Missione d’amore

Cuore
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Ora sul blog, la storia vera più apprezzata del n. 52 di Confidenze

 

L’aria odorava di neve e un vento gelido scompigliava i capelli. Io ed Eleonora eravamo appena state protagoniste di un evento incredibile e Buddy, il mio cagnolino, ne era stato il vero artefice

STORIA VERA DI SONIA V. RACCOLTA DA ANTONIO SEGAT

 

Nonostante i miei 13 anni e la vicinanza del Natale, quell’anno ero triste come mai era accaduto prima.
Da quando Eleonora si era trasferita in un altro paese la vita aveva perso colore.
Dal primo giorno di scuola era nata una vera amicizia tra noi. Lei irruente e istintiva, io pacata e riflessiva, formavamo una coppia formidabile e invidiata da molti. Inutile dire che la sua partenza mi aveva spezzato il cuore. Ripensai a quando veniva a trovarmi, a come una semplice smorfia del suo viso fosse in grado di allontanare ogni preoccupazione.

«Sonia il pranzo è pronto».
«Arrivo mamma» mi alzai con una certa indolenza e aprii la porta. Buddy, come sempre, attendeva scodinzolando per ricevere la sua razione di coccole. Gli feci una carezza e svogliatamente mi diressi in sala da pranzo.

«Ciao tesoro, come stai?» chiese papà, consapevole del periodo che stavo attraversando.
«Insomma…» risposi evitando di guardarlo.
Buddy si era accovacciato vicino a me con aria sconsolata, contagiato dalla mia stessa tristezza.
I miei si misero a parlare tra loro, cercando con scarsi risultati di coinvolgermi nella conversazione. Mamma raccolse le ultime energie e fece un estremo sforzo per attirare la mia attenzione. «Quest’anno faremo l’albero di Natale!» annunciò con tono solenne.
Commentai che non mi sembrava il caso, visto che da diversi anni non lo facevamo più.
«Non voglio fare discussioni, papà e io abbiamo deciso così e serve anche il tuo aiuto».
Nel pomeriggio così ci mettemmo all’opera, recuperai in garage gli addobbi natalizi e ritrovai il vecchio albero sotto a una montagna di scatole.
Buddy, che era uno splendido esemplare di Border Collie, trotterellava al mio fianco felice di vedermi nuovamente attiva. In un paio d’ore il lavoro fu ultimato.
Lo collocammo di fianco al camino e accendemmo le lucine, rimanendo per un po’a fissare quella danza ipnotica.

Guardai intorno cercando Bud, ma non lo vidi.
Chiesi a mamma se l’avesse visto ma anche lei rispose di no. Uscimmo in giardino ma non era lì, lo cercammo ovunque senza successo. Mi accorsi che il cancello era spalancato, del resto non era la prima volta che usciva per andare a trovare la cagnolina del vicino.

Il nostro era un quartiere tranquillo, passavano poche macchine e tutti si conoscevano.

«Vedrai che tra cinque minuti sarà di ritorno come al solito» mi tranquillizzò mamma.
Tornammo in casa e attendemmo per un quarto d’ora circa. A quel punto decisi di andare a cercarlo. L’aria odorava di neve e un vento gelido mi scompigliava i capelli. Guardai dappertutto, bussai a ogni casa, ma Buddy sembrava sparito nel nulla. In preda allo sconforto e intirizzita dal freddo, tornai sui miei passi che già era buio. Mamma e papà erano intenti a contattare i loro amici sui social per avvisarli dell’accaduto.

Feci lo stesso e fu proprio durante questa operazione che Lara, una compagna di classe, m’informò di una signora che era in grado di comunicare con gli animali; aggiunse che qualche mese prima grazie a lei aveva ritrovato il suo gatto. Avrei fatto qualunque cosa per riavere il mio Buddy! Lara mi diede l’indirizzo del sito web dove trovare tutte le informazioni necessarie.
Mi precipitai dai miei genitori per metterli al corrente della scoperta.
Sulle prime loro cercarono di dissuadermi, ma vedendomi risoluta, alla fine acconsentirono. Ci collegammo al sito per leggere le testimonianze delle persone che si erano rivolte a lei. Erano tutte positive. Possibile che quella donna avesse davvero una sensibilità speciale?

C’era anche il suo numero di cellulare. Mio padre non perse tempo e chiamò subito mettendo il vivavoce.

Le spiegammo la situazione e fissammo l’incontro la mattina seguente alle dieci.
La donna disse che era felice di aiutarci e si raccomandò di portare una foto del cane.

Chiusa la chiamata, rimanemmo a fissarci, consci che a causa della fuga di Bud ci stavamo avvicinando a un mondo insolito e misterioso.
Fu una notte popolata di strani sogni, a stento riuscii a dormire un paio d’ore tanta era la voglia che arrivasse presto il mattino.

Il giorno dopo, tutti e tre, ci recammo dalla sensitiva. Davanti a noi una piccola palazzina di mattoni rossi. Suonammo al citofono. La donna ci attendeva sull’uscio con un bel sorriso sul volto. «Prego, accomodatevi» disse con garbo guidandoci verso il salotto. Poi ci chiese subito la foto, la prese e scomparve in una stanza attigua.

Ne riemerse dopo una decina di minuti, si sedette accanto a noi schiarendo la voce prima di parlare: «Quello che posso dirvi è che Buddy sta compiendo una missione d’amore».

«In che senso?» domandò mamma con una punta di scetticismo nella voce.

«Nel senso che quello che sta facendo porterà più amore attorno a lui».
I nostri sguardi s’incrociarono perplessi e lei notandolo aggiunse che quando si era connessa a Buddy aveva visto una luce verde.

«Questo è tutto quello che sono riuscita a percepire». «Quindi sta bene?» chiesi, per accertarmi di aver capito. «Sì, ma il fatto che torni da voi è legato a molteplici possibilità e a dinamiche che non sono riuscita a focalizzare». Fu tutto quello che disse, non volle soldi e prima di salutare ci restituì la foto augurando buona fortuna. Tornammo a casa un po’ delusi, ma anche incuriositi dalle sue parole. Ci aveva assicurato che era vivo e aveva parlato di una missione che doveva compiere.

E la luce verde? Era tutto talmente assurdo che cominciavo a credere fosse vero. Non rimaneva che attendere nuovi risvolti.
A Natale mi svegliai presto dopo una notte trascorsa a sognare Buddy.

D’un tratto capii che c’era una sensazione di pace dentro di me, come se l’incontro del giorno prima mi avesse colmata e resa più positiva. Guardai mamma e papà, li trovai sorridenti e distesi.

C’era nell’aria un senso di attesa molto speciale. Stranamente non parlammo di Bud, ma sapevamo che ognuno di noi provava la stessa singolare sensazione. Finita la colazione, andammo verso l’albero per il rito dei regali. Mentre ci accingevamo a scartare i doni, sentimmo suonare il campanello.
«Chi è? Vado io mamma».
«Sono Eleonora, ho una sorpresa per te, aprimi e te la mostro». Stupita più che mai aprii il cancello e spalancai il portone.
Davanti a me c’era la mia amica con i suoi genitori, poi scorsi una testolina sbucare da dietro le loro gambe. «Bud!» urlai. «Sei proprio tu!».
Lui mi balzò addosso facendomi cadere a terra e leccandomi tutto il viso. Non mi pareva vero di poterlo riabbracciare di nuovo. Stavo sognando o succedeva realmente? Rammento solo che ridevo e piangevo allo stesso tempo. Quando il trambusto si fu placato, riabbracciai l’amica: «Mi sei mancata tanto» le sussurrai in un orecchio.

«Anche tu» si affrettò a rispondere.
«Ma spiegami cosa è successo».
Raccontò che quella mattina sua mamma si era alzata di buon ora per organizzare il pranzo di Natale, e aveva sentito grattare alla porta. Aprendola, si era trovata di fronte il mio cane. Dopo averlo fatto entrare, tutto infreddolito e affamato, aveva svegliato il resto della famiglia e insieme avevano deciso di riportarmelo.
Realizzammo solo in quel momento che Bud aveva fatto quasi 40 chilometri per raggiungerci.
«Ma è impossibile» esclamai.
Era stato solo una volta mesi prima nella casa nuova di Eleonora e il fatto che fosse riuscito a trovarla era già di per sé un evento miracoloso.
«Sembra proprio che passeremo un bel Natale insieme! Anche perché fuori è iniziato a nevicare» commentò mio padre. La mamma era felice di accoglierli e di poter contraccambiare il loro gesto; in passato erano già stati da noi e tra le due famiglie si era creato un ottimo rapporto.

«C’è ancora una cosa che devo dirti». Eleonora fece una pausa, mi fissò negli occhi e poi continuò: «Stavamo passando davanti alla casa dove abitavo prima e Buddy si comportava in modo strano: grattava le portiere e abbaiava forte. Abbiamo fermato l’auto per farlo scendere credendo che dovesse fare i suoi bisogni, invece si è diretto verso il boschetto dove giocavamo sugli alberi gareggiando a chi riusciva ad andare più in alto».

«Lo ricordo bene» risposi attendendo il resto della storia. «A quel punto Buddy si è fermato davanti a una di quelle piante abbaiando in direzione di qualcosa; è stato allora che l’ho visto».

«Cosa?» ero sempre più incuriosita.
Eleonora si infilò la mano in tasca e ne trasse un braccialetto che ben conoscevo. Me lo aveva regalato lei e la sua perdita fu motivo di grande sofferenza.
«Ti ricordi quanto lo abbiamo cercato?».
Lo presi dalle sue mani ammirandolo incredula.
In quel momento mi ricordai delle parole della sensitiva e capii che il verde a cui si riferiva era quello della pietra che vi era incastonata.
I nostri sguardi si fissarono su Bud comodamente accoccolato sulla sua poltrona preferita.
Aveva compiuto la “missione d’amore” a costo della sua stessa vita.
Eravamo stati protagonisti di un evento a dir poco incredibile, di quelli che cambiano la visione delle cose.
La neve ora scendeva copiosa, quasi che la natura stessa volesse celebrare e proteggere l’unicità di quei momenti. Fu un Natale davvero magico che trascorremmo uniti all’insegna di una gioia autentica e che mi piace ricordare ancora, a distanza di diversi anni.
Certo Bud è stato l’eroe di questa storia, ma quanti eroi esistono celati sotto la forma dei nostri animali da compagnia? Come piccoli angeli si muovono nel mondo e stando al nostro fianco attendono il momento giusto per dimostrarci tutto il loro amore.
Giungono a compiere imprese prodigiose, forse solo per insegnarci che l’amore esiste e loro ne sono i silenziosi messaggeri. ●

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