Doppio vetro di Halldȯra Thoroddsen

Cuore
Ascolta la storia

Non è mai il momento giusto per smettere di amare. Non s'impara mai a ripararsi dalla furia degli elementi dell’amore.

“All’amore non si comanda. Questo lo sa per esperienza. L’amore nutre e cresce spontaneamente se ci abbandoniamo a lui. Allora può avvolgerci come l’atmosfera, e può contribuire a spostare le montagne. Al tempo stesso contiene in sé la tragedia. Lei non può certo sottoporsi a una pena d’amore alla sua età, e meno che mai a un rapporto fallimentare. A esporsi a un’aria appestata si corre il rischio di ammalarsi. 

È ovvio che tutti desiderano ardere d’amore. Tutti vogliono partorire una briciola d’immortalità, un’opera che abbia uno scopo, un’idea, un figlio. La passione richiede sacrificio. Sempre la stessa storia, eterni sacrifici. Ma la vecchiaia non deve bruciare tra le fiamme, semmai tenere vive le braci. Prendersene cura, badare alla continuità. «I desideri non si avverano in un animo pavido», le sussurra una voce dentro di lei. (…)

Un amore sterile, che feconda solo se stesso, non è mai stato benvisto. Siamo soliti pretendere che le nostre azioni abbiano uno scopo, sentiamo il bisogno di aggrapparci a una trama comprensibile. E abbiamo paura di qualsiasi cosa vi possa formare dei nodi. Una trama che ci inquadra in un contesto e che magari è da tempo diventata una farsa. L’amore tra persone anziane non è un amore coniugale sano, che ambisce a riempire la terra. La gente non lo associa mentalmente nemmeno a un’estetica, o alla celebrazione del piacere fisico, al contrario, lo respinge perché coinvolge la decadente vecchiaia. L’immaginazione stessa rifugge dall’idea di due vecchi rugosi e rinsecchiti che se la spassano con l’aiuto di lubrificanti. Il sesso è l’unica cosa che viene in mente a tutti, tanto siamo posseduti da quest’unico concetto riguardo ai rapporti tra le persone”. 

Questa recensione/consiglio di lettura viene pubblicata online a poche ore dalla conclusione della festa degli innamorati e io avevo tutte le intenzioni di dedicare queste righe a un libro che raccontasse la più folle e ambigua e incomprensibile emozione umana. Poi però mi è tornato in mente questo piccolo libro letto la scorsa estate, un libro che mi aveva attratta per il colore splendido della copertina, una varietà di verdi deliziosi, e poi per l’ambientazione, quell’Islanda rigogliosa e ricca di immensi e strani deserti.

L’autrice, che è anche poetessa (e la struttura del suo breve romanzo ‘risente’ positivamente dell’arte poetica), racconta la storia di una donna che il mondo definirebbe anziana e del suo desiderio che non invecchia, dei richiami delle storie passate che non si dimenticano ma continuano a far ardere il fuoco dentro. Il corpo umano come un vulcano mai spento, la lucidità di una mente che osserva la fiamma farsi fioca agli occhi degli altri ma non perde la coscienza della brace viva.

Non è mai il momento giusto per smettere di amare. Non si impara mai, e questo è bellissimo, a ripararsi dalla furia degli elementi dell’amore.

Anche quando motivazioni razionali (la malattia invalidante, la morte) si palesano puntuali, al momento ‘giusto’, lo stupore non viene mai meno. Non viene meno lo sconforto inteso non come grido d’ingiustizia ma come fame perenne di vita e di contatto.

Innamoriamoci sempre, coraggio. Fino all’ultimo respiro, buttiamoci nella vita.

Halldȯra Thoroddsen, Doppio vetro, Iperborea

Confidenze