I lati oscuri dei sentimenti: madri e figli

Cuore
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Su Confidenze una testimonianza coraggiosa sui rapporti madri e figli

Si può provare fastidio verso un figlio? Una mamma che non trova simpatica la sua bambina ha qualcosa di malato? O esprime un disagio comune a tante altre madri?

Sono le domande che trovate nelle pagine della Psicologia a pag. 66 di Confidenze dove la nostra Tiziana Pasetti questa settimana inaugura uno spazio dedicato alle emozioni estreme, ai lati oscuri dei sentimenti, quelli più scomodi che vengono taciuti. Questa settimana parliamo appunto di madri e figlie e del senso di fastidio o alterità che a volte assale nei confronti di una figlia o un figlio, quando lo si vede crescere con comportamenti, gusti e interessi diversi da quelli che abbiamo cercato di insegnarli, o più semplicemente lo si percepisce distante da noi.

Vi è mai capitato? A me sì e ogni volta è stata una fitta al cuore, mi ha investito un profondo senso di inadeguatezza, la paura che il mio istinto materno non fosse poi così radicato. Anche adesso che dobbiamo decidere a quale liceo iscriverlo, io che sono amante della cultura classica avrei tanto desiderato che seguisse le orme materne. Invece no, a lui piace la matematica (che io detesto) e delle tragedie greche e dei poeti antichi non sa che farsene. Ho ingoiato il rospo, ma dentro di me mi sono chiesta: Possibile che siamo così diversi?

La verità è che è difficile non proiettare i propri desideri e aspirazioni sui figli, i modelli proposti dalla società ci vogliono madri amorevoli e devote, pronte ad annullarsi per loro e dedite solo al frutto della nostra carne. Quasi nessuna ha il coraggio di affermare che quegli infiniti pomeriggi ai giardini a parlare solo di pappe o della tale che aspetta il terzo, e del nido migliore della zona, sono i più duri da far passare. E che a volte non basta il sorriso di un bambino, o i suoi primi passi a riempire e dare senso alla giornata.

Quando ripresi a lavorare dopo la maternità mio figlio aveva sei mesi. Facevo l’allattamento e quindi tornavo a casa alle quattro del pomeriggio, ma ricordo ancora gli sguardi scandalizzati delle vicine di casa che probabilmente mi davano della madre degenere, eppure in tutti questi anni non mi sono mai sentita al posto giusto nel momento giusto. È difficile spiegare: se stavo a casa perché il bambino era malato, passavo tutto il giorno a pensare al lavoro, mentre, ancora oggi,  davanti al computer il pensiero è sempre a mio figlio.

Ecco perché vi invito a leggere con mente e cuore aperto la bella testimonianza raccolta da Tiziana Pasetti e soprattutto il commento dell’esperto, lo psicoterapeuta Vittorio Sconci. A me ha aiutato a capire tante cose e a non farmi sentire troppo una madre snaturata.

 

 

-> Ci interessa il tuo parere su questo tema, vota qui il sondaggio Hai mai sentito tuo figlio come un estraneo? 

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