Io, (quasi) figlia di due padri

Cuore
Ascolta la storia

Da figlia di separati, sono cresciuta con il fidanzato della mamma. Che non ha mai sostituito il mio papà. Anzi, i due erano e sono rimasti sempre amici

Figlia di due padri è il titolo di una storia pubblicata su Confidenze in edicola adesso. Che mi sono letta d’un fiato perché anch’io, in fondo, sono stata (quasi) figlia di due padri. Per fortuna, però, la mia vicenda è ben diversa da quella raccontata sul giornale.

Loredana ha convissuto con un papà meraviglioso, tranne quando si attaccava alla bottiglia e diventava incontrollabile. Il mio babbut, invece, è sempre stato fantastico 24 ore su 24, sette giorni su sette, in tutti gli anni in cui mi è stato accanto.

Detto questo, quando avevo nove anni mia madre si è messa con un nuovo compagno. Ed ecco come sono andate le cose. Appena si è separata, la mamma si è innamorata (ricambiata) di un simpatico signore che era già nell’entourage della nostra famiglia. Quindi, mio fratello e io lo conoscevamo benissimo. E vedere il Daino entrare in casa con le valigie al seguito per noi è stata una gioia immensa.

Nel tempo, poi, ci siamo anche accorti che un uomo migliore la mamma non avrebbe potuto trovarlo. Presente, solerte, carino, affettuoso e disponibile con lei, riservava pure a noi le stesse qualità. Inoltre, non si è mai sognato di sostituire la figura del babbut. Il che è stato fondamentale per creare un’atmosfera magica, nella quale ognuno aveva il proprio ruolo.

Ma c’è dell’altro: da uomini intelligenti e di mondo, il babbut e il Daino non hanno rotto il rapporto di amicizia che li legava prima della separazione dei miei genitori. Perciò, per me e mio fratello il primo è rimasto il nostro impareggiabile genitore vero. Il secondo è diventato un nuovo punto di riferimento. E la strana coppia ha favorito una sana e felice continuità di sentimenti per tutti quanti.

Considerando, poi, che due persone più diverse non potevano esistere, noi figli siamo cresciuti in una famiglia allargata dalle molteplici sfaccettature.

Faccio solo due esempi: esigenti entrambi sui risultati scolastici, mio padre non sapeva quasi in che scuola fossi iscritta. Mentre il Daino conosceva argomento e voto dell’ultima interrogazione. Mentre per quel che riguarda le regole, il babbut me le lasciava infrangere senza battere ciglio. Ma quando sgarravo, mi guardavo bene dal dirlo alla mamma e al suo fidanzato perché non avrebbero apprezzato.

Morale, sono cresciuta con una capacità camaleontica nell’adattarmi a situazioni e stili di vita agli antipodi, oscillando dal mood libertino alla tradizione più rigida. E oggi, a giochi ormai fatti, dichiaro ufficialmente che il mix mi ha aiutato a non diventare un’adulta troppo strampalata. Ma neppure eccessivamente bacchettona.

Non solo: il legame che ha sempre tenuto uniti i miei “due padri” mi ha insegnato che quando un amore finisce può diventare un bene eterno. Un concetto talmente chiaro ai miei genitori (che sono stati amici per la pelle fino all’ultimo), da non aver mai originato problemi di Natali da organizzare separatamente. Di parole da non riportare per paura che qualcuno si offendesse. Né di posti da non frequentare per il timore di incontrarsi.

Proprio su questo ultimo punto mi soffermo per darvi l’idea di come erano organizzati gli ex coniugi Di Giorgio. Sia papà sia la mamma con il fidanzato avevano casa sul lago, a pochi chilometri di distanza l’uno dagli altri. Così, nei weekend quando i miei bambini erano ancora piccoli, ognuno partiva per i fatti propri, sapendo che magari ci saremmo visti o forse no, a seconda del caso o dei vari impegni.

Con la storia dei nipotini, però, erano più le volte in cui si decideva di pranzare insieme. E mentre i cucciolotti facevano il riposino, noi adulti ci sfidavamo a scopone scientifico con partite all’ultimo sangue: le uniche occasioni in cui magari capitava di alzare la voce.
D’altronde, davanti a un settebello giocato alla cavolo, anche nelle migliori famiglie ci si imbufalisce.

Confidenze