I confini incerti del fuoco. Quando in coppia il sesso scompare

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Daniela Krien, una scrittrice tedesca molto amata, parla del suo ultimo romanzo: al centro, una coppia unita da 30 anni d'amore ma che da qualche tempo ha smesso di essere vitale. Tra marito e moglie non c'è più sesso, ma nemmeno intimità emotiva. Può rinascere un rapporto così?

Rahel e Peter sono una coppia unita da 30 anni di convivenza e due figli, ma da qualche tempo il loro rapporto è cambiato: non fanno più l’amore, non si confidano più, sono cortesi ma distanti. È successo qualcosa, un fatto traumatico per Peter, che scopriremo nel libro, che li ha allontanati emotivamente. Da questa situazione, si sviluppa I confini incerti del fuoco (Corbaccio, 16,90 euro), un romanzo che regala una fotografia lucida e piena di passione sulla vita di coppia. Qualche domanda all’autrice, Daniela Krien.
Come nasce questo libro?
«L’idea nasce da un’osservazione che ho fatto guardando alla mia cerchia di amici: succede spesso che gli uomini, tra i 50 e i 60 anni, si sentano estranei alla società e reagiscano con un ritiro in se stessi. È quello che capita a Peter, il primo personaggio che ho creato. Subito dopo ho pensato a Rahel: lui è silenzioso, introspettivo e amante dei libri, lei impulsiva e passionale».
Davvero la passione può sempre rinascere, anche in una coppia che sta insieme da anni?
«Se sia lui sia lei sono disposti a provarci, è possibile una rinascita. Anche se questo richiede grande dispendio di energie. Nel libro è Rahel che ci mette più volontà, Peter resta chiuso in se stesso per tanto tempo e sembra non avere bisogno di un confronto con sua moglie: lui ha i suoi libri, le passeggiate, il contatto con gli animali e pare non soffrire. Lei invece ne soffre. Solo alla fine si arriva a un punto in cui si capisce che il matrimonio può andare avanti».
Quanto conta il rapporto con la natura?
«La natura dà un contributo fondamentale perché la coppia sta passando le vacanze in una casa immersa nel bosco e noi sappiamo che immergendosi nella natura è possibile arrivare a una sorta di guarigione, come anche la medicina conferma. La forza guaritrice della natura, però, non basterebbe a ricucire il rapporto, se non ci fosse uno sforzo da parte di entrambi».
Il rapporto di Rahel con sua figlia, e anche quello con il padre, che lei non ha mai conosciuto, è molto complesso. Questo incide sul suo modo di vivere i rapporti?
«Certamente Rahel è un personaggio più complesso di Peter e il personaggio più complesso del libro perché ha ambivalenze e contraddizioni. Quando ho costruito Peter ho capito subito che la compagna doveva essere molto diversa da lui, non una lettrice compulsiva introversa come lui, ma una persona passionale, molto sfaccettata, non monolitica. Di professione non poteva che essere psicologa perché tutti gli psicologi che conosco hanno alle spalle una storia familiare difficile. Lei è diventata psicologa perché aveva bisogno di riflettere sulla mancanza di padre, sul rapporto con la madre e con la figlia, tutti rapporti complessi che l’hanno segnata».
Il suo libro precedente, “L’amore in caso di emergenza”, ha avuto molto successo. Questo le ha cambiato la vita?
«Sì. Quando è stato tradotto in 15 Paesi, ho capito che avrei potuto fare la scrittrice per tutta la vita. E mi ha dato più sicurezza economica».
Ha una routine di scrittura? 
«Sì di solito scrivo al mattino perché ho finestra di tempo limitata, data dagli orari della scuola di mia figlia minore che ha un pesante handicap e quindi posso dedicarmi alla scrittura solo quando lei è a scuola. Comincio verso le 7,30, colazione, yoga, passeggiata, magari poi scrivo fino al primo pomeriggio. Alle 15 mia figlia torna da scuola e il resto della giornata lo dedico a lei».
Come sceglie temi per i libri?
«Sono i temi a scegliere me. È vero che sono un’osservatrice, una che parla molto con la gente non solo con gli amici, e che raccoglie tutte queste osservazioni dentro una sorta di grande cassaforte, poi arriva il momento in cui vedo cosa mi interessa veramente e che cosa è interessante ai fini della scrittura, e lo tiro fuori. È un processo che avviene in modo incosciente ed è il tema a trovare me, però prima devo avere avuto questi contatti con il mondo».

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