Innamoramento e amore di Francesco Alberoni

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Un saggio che a quasi quarant’anni dall'uscita continua ad affascinare le generazioni, parlandoci dell'ebbrezza dello stato nascente, nei sentimenti

 

“Molta gente crede di essere innamorata, mentre non è innamorata affatto.

Può avere un forte interesse erotico per una persona, pensare continuamente a lei, passare con lei ore e giorni felici e poi, dopo un certo tempo, perdere questo interesse perché, in fondo, lo ha soddisfatto. Non era vero innamoramento ma una infatuazione erotica. Oppure può attaccarsi ad una persona e desiderarla intensamente perché gli altri l’ammirano e la desiderano. Pensiamo alla passione per i divi, gli attori, i calciatori, i cantanti. È l’infatuazione divistica. In altri casi il motore è una delusione: un amore invelenito dalla gelosia e dal disappunto ci fa cercare un sostituto, qualcuno con cui sostituire il primo. Altre volte è il desiderio di potere, il successo, l’essere ammirati ed invidiati accanto ad una persona ricca o potente. In altri casi è il bisogno di sfuggire alla noia e alla banalità. (…)

Gli esempi potrebbero continuare. Ma ne parliamo soltanto per spiegare perché certa gente si disinnamori con tanta facilità. In realtà non si era mai innamorata”.

Sono passati quasi quarant’anni da quando, con questo saggio, il sociologo più famoso d’Italia fece tremare le certezze di tutti quelli che, complici le ideologie negazioniste in tema di coppia e dintorni proprie degli anni Settanta, ai temi del cuore avevano detto “basta, roba da romanzo d’appendice o poco più”.

Innamorarsi, scrisse a gran voce Alberoni facendo suo un coraggio gagliardo, non è come vanno dicendo filosofi (alcuni) e correnti psicologiche (molte), non è questione di rimozione sessuale o di regressione infantile: innamorarsi è ribellarsi alle cose passate e dare vita entusiasmante a una nuova forma di comunità a due. Il concetto di stato nascente, con le sue infinite sfaccettature e peculiarità, spiega la forza propulsiva e terrorizzante della più desiderata e temuta delle esperienze umane.

Innamorarsi è la speranza e l’augurio che tutti ci rivolgiamo, è il desiderio più o meno esplicito di ogni vita, la sua realizzazione. È il momento più critico: quando ci innamoriamo l’apparato immunitario della nostra parte razionale vive un forte indebolimento, perde carattere, perde equilibrio. Vogliamo credere all’emozione, vogliamo definirla e cristallizzarla. Solo uno è l’innamoramento perfetto e sereno, il primo. A quello gli dei hanno donato la cecità, la musica deliziosa dell’incanto. È eterno, nel cuore e nella mente, quel primo riconoscersi vivo se l’altro vive con te e per te.

Passano le mode, cambiano i confini dei continenti, immaginiamo viaggi interstellari e troviamo cure per malattie che hanno sterminato popoli interi. Continuiamo però a perderci nella meraviglia di un sorriso che ci coglie di sorpresa, continuiamo a non dormire nelle notti stellate di domande, continuiamo a innamorarci. E a non capirci assolutamente, e questo è il segreto della sua eterna magia, niente.

(Il testo di Alberoni resiste ancora; molte pagine sono illuminanti e rassicuranti, forniscono buone argomentazioni soprattutto per chi voglia trovare spiegazioni quasi matematiche. La lettura è consigliata, davvero. È consigliato il coraggio di chiuderlo se dovesse non riuscire a convincervi che la persona che vi abita il cuore sia sbagliata. Chiudete il libro. Correte. La vita non è eterna ma i momenti d’amore, lo dimostra la teoria della relatività, sì).

 

 

Francesco Alberoni, Innamoramento e amore, Bur

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