Ci bastiamo io e te

Cuore
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Sul blog, la storia più apprezzata del n. 4 di Confidenze

 

Valerio mi piaceva, poteva essere l’uomo giusto dopo una serie di errori. Per questo, alla vigilia della prima vacanza con lui, ero in preda all’ansia: passare tanto tempo insieme era un banco di prova, come sarebbe andata? Decisi che dovevo essere perfetta

STORIA VERA DI FERNANDA P. RACCOLTA DA BARBARA BENASSI

 

Le valigie sono pronte. Maglioni pesanti, pile tecnici, tute per sciare, berretti, sciarpe, guanti, calzettoni e qualcosa di carino per la sera. Mentre mi aggiro per la casa vuota, alla ricerca delle ultime cose da portare in montagna, controllo nell’armadio e la mia mano sfiora un oggetto. Lo afferro. Un’agendina marrone. La guardo con attenzione e no, non è un’agendina qualsiasi, è “quella agendina”, la sua. Ecco dov’era finita. Mi rigiro il libriccino stropicciato tra le mani e al contatto con il cuoio ruvido della copertina, in un attimo, tutto mi ritorna alla mente.

Quando ho incontrato Valerio quattro anni fa, ero da poco tornata single. A quei tempi mi chiedevo seriamente cosa non andasse nelle mie relazioni e perché non riuscissi a farle durare. Malgrado mi impegnassi con tutta me stessa, dopo i primi momenti di idillio, i miei legami si scioglievano come ghiaccio al sole e quelle storie finite male mi pesavano così tanto sulle spalle, affliggendomi e logorandomi, da ridurre a zero la voglia di incontrare persone nuove.

Ma gli amici serviranno pure a qualcosa, no? Se non altro a disattendere i nostri desideri, o almeno i miei di sicuro. Infatti, malgrado fossero tutti a conoscenza del mio stato d’animo, alcuni di loro si erano dati da fare per organizzare una cena con il preciso proposito di farmi conoscere un ragazzo tanto carino che sembrava fatto apposta per me.

In effetti Valerio, a mano a mano che la serata procedeva, tra chiacchiere, buon cibo e ottimo vino, mi aveva fatto un’impressione molto positiva. Quel ragazzo dai ricci morbidi e scuri che gli incorniciavano il viso ed enormi occhi neri, garbato e spontaneamente galante, piazzato strategicamente a sedere di fronte a me, stava riuscendo a scalfire le mie resistenze in fatto di incontri con l’altro sesso.

Da quella sera iniziammo a frequentarci e nel giro di poco mi resi conto che ero molto, molto coinvolta, molto più di quanto avessi mai immaginato. Ci vedevamo poco, ma la nostra routine si era via via consolidata e riuscivamo a farci bastare il pochissimo tempo a disposizione destreggiandoci tra il tanto lavoro e i molti impegni di entrambi. La chimica tra noi era perfetta, i nostri sensi erano elettrizzati al semplice contatto e la stessa intesa c’era sia da un punto di vista intellettuale che emotivo. Non voglio dire che fossimo uguali, ma stavamo molto bene e il tempo non ci bastava mai.

Così, con l’approssimarsi del mese di febbraio, Valerio mi propose di prenderci una pausa da tutto e di trascorrere qualche giorno di ferie insieme.
«Una settimana bianca è proprio quello che ci vuole. Aria buona, natura, rifugi e noi due» ribadiva entusiasta. E in effetti l’idea di questa nostra prima vacanza eccitava lui quanto me. Entrambi amavamo sciare ed eravamo sportivi.Valerio si alzava sempre prestissimo per andare a correre, anche quando dormivamo insieme durante i fine settimana, mentre io frequentavo una palestra per tenermi in forma dopo il lavoro, la sera. Immaginavo che tra le montagne e la neve saremmo stati meravigliosamente con il giusto mix di sport, aria buona e meritato relax.

Questa mia convinzione rimase tale fino a una settimana dalla partenza, prima che un’impalpabile inquietudine cominciasse a intrufolarsi nei miei pensieri e soffocasse lentamente, tra varie paranoie, il mio entusiasmo.

Come saremmo stati tutto questo tempo insieme, giorno e notte, in albergo, sulle piste? Questa intimità avrebbe mostrato parti di me che a lui forse non sarebbero piaciute? Avremmo retto, oppure, ancora una volta, tutto sarebbe evaporato come nelle mie precedenti relazioni?

Tra questi pensieri, i giorni passavano inesorabilmente veloci e la data della partenza si avvicinava sempre più. Malgrado facessi di tutto per nascondere le mie perplessità interiori, mi resi conto che non ero l’unica colpita dai sintomi dell’ansia e che anzi Valerio, per alcuni aspetti, mi aveva di gran lunga superata rivelandosi un vero “professionista”’ dell’apprensione da partenza. L’uomo più carino e posato della terra si era trasformato in un ossessivo della logistica. Irriconoscibile. Nonostante la località sciistica non distasse più di 350 chilometri dalla nostra città, lui pretendeva di partire con uno scarto di almeno otto ore.

«Magari c’è traffico, ghiaccio, oppure nevica, insomma non sappiamo cosa troveremo e vorrei raggiungere a un’ora accettabile il nostro hotel per poi andare a fare gli skipass e anche una sciatina magari» sosteneva perentorio di fronte alle mie blande rimostranze.

«Va bene, va bene» acconsentivo senza convinzione a quel nuovo Valerio, certa che saremmo arrivati in albergo ben molto prima dell’ora del check-in. Stando così le cose le mie ansie erano passate in secondo piano di fronte al suo strano modo di comportarsi.

Come da programma mi alzai alle quattro del mattino e, una volta pronta, truccata, pettinata e con tanto di valigia sulla porta, mentre sorseggiavo il mio caffè di fronte a un’alba che inondava di rosa la città, vidi Valerio tenere gli occhi fissi sul suo smartphone con un’aria estremamente corrucciata e preoccupata. Una fitta al cuore: un voltafaccia schizofrenico? Non voleva più partire?

«C’è qualche problema?» domandai timorosa.
«No, sto controllando il tempo, le condizioni della strada e quelle delle piste. Faccio un confronto incrociato» mormorò lui con un sorriso tirato.
Che cosa? Era una giornata soleggiata, il cielo sereno, nulla sembrava giustificare tanta inquietudine da monitorare l’andamento meteo su diversi siti.
La nostra vacanza iniziava così e questo non era che il principio.
Dopo esser arrivati con netto anticipo e senza intoppi sulle cime innevate e aver atteso a lungo che ci consegnassero la camera, visto che Valerio si era visibilmente rilassato, sentii che era giunto il momento per riprendere ad arrovellarmi nelle mille ansie che avevo solo momentaneamente accantonato e in nuove paure che in verità avevo covato da tempo gelosamente nel mio intimo. Mi assillava in particolare il fatto che Valerio si alzasse sempre prima di me per andare a correre quando dormivamo insieme e al suo ritorno io ero già pronta, mentre durante questa settimana bianca avremmo sperimentato i nostri primi risvegli insieme. Per la prima volta eravamo una coppia a tutti gli effetti, avremmo condiviso uno spazio chiuso fatto di un letto, un armadio, un bagno e un terrazzino. Al solo pensiero di quella intimità che non avevamo mai sperimentato mi veniva l’angoscia: solo nei film le ragazze si svegliavano con il viso rilassato, la pelle liscia, gli occhi splendenti, tutte profumate, pettinate e con l’alito fresco. Ero certa che magari, dopo un primo momento di oscuramento olfattivo e visivo dovuto al predominio dei sensi e della passione, la realtà ci avrebbe aggrediti in tutta la sua crudezza. Temevo che pensasse, deluso: “La donna con cui mi sveglio qui in montagna non è la stessa con cui sono partito”.

Dovevo trovare una soluzione per dare la migliore immagine possibile di me. E con Valerio a maggior ragione, visto che tenevo troppo a lui.
Per nulla al mondo volevo che pensasse che non ero “abbastanza” per lui. Desideravo invece che mi vedesse come una donna sicura di sé, a suo agio con la propria femminilità, sempre in ordine. Mostrarmi “nature”, vera, che tradotto nella mia lingua equivaleva a “trascurata”, sarebbe stato come mostrare l’immagine
sciatta tutta interiore che in realtà avevo di me. Così in quattro e quattr’otto decisi di propinargli una mia versione tanto sofisticata quanto posticcia e per far questo era necessario che mi alzassi 45 minuti prima per essere impeccabile quando lui avrebbe aperto gli occhi. Nonostante mi rendessi perfettamente conto di quanto fosse patetico e ridicolo tornare a letto in camicia da notte dopo aver fatto la doccia, essermi pettinata, incipriata il viso e con l’alito fresco alla menta, riuscii a resistere ben due giorni di seguito. Poi, vinta dalla fatica e dal sonno, mi arresi e gettai la spugna.

Ma il mio aspetto era niente rispetto a ben altre questioni gravissime che dovevo affrontare in quanto ineluttabili. A questo proposito però non starò a dilungarmi sulle strategie attuate per poter accedere al bagno in serenità e con dignità, dirò solo che essendo una questione di sopravvivenza e che la necessità aguzza l’ingegno, in un qualche modo riuscii a cavarmela. Non smettevo di ripetermi quello che era ormai diventato il mio leitmotiv montanaro: “Sei una donna in carne e ossa, non sei finta, sei un essere umano“, ma quella nostra prima vacanza non mi mise alla prova solo sul piano fisico, bensì anche su quello emotivo. Soprattutto perché Valerio aveva un concetto di vacanza ben diverso dal mio.
Io avrei preferito alzarmi con calma, fare colazione rilassata, godermi i sapori e le leccornie del ricco buffet e poi, senza fretta, partire verso le cime per sciare. All’ora di pranzo sognavo poi di fermarmi in qualche bel rifugio a prendere il sole e a mangiare qualche specialità locale. Peccato che per Valerio le cose non stavano proprio così.

«Domani mattina ci alziamo presto, colazione e poi via a sciare. Mi devo ricordare di ordinare i nostri pranzi al sacco da portarci negli zaini…» esordì la sera lasciandomi senza parole. Ma non solo, presto mi resi conto che lui era vittima di un’altra terribile sindrome. «Mi sono segnato un paio di posti da vedere e da provare» mi disse mostrandomi una pagina scritta fitta, fitta sulla sua agendina di cuoio marrone un po’ stropicciata. «Domani pensavo che potremmo noleggiare una motoslitta e raggiungere il picco per poi ridiscendere sull’altro versante e continuare con le ciaspole. Sarà bellissimo vedrai. Invece dopodomani, finito di sciare, mi piacerebbe andare al Museo della Grande Guerra in paese…». E avanti così con mille altre proposte. Addio relax, ma cosa potevo rispondere a quel Valerio del tutto nuovo?

Risultato: dopo motoslitta, ciaspole e musei vari, avevamo pattinato sul ghiaccio sulle note di un valzer di Strauss, visitato diverse cascate di ghiaccio, tentato diverse arrampicate e cercato di avere la meglio sui cani che trainavano le nostre slitte e la sera Valerio contemplava, felice, sulle pagine dell’inseparabile e terribile agendina, tutto ciò che avevamo realizzato.
Una volta rientrata in camera alle sette e mezza di sera non vedevo l’ora di fare un pisolino immersa nell’acqua calda della mia vasca da bagno, mentre lui preferiva prendere l’aperitivo insieme agli altri ospiti nella hall dell’albergo. E quasi ogni sera, quando lo raggiungevo, aveva fatto nuove amicizie così il ritmo della giornata riprendeva in versione serale. Prima un salto al rinomato e rumoroso bar per un aperitivo in paese, poi, dopo cena, via in discoteca.

Sostenere quei ritmi per me era sempre più difficile. Anch’io sono socievole, ma non così tanto e spesso ho bisogno di solitudine e di godermi le cose con più lentezza.Valerio per me era importante, come non lo era mai stato nessun altro uomo in passato e prima di questa vacanza avevo vissuto con lui come in un sogno ma ora, allo stremo delle forze, mi trovavo di fronte a un bivio. Parlare o tacere. Dire tutto o continuare a fingere.

La scelta venne naturale. Dovevo fare qualcosa per proteggermi e paradossalmente, nel momento stesso in cui decisi di dirgli di no, capii che lui era l’uomo giusto per me.

Non mi ero mai resa conto prima di allora che avevo sempre abbracciato i gusti e gli hobby degli uomini con cui stavo, probabilmente perché volevo essere la partner ideale, non mi sentivo abbastanza degna d’amore da impormi e avevo paura di essere lasciata. Ora, presa per sfinimento, invece non volevo più essere la donna perfetta, che si adattava a tutto e pronta a tutto. No, avevo i miei pregi, i miei difetti e i miei limiti, e avrei rischiato di mostrarglieli perché volevo che lui mi amasse per quello che ero.

Così una mattina di fronte a una sua ennesima proposta risposi: «Sono stanca, oggi preferirei non sciare e rilassarmi alla spa dell’albergo».
Poi rimasi a fissarlo in attesa della sua reazione.

«Va bene, mi faccio un paio di piste e poi ti raggiungo. Sicura che non ti annoi?».
«Annoiarmi? Mi voglio riposare proprio perché non abbiamo avuto il tempo nemmeno di respirare».

Lo sguardo di Valerio era stupito e al tempo stesso sollevato. «Fernanda, ho cercato di farti divertire il più possibile, di evitare i momenti vuoti. Avevo paura ti annoiassi da sola con me, volevo darti una vacanza alla tua altezza…».

In quell’attimo la sala della colazione intorno a noi scomparve e rimanemmo soli, uno di fronte all’altra, senza maschere, entrambi consapevoli di esser stati spaventati e soffocati dal timore di non piacere all’altro. Quel giorno nessuno di noi due andò a sciare né tantomeno alla spa, semplicemente attaccammo alla porta della nostra camera il cartellino “Per favore non disturbare”. Il nostro percorso verso l’accettazione di noi stessi come individui e come coppia iniziò proprio quella mattina.

«Come posso annoiarmi con te?» gli chiedevo stupita. «Non lo so, sei sempre perfetta, non volevo deluderti» disse lui.
A poco a poco iniziammo mostrarci l’uno all’altra e a vederci per ciò che eravamo, senza trucchi né affanni, e malgrado ci volle diverso tempo per trovare il giusto equilibrio, ne valse davvero la pena. I miei amici in fondo avevano avuto ragione, Valerio era la persona giusta per me insieme alla quale riuscii a mostrarmi per come realmente ero, tanto da arrivare a guardare me stessa con gentilezza e ad accettarmi.

Dal canto suo, Valerio riuscì a ridimensionarmi, a superare la paura di deludermi e a godere di tanti miei lati “imperfetti” che scoprì di adorare. Insieme iniziammo a vivere per la prima volta la nostra relazione fatta di contraddizioni, conflitti e differenze ma comunque sana, autentica e vera.

Mi affaccio alla finestra e vedo Valerio che sta caricando tutto nel baule dell’auto, mentre sci, scarponi e racchette sono già sistemati sul portapacchi. La nostra settimana bianca ci sta aspettando. Ho finito ormai di raccogliere le mie ultime cose e mi avvio per riporre l’agendina marrone dove l’ho trovata, fra le cose che resteranno a casa.

Ormai non serve più. Ora ci bastiamo noi. ●

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