Noi abbiamo noi

Cuore

“Noi abbiamo noi” di Giovanna Sica, pubblicata sul n. 36 di Confidenze, è una delle storie più votate della settimana sulla nostra pagina Facebook. Ve la riproponiamo sul blog

 

Fino a poco fa, le nostre vite sembravano un’allegra galoppata. Poi tutto si è capovolto in un attimo. Per fortuna, però, c’è l’amicizia. Ci prendiamo per mano e sorridiamo. Finirà bene

Storia vera di Nunzia F. raccolta da Giovanna Sica

 

«Certo che stiamo messe bene tutt’e tre, eh?» se ne esce Lorenza all’improvviso, e non si capisce se è una domanda o una risposta. A casa di Lory, su un balcone puntellato di gerani. L’estate si avvicina, anche quest’anno. Noi tre amiche abbiamo cenato con la pizza senza nemmeno toglierla dal cartone.

«Mi spiace che la birra non l’avevo messa in frigo, ve la sto facendo bere calda» chiede venia la padrona di casa.

«Con tutti i problemi che abbiamo, tu ti preoccupi della birra!» esclama Mara.

Sì, siamo messe proprio male, tutt’e tre. Lorenza stava investendo tanto in una storia appena iniziata. Lui, Mariano, sembrava proprio un tipo interessante.

Tre settimane prima, Lory, la single del gruppo, scriveva su WhatsApp: “Ragazze, urge riunione. Domattina, al solito bar alle 10”, aggiungendo una faccina sorridente, di quelle che fanno presagire cose belle. Infatti l’indomani camminava due spanne sollevata dal suolo. I suoi occhi erano luccicanti come quelli di una bambina alla prima cotta. Ci ha letteralmente trascinate fuori dal negozio di intimo dove io mi stavo interrogando – con lo stesso piglio di un capo di stato che deve decidere del futuro del mondo – su quanto mi donasse un completino rosso.

«Amiche mie, ieri finalmente Mariano mi ha baciata! Ha detto che avrebbe già voluto farlo, ma lo inibiva il mio atteggiamento di donna indipendente» era partita a razzo la nostra amica, architetto.

«Evviva! Dobbiamo festeggiare», avevo fatto segno al cameriere di portarci i soliti cappuccini e cornetti caldi.

«Lorenza, non sai che piacere vederti così presa da un uomo» si era inserita Mara. «Erano anni che non ti illuminavi più, soprattutto dopo la storia con l’innominato…».

Questo succedeva appena 20 giorni fa. Le nostre vite sembravano proseguire bene. Certo, fra mille impegni, sempre di corsa, ma pareva che la galoppata fosse opera nostra, dei nostri piedi, della nostra voglia di andare. Invece non è passato nemmeno un mese e siamo fiori appassiti su un mare di fine estate.

Mara, una settimana fa, ha scoperto di doversi operare e anche alla svelta. Qualcosa non va nel suo utero e le devono asportare tutto, tutto quello che di femminile c’è in un corpo.

«Non sono preoccupata per l’operazione in sé. È che sto male a pensare che mi faranno “lo strappamento”, così lo chiamano, che brutta parola. Evoca tutta la violenza che c’è in questo intervento. Mi sento un albero con le radici rotte che verrà scippato dalla terra. Una pianta rigogliosa che sta per diventare un ramo secco. Mai più frutti. Come mi sentirò quando sparecchieranno per sempre dalla mia pancia il banchetto della vita? Mi strapperanno la possibilità di concepire quel secondo figlio che desideravo, ma che ho sempre rimandato in questi anni. Prima il lavoro. Poi la lunga malattia e la morte di mia suocera. Gli acciacchi di mio padre. E ora non c’è più tempo» si confida la nostra amica bruna con gli occhi pieni di lacrime.

 

Cerco di consolarla come posso: «Ora devi pensare alla tua salute e concentrarti sulle cose belle che hai: tuo marito e tua figlia. Io, quando stasera tornerò a casa, mio marito non lo troverò nel letto: se ne è andato stamattina, ha detto che si è innamorato di un’altra e che non può farci nulla. Avrei voluto mettermi a piangere e gridargli: come puoi farmi questo, come faccio senza di te, cosa racconto ai figli, ai miei genitori, ai vicini di casa? Ma poi non ho detto niente, ho tenuto gli occhi bassi per non dargli la soddisfazione di vedermi disperata. La verità è che a 16 anni ti innamori di cose stupide che non c’entrano poi niente con la vita da adulti. Perdi la testa per un paio di occhi verdi o per una battuta spiritosa e certo, non ti chiedi se quel ragazzo che ti stai mettendo nel cuore poi sarà un buon padre per i tuoi bambini. A Luna, mia figlia, quando la vedrò fare sul serio con un uomo, raccomanderò di pensarci bene prima di farsi mettere incinta da qualcuno. Ma poi, che assurdità sto dicendo? Andrà per lei come per noi, s’innamorerà e basta, posso solo sperare che non le capiti un immaturo come suo padre che non ha mai dato il giusto valore alla nostra famiglia».

«Mi spiace Nunzia, che triste epilogo per il tuo matrimonio. A questo punto, quasi mi vergogno di sfogare anch’io il mio dolore, che ora sembra così piccolo di fronte ai vostri problemi di salute e di famiglie che si sfasciano. Mariano ha fatto una clamorosa marcia indietro! Dice che io corro troppo, che lui non vuole attaccarsi tanto a me perché questo poi vorrebbe dire che sono importante nella sua vita. Io non sono la sua fidanzata, è inutile che gli racconti tutto quello che faccio. Ha messo talmente le mani avanti che non abbiamo ancora nemmeno fatto l’amore. Forse ha paura di mischiare la sua carne alla mia, forse teme che l’odore della mia pelle gli rimanga appiccicato addosso» ci rivela Lory sconsolata.

«E pensare che quando avevamo vent’anni» aggiunge Mara «gli uomini facevano di tutto per portarci a letto, ricordo lunghi corteggiamenti e anche tante menzogne, e sapete che vi dico? Forse erano più onesti quei buffoni di allora che questi quarantenni fifoni di oggi che hanno così tanta paura di farsi male che non ci provano nemmeno, a stare bene».

 

E qui, nonostante tutto, ci scappa da ridere. Ci vengono le lacrime agli occhi e non si capisce se piangiamo o ridiamo. Forse tutt’e due. Tiriamo fuori vecchie storie dimenticate, dei tempi in cui certi maschi malandrini dovevamo tenerli a bada con la forza per non farci saltare addosso, mentre ora… Ora Lorenza non riesce a trovare un uomo che la prenda per mano e le sussurri: «Buttiamoci, vediamo che succede». Io sono rimasta sola a 43 anni, un letto amaro mi aspetta a casa. E Mara sta male, qualcosa dentro di lei è impazzito.

Eppure, sento che scorre una grande energia fra di noi. Ho fiducia che Mara affronterà l’operazione con coraggio e starà bene. Io e Lorenza non la lasceremo sola neanche un attimo. Faremo i turni in ospedale. E se non sarà Mariano, comunque Lory lo troverà prima o poi un giovanotto con cui condividere il suo entusiasmo. E io? Metterò in ordine la mia vita. Forse valgo più di quello che ho sempre creduto. Forse mi merito un uomo migliore di quello che mi sono messa a fianco ai tempi del liceo.

«Ragazze, noi siamo una potenza» prendo per mano le mie amiche, «noi possiamo contare l’una sull’altra da tre decenni. E mai come stasera siamo talmente strette da non capire più di chi questo braccio, a chi di noi tre toglieranno l’utero, su quale viso è colato il mascara. Noi abbiamo NOI».

 

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