La vita che vorrei

Cuore
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Ecco la storia più votata dalle lettrici per il n.19, un racconto intenso a tema maternità

Sto bene con Daniele e la sua bambina, lui è vedovo e lei si è affezionata a me. Ma loro non sanno chi sono veramente, io non mi sento degna di amare ed essere amata. Questo è ciò che penso, ma il cuore mi sussurra un diverso messaggio

Storia vera di Laura T. raccolta da Simona Maria Corvese

Apro il cancello e insieme alla piccola Sofia entro nel cortile della cascina. I tulipani nel prato curato aggiungono colore alle aiuole e le foglie sugli alberi sono di un verde brillante. Saliamo la scalinata di gelsomini che rilasciano ondate di profumo dolciastro e, di fronte alla porta dello studio di Bianca, la psicomotricista, c’è un uomo che le parla.

Bianca gli sorride, aperta: «Non scusarti per lei, Daniele. Non è la prima nonna che non comprende l’utilità del mio lavoro e mi critica».

Si vede che sta concludendo un discorso già iniziato, poi lancia un’occhiata a me e mi strizza l’occhio. Anche l’uomo si volta verso di me. «Anche tu hai lo stesso problema, tua madre è così per amore verso la bambina?» e accenna con lo sguardo a Sofia.

Io rido: «Non sono la mamma di Sofia, lei è figlia di una mia amica. Però suo papà ha una madre che è proprio così. Solo che lui ne è completamente succube e la difende a oltranza».

Daniele si schiarisce la gola, pensieroso. «Mi dispiace per la tua amica: amare i genitori non significa dar loro sempre ragione».

Sgrano gli occhi perché mi ha tolto le parole di bocca. «È quello che penso anch’io».

I nostri sguardi rimangono avvinti in un istante saturo di elettricità. Interrompo il contatto, deglutisco e, ancora turbata, mi rivolgo a Bianca. «Viene la mamma di Sofia a prenderla».

Bianca, disinvolta, mi toglie dall’imbarazzo. «Ottimo, allora ci vediamo settimana prossima. Ciao Laura. Ciao Daniele».

Mi avvio sulle scale e non so cosa dire. Lui mi segue, impacciato ma rompe il silenzio. «Io però ti conosco di vista: insegni nella mia stessa scuola di musica e sei una fortepianista meravigliosa».

Mi fermo a metà scala e mi volto verso di lui. «E tu non sei da meno come organista».

Daniele dà un colpo di tosse e balbetta qualcosa che non capisco. Mi avvicino a lui per farmelo ripetere. «Prego?».

Lui si infila le mani in tasca e si curva verso di me. «So che domenica terrai un concerto alla Villa, tutto sulle sonate per piano di Beethoven. Ci sarò, con mia figlia».

I battiti del cuore mi accelerano.

«Si, suonerò tutto al fortepiano, il pianoforte storico è il mio strumento: la sonata op. 78 e op. 106 e un allegro con spirito da un concerto di Clementi, insieme alla mia ensemble d’archi e fiati. Sono davvero onorata della vostra presenza… Allora ci vediamo domenica!».

Ho le guance infuocate e non so cos’altro fare: accelero il passo e vado a prendere la macchina nel parcheggio.

Domenica, nell’antica villa del paese, ammiro il soffitto incorniciato da una modanatura a corona, sulla quale poggiano faretti che gettano nostalgici bagliori sugli affreschi.

C’è anche Bianca e mi si avvicina tra le persone che gremiscono il salone d’onore. Scruta tra la folla e mi indica l’ampio ingresso con doppie porte decorate a motivi vegetali. «È appena entrato Daniele con sua figlia. Da quello che ne so, è una bella persona, come te».

Lo individuo, fermo accanto a uno degli eleganti camini in marmo con il parascintille d’epoca in ferro battuto. Guarda verso il ripiano, dov’ è appoggiato un vaso di fragile porcellana cinese con un mazzo di tulipani recisi. In piedi, accanto al fortepiano appoggiato su un morbido tappeto a disegni arabeschi, arretro di un passo e le lancio un’occhiata incredula. «E con questo cosa vuoi dire?».

«Che pensi troppo al lavoro: pensa anche a rifarti una vita».

Ostento una forzata nonchalance per evitare il suo rimprovero.

Le ultime note della Sonata al chiaro di luna di Beethoven risuonano in tutto il salone. Negli istanti di silenzio che seguono ho un nodo in gola e un formicolio alla mano con la quale mi appoggio a uno spigolo del fortepiano. Uno scroscio di applausi rompe la tensione e anche l’ensemble intorno a me si alza e mi applaude. Mi si avvicinano delle persone per farmi i complimenti e altre, in attesa di salutarmi, parlano tra di loro.

Qualcuno mi tira la manica del vestito. Mi giro di scatto e mi trovo di fronte una bambina. Accanto a lei c’è Daniele.

Mi avvicino per stringergli la mano e i miei passi sono leggeri. «Ti ho visto prima, vicino ai tulipani rosa».

Lui mi sorride incerto ma man mano che ricorda il particolare, il suo sorriso si estende fino agli occhi. «Avevano un singolare profumo di rosa, che mi ha stupito». E si fa serio. «Desideravo sentirti suonare: sei bravissima». Poi fa una carezza alla figlia e me la presenta. «Lei è Martina. Ha sette anni e non darle troppa corda o ti tempesterà di domande senza tregua».

Lo guardo e un piacevole tepore mi si irradia nel petto. «Non c’è problema, Daniele. Adoro le domande dei bambini». Incoraggio Martina con il mio sorriso e lei, con il nasino all’insù, mi fa una domanda a bruciapelo: «Perché suoni proprio il fortepiano?».

«Perché mi piace tanto ridare vita alla musica con lo spirito del tempo in cui è stata composta. È un onore e un privilegio suonare strumenti antichi, perché mi permette di vivere nei secoli in cui quella musica è stata creata e quei compositori hanno vissuto».

Con la spontaneità dei suoi anni, Martina mi abbraccia forte. «Anche alla mia mamma piaceva tanto la musica».

Alzo lo sguardo verso Daniele, stupita.

Martina, attratta dall’ensemble, si stacca da me e va dagli archi.

Daniele si mette le mani in tasca, si curva con il busto verso il mio orecchio e mi sussurra una confidenza. «Le sei piaciuta davvero: Martina non è una dall’abbraccio facile».

Faccio una smorfia e tossisco imbarazzata: se lui sapesse chi sono veramente, si accorgerebbe che faccio più danni che benefici. Il suo alito caldo mi accarezza il collo e immediato mi arriva un brivido di piacere: vorrei annullare tutte le distanze tra noi. Faccio un respiro profondo e gli sorrido, per sciogliere la tensione erotica, che leggo anche in lui.

Daniele rompe l’incantesimo con un’altra rivelazione. «Sono vedovo. Mia moglie è mancata due anni fa e ora sono solo io a occuparmi di Martina. Mia madre aiuta come può».

Rimango senza parole ma voglio confortarlo. «Mi dispiace, non sapevo». Il mio tono di voce è flebile e divento sempre più frustrata perché le parole giuste si rifiutano di venirmi: sono riuscita a balbettare solo una banalità.

Daniele abbassa lo sguardo, pensieroso e incapace di incontrare i miei occhi. «È stato un periodo duro. Ho avuto anche una crisi di fede. Lara se ne è andata troppo presto, era ingiusto. Solo quando ho accettato che la morte è parte della vita ho ritrovato la mia fede».

Tanti ricordi mi affollano la mente. «So cosa si prova a rimanere soli con un figlio. Ci sono passata anch’io, benché la situazione fosse diversa».

«Non sapevo avessi anche tu un figlio» dice, stupito. Lui mi ha appena confidato qualcosa di molto personale e ho capito che posso fidarmi. Voglio essere anch’io sincera con Daniele.

Do qualche colpetto di tosse per schiarirmi la voce. «Sono figlia unica. I miei genitori sono venuti a mancare che ero ancora giovane e non ho altri parenti qui. Mi affezionai a un ragazzo e rimasi incinta, ma lui rifiutò di prendersi le sue responsabilità».

Daniele, ammutolito, mi offre tutta la sua attenzione.

Ho un groppo in gola, ma voglio arrivare fino in fondo. «Mi sono trovata in una situazione finanziaria in cui mi era impossibile occuparmi di mia figlia e l’ho lasciata in adozione». Ho gli occhi colmi di lacrime, ma faccio un gran respiro e riprendo il controllo delle mie emozioni. «Spero che stia bene, che le abbiano dato le cure che non sono stata in grado di darle e l’amore che non le ho potuto dare».

Lui è rimasto a bocca aperta. Ha gli occhi lucidi e nel suo sguardo leggo sincera comprensione. «Mi dispiace tantissimo, Laura. Sono sicuro che tua figlia stia bene e che sia amata».

Mi sforzo di sorridergli. «Ce l’ho messa tutta per diventare indipendente economicamente. Molto tempo dopo ho iniziato una relazione con un uomo, ma non siamo mai arrivati a consolidarla su un piano più duraturo. Io mi sentivo pronta a farlo, ma lui no».

Daniele mi sorride rassicurante. «Sei una persona splendida e anche un’ottima insegnante».

Non mi merito uno come Daniele e lui non dovrebbe fidarsi così di me: a lungo andare lo deluderei.

Sorrido, sollevata. «La musica mi ha aiutato ad attraversare ogni momento della vita. Ma fare da mentore a titolo gratuito a giovani musicisti è il mio modo di fare ammenda ai miei errori del passato».

Mi sorride anche lui, con un luccichio ora diverso negli occhi. «Senti, sabato prossimo inaugurerò un organo antico appena restaurato e suonerò la Toccata, adagio e fuga in C Major BWV564 di Johan Sebastian Bach in una chiesa barocca di montagna. Mi accompagneresti?».

Il mio cuore perde un battito. «Volentieri!» esclamo subito.

Torno a casa a piedi e stento a credere di essere riuscita a dire tutta la verità a Daniele. Sono sollevata e felice che lui non mi abbia giudicata. Non solo ha compreso: mi ha accettata per quello che sono.

A quest’ora tarda di sabato le luci in chiesa sono state abbassate e le poche candele accese sull’altare proiettano un tremolante bagliore rosso sulle prime panche. Martina e io siamo sedute alla tastiera del pianoforte verticale in una navata laterale.

Daniele si avvicina a sua figlia: «Tesoro, parlo con gli organizzatori del concerto, ma torno subito da te. Fa la brava con Laura». Si volta verso di me e mi sorride. «Grazie ancora».

«Non ti devi preoccupare di nulla: so come tenerla occupata». Guardo Martina e le strizzo l’occhio. «Proviamo a comporre la musica per le parole di un canto?».

Negli occhi della bambina c’è un luccichio elettrizzato. Mi piace stare con lei, ma mi fanno anche paura questi momenti con i bambini. Mi sento genitore in queste situazioni ma io ho già avuto la mia opportunità di essere una madre in passato e l’ho bruciata. Alzo lo sguardo verso la sacrestia e incrocio quello di Daniele. Mi sorride e si muove verso di noi.

Martina, emozionata, attira l’attenzione del papà con la mano. «Papà, senti…».

Una voce di donna la interrompe «Daniele, eccoti qui!».

Ci voltiamo tutti e tre verso di lei. È una bella donna, giovane ed elegante.

Lei sorride a Daniele. «Mi dispiace così tanto interrompervi ma ero nei paraggi. Volevo fermarmi qui per darti il contratto per la tua serie di concerti».

Daniele è senza parole e si massaggia la parte posteriore del collo. «Ida, sarei passato io nel tuo studio a firmarlo».

Lei arrossisce. «Non essere sciocco, ci conosciamo da una vita, siamo stati fidanzati al liceo e siamo amici» e si gira a guardarmi con una sfrontatezza che mi lascia senza respiro. «E gli amici del cuore si aiutano».

Daniele deglutisce a fatica. «È molto gentile da parte tua. Grazie ancora».

Ida si china verso la bambina e le sorride.

«E tu devi essere Martina».

Lei, seduta accanto a me, le sorride, ma intanto mi prende la mano. «Ciao».

«Lo sai che il tuo papà mi parla sempre di te? Così tanto che mi sembra già di conoscerti». E le porge una borsa di carta rosa. «Tieni, questo è per te. Prova a scoprire cosa c’è dentro».

La bambina la scarta ed estrae una bella T-shirt colorata con tante paillettes. Le piace e alza lo sguardo verso Ida. «Grazie!».

«È brillante come te, tesoro». Si gira verso Daniele «E ho prenotato anche un posto al ristorante, per tutti e tre».

Una pioggerellina fine scivola giù dai finestroni a vetrate colorate e oscura la vista. Io mi guardo intorno, in cerca di una via d’uscita: mi sento di troppo. «Scusate ma sono un po’ stanca e preferisco tornare in hotel ora».

Daniele interviene. «Rimani, Laura, andiamo a cena tutti insieme».

Martina mi mette una mano sul braccio per fermarmi: «Per favore, Laura, rimani».

Mi metto una mano sul cuore: «È stato davvero bello trascorrere la giornata con voi. Vi auguro una buona serata». Mi alzo per andarmene, ma con la coda dell’occhio non mi sfuggono le loro espressioni. Martina è mortificata e abbassa lo sguardo. Daniele condivide uno sguardo dispiaciuto con me, ma Ida, noncurante, si mette le mani nelle tasche del soprabito e non si preoccupa di rispondermi.

Esco dalla chiesa e attraverso la piazza in direzione dell’albergo. Sono turbata: non ho espresso i miei sentimenti a Daniele perché non ne ho avuto il coraggio e ora sono arrabbiata con me stessa per non averlo fatto. La cosa migliore che io possa fare è stare alla larga da lui e sua figlia. Non potrò mai rimediare al mio passato e le persone non dovrebbero fidarsi di me: tutto quello che so fare è abbandonarle. Non sono degna di una seconda opportunità.

Le gocce d’acqua mi cadono sulla pelle come rugiada e mi bagnano i capelli e i vestiti ma non me ne curo. Ho freddo e mi stringo il soprabito al busto, ma respiro anche a pieni polmoni il profumo di umido e pulito della pioggia primaverile, per snebbiarmi la mente.

«Laura, aspettami». Mi fermo di scatto: la voce di Daniele interrompe i miei pensieri. Ha il fiato corto e inclina il suo ombrello aperto per ripararmi. Sotto il cielo notturno la luce dei lampioni e quella che si riversa in strada dalle finestre delle case allunga le nostre ombre.

«Hai frainteso la situazione. Ida è un’avvocata fantastica ma ha una personalità molto forte che non va bene con me. Non mi sono impegnato con nessuna donna da quando sono rimasto vedovo, ma ora ho uno sguardo più fiducioso sulla vita. Sono pronto ad accogliere le opportunità che mi offre e ad amare… perché provo dei sentimenti per te».

Mi vengono gli occhi lucidi ma per la felicità. Gli getto le braccia al collo e lui mi cinge la vita con un braccio.

«Anch’io provo qualcosa per te».

Ho trovato la forza di superare i blocchi mentali che mi trattenevano e quella con Daniele è una relazione per la quale vale la pena lottare. Mi chiedo se potrò mai sconfiggere la mia insicurezza ma sono arrivata alla conclusione che posso diminuirla fino al punto che non abbia più il controllo sulla mia vita. Essa è comunque parte di quello che sono.

Non posso cancellare il mio passato, però adesso so che posso perdonarmi, accettare di essere degna di una relazione duratura con Daniele e felice con lui e sua figlia.

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