Il sapore dei ricordi

Cuore
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Ci sono piatti che suscitano emozioni e ricordi, io vi dico i miei e i vostri quali sono?

Che sapore hanno i tuoi ricordi è il titolo dell’articolo che trovate su Confidenze questa settimana, dove chef e food blogger raccontano quali sono i piatti a cui sono più legati. E avvicinandosi il Natale ciascuna di noi avrà cominciato a pensare a cosa portare in tavola quest’anno.

Sulla mia di tavola natalizia e su quella della mia famiglia, per anni non sono mancati mai due piatti della tradizione piemontese che i miei nonni onoravano lavorando con dedizione già dall’antivigilia. Sono gli agnolotti alla piemontese e i cardi con la bagna cauda. Per i primi la lavorazione richiedeva giorni, bisognava prima stendere la pasta, un rito a cui partecipavamo ogni anno io e mia sorella, aiutando la nonna con quella macchinetta a manovella da cui uscivano come per magia strisce di pasta sfoglia perfettamente lisce e dello spessore giusto.

Nel frattempo sul fuoco c’era il brasato che, una volta pronto, andava tritato e utilizzato come ripieno per gli agnolotti, tenendo il sugo da parte come condimento. I ravioli venivano riposti su un asse “a riposare” e disposti rigorosamente a file di 12; nei miei ricordi da bambina delle scuole elementari la tabellina del sei è rimasta per sempre legata al conteggio dei ravioli, anche se qualcuno poi di straforo finiva nella nostra pancia, come controllo qualità. La preparazione durava almeno due giorni, ma i ravioli della nonna duravano per tutte le feste perché oltre agli agnolotti veri e propri, c’erano anche i ravioli di magro (con ripieno di ricotta e spinaci).

Più complessa era invece la preparazione dei cardi in bagna cauda, per chi non lo sapesse la bagna cauda è una tipico intingolo piemontese a base di aglio, olio, acciughe che di solito si usa per accompagnare le verdure in pinzimonio, ma per le feste a casa mia si accompagnava ai cardi, una verdura un po’ simile ai carciofi, che si raccoglie con i primi freddi di novembre.

La nonna sceglieva rigorosamente i gobbi, quelli cresciuti sotto la sabbia, così diceva, e la tradizione era di farli cuocere ore a pezzetti con questo intingolo di aglio e acciughe.

Cos’è rimasto vivo di queste tradizioni, a parte il ricordo? Confesso che da anni io mia sorella e nostra mamma i ravioli li ordiniamo freschi dal panettiere, nessuno ha il tempo di mettersi a tirare la pasta sfoglia anche se ogni anno mia mamma ci riprova a lanciare l’idea. I cardi invece no, quelli ho continuato a farli e il pomeriggio della Vigilia di Natale, quando gli ultimi ritardatari si lanciano negli acquisti io mi ritiro in cucina a prepararli. Perché anche cucinare è un modo per onorare e ricordare le persone che non ci sono più, sentirle ancora vicine a noi e trasmettere sapori alle nuove generazioni perché si crei un ponte ideale tra ciò che è stato e ciò che sarà. E voi avete un piatto del cuore?

Confidenze