L’amicizia non è un’app

Cuore

I social network aiutano a mantenere vivi i contatti e a crearne di nuovi, ma l'amicizia si nutre di momenti passati insieme e non di emoticos. Ne parliamo in una storia vera

Da quant’è che non mi vedo con la mia migliore amica del liceo? Ci pensavo l’altro giorno mentre salivo in macchina e ho incrociato due ragazzine che tornavano a casa da scuola con i loro zainetti e ho colto nei loro sguardi quella complicità e voglia di chiacchiere senza fine, che da sole valgono tutta l’adolescenza.

Poi mi è venuto in mente sì che purtroppo l’ultima volta che ci siamo viste e abbracciate è stato al funerale di suo padre, poco prima che si scatenasse il Coronavirus. Certo poi ci siamo sentite su WhatsApp aggiornandoci su come stesse andando il lockdown e le rispettive attività lavorative, abbiamo condiviso timori sul futuro, ma non abbiamo più avuto occasione di guardarci negli occhi, di ritrovare lo stesso sorriso di un tempo, forse un po’ tirato da una ruga di espressione.

Si dice che le amicizie autentiche e profonde sono quelle in cui anche se passa un anno senza vedersi basta un attimo per ritrovarsi, con la stessa confidenza di sempre e la sintonia di una volta, ed è vero.

Com’ è vero che i social si sono dimostrati un formidabile strumento per mettersi in contatto con un’infinità di persone perse di vista negli anni o per conoscerne di nuove.

Alzi la mano chi di voi non è iscritto al gruppo di WhatsApp degli ex compagni del liceo, a quello delle compagne di scuola elementare, a quello del corso di palestra del giovedì o del bookclub. Ogni gruppo è come un cassetto che si apre con dentro tanti ricordi, tante relazioni e possibilità future e ogni volta che arriva un messaggio è come se si aprisse un capitolo diverso della nostra vita.

Ma, c’è un ma. Nessuno di loro sostituisce la magia dell’incontro vis a vis con un’amica, non c’è chat o messaggio, per quanto lungo e infarcito di emoticons, che possa tenere testa alla relazione e al confronto diretto, cogliere nell’espressione dell’altro la nostra stessa gioia d’incontrarsi o magari la noia o l ‘imbarazzo.

Ogni rapporto umano ha necessità di rinnovarsi e alimentarsi incontrandosi, condividendo dal vivo emozioni, ricordi, delusioni, e preoccupazioni. E infatti in questi gruppi di WhatsApp si passa gran parte del tempo a organizzare incontri, cene e occasioni di ritrovo. Anche se poi le stesse persone sono quelle che hanno paura del confronto diretto, specie quando magari non ci si vede da anni. Come mi troveranno? Reggerò il confronto con le altre? Sarò invecchiata? Ingrassata, dimagrita?

Del tema parliamo nella storia vera di Angela Bonacini L’amicizia non è un’app dove una donna di una certa età affronta un lungo viaggio fino in Francia per andare ad abbracciare la sua migliore amica, rimasta di recente vedova. Insieme hanno condiviso sempre tutto, fin dagli anni trascorsi a Londra come ragazze alla pari e ora lei sente il bisogno di starle vicino in un modo più profondo del mandare un semplice Sms di condoglianze.

Leggendola mi è venuto da riflettere su quante volte, in situazioni anche meno drammatiche di questa, la pigrizia mi ha indotto a preferire un mezzo digitale persino alla telefonata, con la scusa che magari è meno invasivo, non distoglie l’attenzione da ciò che si sta facendo, e così un compleanno, una ricorrenza vengono liquidati senza che ci sia un momento di confronto, di stare insieme.

Nella storia l’autrice cita anche un altro tema importante sempre legato all’amicizia e cioè l’abitudine tutta anglosassone al “no best friends”, ovvero ad educare i ragazzi a non approfondire troppo il legame di amicizia con una sola persona per evitare future delusioni quando le strade si separeranno. Lo trovo agghiacciante e per quanto mi riguarda lontano anni luce dal mio modo di essere.

Ogni relazione (fosse anche quella di buon vicinato) comporta un investimento emotivo, un’aspettativa e un rinnovamento continuo. Nei sentimenti, come in tutte le altre situazioni della vita, è inevitabile mettersi in gioco e correre il rischio anche di perdere, ma vale la pena almeno provarci e non limitarsi a stare dietro a un finestra di WhatsApp.

Confidenze