Eleonora Daniele: «Mia figlia è la mia medaglia nella vita»

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Per la conduttrice, la maternità è arrivata tardi ma è stata un grande regalo. Che l’ha aiutata ad accettare alcune perdite dolorose. E a guardare avanti con serenità

Fa grandi ascolti con Storie italiane, al mattino, ma Eleonora Daniele è molto seguita anche nella seconda serata del lunedì, con Storie di sera. Ne parliamo con lei che qui si racconta a 360 gradi.

Ogni giorno porti in tivù vicende di cronaca nera e rosa, ma parli spesso anche di diritti e di disabilità. Ti chiedi chi ti sta guardando?

«Lo so bene, il mio pubblico è fidelizzato, la mattina spesso ci guardano un milione e mezzo di spettatori! Sono in maggioranza donne, tante mi scrivono o mi fermano per strada, dimostrandomi grande affetto. Anche Storie di sera piace molto, e sono grata per la fiducia: raccontiamo fatti di cronaca nera, coinvolgendo i diretti interessati ma parliamo anche di diritti».

Da ragazza volevi fare la conduttrice?

«Per niente, volevo studiare marketing e finanza. Sono sempre stata molto pratica, papà aveva due negozi di alimentari e io fin da piccola, dopo la scuola, andavo ad aiutare. Mi piaceva avere a che fare con i clienti».

Com’era la tua famiglia?

«Eravamo quattro figli, io sono la minore. C’erano le mie sorelle Elisa e Cosetta, poi Luigi, che era autistico. Con le mie sorelle condivido il carattere, abbiamo la pelle dura. A Saonara (Pd), dove vivevamo, ci chiamavano “i Veneranda”, lì tutte le famiglie hanno un soprannome (i Daniele sono tanti). Ora siamo rimaste solo noi tre sorelle, a luglio è mancata mamma. Un dolore difficile da superare».

È vero che ti vedevi brutta?

«Da ragazzina ero magra, allampanata, anche se mangiavo tanto. Forse non prendevo peso per lo stress dovuto ai problemi che avevamo a casa, con mio fratello. Fino a cinque anni e mezzo ho vissuto con i nonni, perché Luigi cercava sempre di picchiarmi. Però sono stata felice, anche se non ero serena. La mia era una famiglia all’antica e presente. A volte c’erano litigi, perché la situazione era difficile, con le crisi di mio fratello. Ma la comunità era protettiva e respiravo valori sani. Ho imparato l’umiltà e a tenere sempre i piedi per terra. Principi che mi sono serviti anche dopo. L’umiltà è una risorsa, ma spesso viene fraintesa, come la buona educazione, scambiata per debolezza. Ma tutto torna nella vita».

Tu sei quella anomala tra le sorelle?

«Sì, loro non amano apparire, però insieme abbiamo fondato l’associazione Life Inside, che opera per i ragazzi autistici del nostro territorio. Abbiamo finanziato corsi per insegnare ai genitori come comunicare con i figli. Sono molto felice poi, che la Rai abbia prodotto un documentario a cui tenevo, Blu. Il colore dell’autismo, dove raccontiamo quattro famiglie con figli autistici. È stato trasmesso da Rai Tre (ora è su Rai Play) e prima si era visto al Festival di Venezia e a quello di Roma».

Nel tempo avevi costruito un legame speciale con Luigi?

«Sì, ero legatissima a lui, eravamo in simbiosi e quando ci ha lasciato, nel 2015 (a 44 anni), è stato un grande dolore. Oggi le cose per chi vive questa malattia non sono molto cambiate, servirebbe investire nell’assistenza, per aiutare le famiglie. Io ne ho parlato attraverso i miei programmi e i miei libri perché ci vuole attenzione su questi temi. Vivere questa esperienza mi ha reso più forte, so parare i colpi della vita».

Tornando al tuo lavoro, l’evento fortunato che ti ha fatto conoscere è stato partecipare al Grande Fratello?

«Già avevo iniziato a fare la modella, ma sicuramente il Gf è stato importante, all’epoca faceva ascolti pazzeschi, il 40% dello share».

Nel 2019 ti sei sposata con l’imprenditore Giulio Tassoni, dopo 16 anni di fidanzamento. Sei un tantino riflessiva in amore?

«Il matrimonio è un passo importante, volevo pensarci bene! Poi non avevo mai avuto il desiderio di diventare mamma prima dei 40 anni. Forse perché mi sentivo già “madre” di mio fratello. Quando lui se n’è andato, ho incominciato a pensarci».

Ma poi?

«Poi tutto è cambiato, ho avuto una gravidanza felice, senza problemi e ho scoperto la maternità. Vedere la mia bambina, bellissima e sana, è stato commovente. Ora penso che mi sarebbe piaciuto farne un altro».

Mamma è stata felice della tua gravidanza?

«Molto, anche perché ho chiamato mia figlia Carlotta, come sua madre, mia nonna. Mi diceva sempre che è tanto bella».

Hai temuto che potesse nascere con la patologia di Luigi?

«Inevitabilmente ci ho pensato, ma sapevo che è più raro per le femmine».

Com’è Carlotta?

«È splendida, bella e molto simpatica, felice, serena, ha cinque anni e mezzo ma fa già la prima elementare, è secchiona com’ero io. Sto sempre con lei quando fa i compiti. All’inizio fisicamente assomigliava più a Giulio, ora mi sembra che abbia preso più da me. Quando la guardo penso che ho fatto qualcosa di bello, è la mia “medaglia” nella vita».

Giulio che papà è?

«Molto presente, attento e premuroso. Mi ricorda mio padre».

Siete sempre d’accordo sull’educazione?

«Quasi, ma litighiamo spesso perché lui le lascia usare il telefonino per giocare. Io credo che sia pericoloso e mi oppongo».

Sei più severa tu?

«Sì, sono dolce, affettuosa, molto fisica, ma severa quando serve».

Tra lavoro e famiglia riesci a ritagliarti del tempo per te?

«Sono sempre stata sportiva, ora faccio anche due ore di palestra, più boxe, padel e tennis. Infatti mi vedo più in forma ora che prima della gravidanza. I 50 si avvicinano…».

Hai realizzato tutti i tuoi sogni o pensi che il bello debba ancora arrivare?

«Io penso che per stare bene non bisogna pensare troppo al domani».

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Intervista di M.G. Sozzi pubblicata su Confidenze 5/2026

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