegro. Gli ho chiesto come andava la sua sciatica e ha risposto che era molto migliorata. Ho osservato che sembrava piuttosto giù. Era depresso per qualcosa? Ha rivolto uno sguardo meditabondo verso la parete opposta e ha risposto: «Be’, Questa sciatica mi deprime un po’, ma devo ammettere che in generale non mi sento sereno come potrei. Non lo capisco nemmeno io. D’altra parte, sono un prigioniero sotto processo che rischia la vita, in una posizione molto inferiore a quella di cui ho goduto per molti anni, e suppongo sia naturale che di tanto in tanto mi senta abbattuto. Sa, passo gran parte del mio tempo a fantasticare. Per esempio, quando la situazione in tribunale si fa noiosa o spiacevole, chiudo gli occhi e dietro gli occhiali da sole rivivo il mio passato. Ricordo i tanti momenti piacevoli che ho trascorso. Per esempio, penso alle grandi feste che davo a Carinhall o alla popolarità di cui godevo fra i tedeschi, e questo mi dà grande piacere e soddisfazione. Sono sicuro che passerò alla storia come un uomo che ha fatto molto per il suo popolo. Questo è un processo di natura politica, non penale. Se ci sono stati atti criminali perpetrati dal partito o dalle SS o addirittura dall’esercito, secondo quanto viene sostenuto dall’accusa, sicuramente non vi ho avuto alcun ruolo. È vero che la mia posizione, in quanto seconda autorità politica del Reich, fa sembrare ridicola questa affermazione. Forse ho chiuso gli occhi di fronte alla reale gravità di quello che stava accadendo in Germania, ma ho sempre aspirato al bene della gente comune. Ho fatto cenno alle grandi feste che organizzavo a Carinhall, ma in realtà sono state poche e distanziate nel tempo. Per lo più, coltivavo i sentimenti morali più elevati».
Leggerlo perché – Il 18 dicembre è uscito nelle sale italiane Norimberga, lungometraggio diretto da James Vanderbilt con uno strepitoso Russell Crowe nei panni di Hermann Göring. Nel film è un’altra la figura medica alle prese con la mente dei criminali nazisti, lo psichiatra Douglas Kelley (eccellente Rami Malek), ma il motivo che deve spingerci a leggere volumi come questo è la pulizia antiletteraria, il documento crudo, la lingua diretta e spontanea (non necessariamente sincera quando si tratta di testimonianze) dei dialoghi avvenuti a margine del processo. Chi erano quegli uomini? Come hanno vissuto il loro tempo, il loro ideale? In cosa credevano e cosa dovevano combattere? Di cosa, di chi, avevano paura? E perché? Erano malati di mente? O erano terribilmente e banalmente normali, convinti di agire per il bene del proprio popolo?
Leon Goldensohn, I taccuini di Norimberga, Neri Pozza
















