Fino a che punto è giusto aiutare i figli?

Cuore

Quando i ragazzi sono diventati adulti bisogna continuare ad aiutarli in tutto o lasciarli andare sulle loro gambe? E fino a che punto un genitore deve sacrificare se stesso?

È giusto ed educativo sacrificarsi per i figli e assecondare ogni loro richiesta di aiuto (economica, affettiva, protettiva)? Oppure tutto ciò diventa un boomerang che si ritorce contro la loro crescita e senso di responsabilità?

Non so quanti di voi si sarebbero comportati allo stesso modo di Milena, protagonista della storia vera raccolta da Giovanna Sica “Io ti dico No” che trovate su Confidenze questa settimana. Lei è una madre stremata dai continui tira e molla affettivi tra il figlio e la nuora, (che naturalmente non nutre molta simpatia nei suoi confronti) e dalle costanti richieste di aiuti economici finalizzati a esaudire i capricci di lei, e a un certo punto decide per così dire di “chiudere i rubinetti”, di essere presente solo per la nipotina, ma di non assecondare più altre richieste.

Ho accondisceso a tutto, ma ora è arrivato il momento di difendermi da mio figlio, carne della mia carne”. Mi ha colpito questa frase “difendermi da mio figlio“. Cosa può portare una madre a tale esasperazione?

E quante persone si rispecchieranno in questa situazione?

Credo tantissime, magari con sfumature e motivazioni diverse, soprattutto in tempi di crisi come questi dove la difficoltà a trovare un lavoro stabile si ripercuote su tante famiglie, costrette a mantenere all’infinito ragazzi, ormai entrati in un’età adulta, ma dal futuro ancora incerto.

Tutti noi nel ruolo di genitori cerchiamo di concedere il meglio ai nostri ragazzi, e molti degli sforzi che facciamo sul lavoro, nell’organizzazione della vita quotidiana, sono finalizzati a far star meglio loro, ma chi di noi non si è chiesto fino a che punto sia giusto fare sacrifici, per concedere quel di più che fa la differenza (vacanze all’estero, sport costosi, settimane bianche, macchine) senza che i ragazzi si abituino a dare queste cose per scontate, e imparino a percepirne il valore?

Perché con l’età adulta arriva per tutti una sorta di spartiacque, un passaggio di testimone per cui “adesso te la devi cavare da solo, con le tue forze”. Ed è proprio qui che le cose si complicano: quando i figli sono ormai autonomi, con un lavoro, una casa, una famiglia loro, come ci si deve comportare? È giusto che campino con l’idea che tanto comunque vada, alle spalle ci sono sempre mamma e papà? E d’altronde direbbe qualcuno, se uno i sacrifici non li fa per i figli per chi li deve fare, allora?

Non ho risposte da dare, né tanto meno nulla da insegnare. Se guardo all’educazione ricevuta nella mia famiglia di origine, posso dire di essere stata cresciuta senza vizi, e con una chiara idea di quale fossero le priorità (lo studio, il lavoro).

Questo mi ha spinto a diventare autonoma, a non basarmi sugli altri (amici, parenti) per avere quel tanto in più che non mi posso permettere, ma ho sempre avuto la certezza di poter contare sui miei genitori per un aiuto (che non necessariamente dev’essere solo economico) nelle situazioni importanti della vita.

 

Se guardo al futuro di mio figlio e a quando sarà grande, conto di applicare lo stesso modello. Aiutarlo nei passaggi importanti della vita, lasciandolo però libero di gestirsi la quotidianità, senza interferire più di tanto. Conosco madri di amici maschi single, che vanno a fargli le pulizie in casa, gli portano camicie lavate e stirate, manicaretti pronti per la sera, per non parlare della domiciliazione bancaria di bollette e affitti. Insomma suppliscono in toto alla ridotta autonomia dei loro pargoli.

È educativo questo comportamento? Dal mio punto di vista no, ma ripeto è solo un punto di vista. E magari tra vent’anni mi ritroverò anch’io a bussare alla porta di mio figlio con la “schiscetta” in mano per la cena. Perché è sempre facile criticare a priori certi comportamenti  specie se non ci si è ancora trovati in tali situazioni.

Di una cosa però sono certo: non interferirò mai nelle sue questioni sentimentali, in questo campo credo che i genitori debbano far una cosa sola: mettersi da parte e lasciare che i ragazzi se la sbrighino da soli.  E voi come vi comportate con i vostri ragazzi? Siete genitori presenti h24 o lasciate che se la cavino da soli?

 

Confidenze