I favolosi ’60 dei Beatles e gli ’80 dei Duran Duran

Cuore
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Sul numero di Confidenze in edicola adesso, l’articolo Sognando i favolosi ’60 ricorda un decennio che ancora oggi scatena in moltissimi un mix di gioia e nostalgia. Trovando tutti concordi sul fatto che si è trattato di un periodo irripetibile. Sotto ogni profilo.

In realtà, io sono nata nel 1964 (insieme alla Nutella!!!), perciò dell’epoca ho solo una vaga memoria. E, comunque, allora ero incapace di rendermi conto di quanti cambiamenti fossero in corso, dalla moda alla musica, alle ribellioni giovanili.

Ecco perché, insieme ai Sixties, parlerò anche di altri anni mitici: gli ’80. Ma per rimanere sul pezzo (nel vero senso della parola), lo farò prendendo spunto da ciò che, del ventennio precedente, più è piaciuto agli intervistati da Confidenze.

Gli anni dei Beatles e della minigonna. Su questo non ci piove: i tempi in cui sono stati ragazzi i miei genitori non sono confrontabili con i miei. Perché davanti al quartetto Mc Cartney, Lennon, Starr e Harrison mi tocca a malincuore ammettere che spariscono anche i Duran Duran.

Lo stesso vale per la moda: rapportare la sottanina che svelava le gambe (una vera bomba nella bacchettona società anni ’60) alle giacche con spallone da Mazinga è impensabile. Splendida, innovativa e irriverente la prima. Da far accapponare la pelle le seconde, con le loro armonie del tutto disarmoniche.

Le serate nei locali e la tivù dell’epoca. Inverto l’ordine e parto dalla televisione, visto che da bambina ogni tanto me la lasciavano accendere. Ma solo per guardare Carosello e Canzonissima.

Entrambi i programmi mi piacevano da pazzi. Ma ancora di più le avventure di Bobby Ewing e del perfido J.R. quando Dallas dava il via alle mie serate casalinghe da teenager. Che proseguivano in compagnia di Quelli della notte, la strampalata e geniale ghenga di Renzo Arbore & Co.

Per quel che riguarda i locali, invece, ero figlia di genitori molto mondani. Quindi, già da piccola  conoscevo meglio delle tabelline i nomi delle discoteche più in voga. Ma appena è stato il mio turno di uscire alla sera (qui mi rivolgo a chi vive a Milano) il Caffè Roma, il Rolling Stone e l’Odissea 2001 non mi hanno fatto rimpiangere i “vecchi” Nepentha, Good Mood né Charly Max.

Un sogno e tante contestazioni. Quando andavo al liceo non mi interessavo alla politica (in realtà, neanche in seguito). In più, essendo la mia scuola privata, non erano previste occupazioni e neppure assenze per andare in manifestazione. Se mi manca questo tassello, però, ero comunque pervasa da mille sogni e ideali. E se non sono mai scesa in piazza è anche per rispetto verso i miei genitori che si sarebbero troppo preoccupati.

Woodstock, Elvis e “pace e amore”. Il mega concerto che si è svolto a Bethel del ’69 di fronte a una miriade di gente dev’essere stato fighissimo. Eppure, nella mia infinita semplicità io ho adorato quello di Franco Battiato nel piccolo stadio di Rapallo. Perché è stato il primo al quale ho assistito. Seduta sulle spalle di un amico. Per poi andarcene con gli amici in spiaggia ad aspettare l’alba.

A questo punto mi direte che paragonare i due eventi è delirante. Invece, se li accosto è per anticipare la “grande verità”: il decennio in assoluto più bello della vita è quello in cui si è teenager. Cioè, quando…

C’erano libertà e leggerezza. Scusate, ma queste emozioni appartengono ai ragazzi di qualsiasi generazione. Perché a far vedere tutto favoloso, mitico, ruggente e magico è la giovinezza. Negli anni ’60, gli ’80 i 2020.

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