Contro il tumore ci vuole un’amica

Cuore

Nel n 13 di Confidenze, la testimonianza di una donna che ha lottato contro il tumore al seno. «Oltre alle cure, conta il sostegno di altre donne» racconta

Per lottare contro un tumore, secondo te, cosa è indispensabile? Una diagnosi tempestiva, la terapia giusta, i controlli e un’assistenza continua e professionale. Tutto questo è necessario, ma non basta. Perché il coraggio di non abbattersi, di lottare anche quando la malattia ritorna, richiede un’amica. Anzi, più di una.
Lo svela, nel n. 13 di Confidenze, Tiziana Baldini. In modo sincero e toccante, questa donna racconta del nodulo al seno, scoperto a 27 anni, dopo un primo figlio. Una ciste, secondo il suo medico. Che, pochi anni dopo, quando lei sta cercando un secondo bambino, viene analizzata e si rivela come un tumore maligno.
È solo l’inizio di una battaglia lunga e difficile. Per cinque volte, il tumore si ripresenta: «Ma non mi sono mai depressa. Se mai ero arrabbiata, avevo la sensazione che ci fosse una congiura contro di me» racconta Tiziana.

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In questa lotta, a un certo punto, trova un nuovo alleato: l’associazione Attive come prima (www.attive.org), nata per sostenere le donne operate al seno e oggi dedicata a tutti i malati di cancro. Qui Tiziana trova altre donne, che hanno vissuto la sua stessa esperienza e possono capirla, sostenerla e aiutarla. Con il calore di amiche vere, che sentono quando vuoi parlare e quando ti serve un abbraccio, quando ti ci vuole una spinta e quando hai bisogno solo di piangere.
Sono sicura che, presso Attive come prima, Tiziana ha trovato tanto aiuto. Ho intervistato, qualche anno fa, la fondatrice dell’associazione, Ada Burrone (scomparsa nel 2014, nella foto sotto siamo noi due). Quando l’ho incontrata, Ada non era più giovanissima, ma ricordo benissimo il lampo di durezza nei suoi occhi quando ricordava: «Era il 1970, avevo 36 anni e un figlio di 12. Una sera, sistemandomi il pigiama, ho sentito un nodulino. Mi hanno fatto una biopsia. Era venerdì 17 ed ero nello spogliatoio dell’ambulatorio dove mi avevano fatto l’esame, quando ho sentito il chirurgo dire a mio marito: “È un cancro. Bisogna asportare la mammella”. Ho aperto la porta: “Voglio sapere che cos’ho. È con me che deve parlare”. Ma il medico ha minimizzato: “Ma no, signora, niente di grave”. E mi ha mostrato un documento falso. Lo conservo ancora».

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Ada ha avuto il coraggio di parlare della malattia, e di riunire donne operate al seno, quando ancora il cancro era un “brutto male” e parlarne era quasi una vergogna.
Oggi molte cose sono cambiate: le iniziative per aiutare le donne a confrontarsi, a truccarsi, a sentirsi comunque belle, a dialogare sono tante, e in tutta Italia.
Oggi sappiamo che un’amica è importante. Anzi, vitale.
Siete d’accordo?

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