Prima di correre impara a camminare

Cuore
Vi riproponiamo sul blog la storia vera più apprezzata del n. 41 di Confidenze

 

A 40 anni sentivo di dover rinunciare al mio sogno, diventare una scrittrice. Il Cammino di Santiago mi ha dato la forza per capire che, un passo alla volta e senza mai arrendermi, potevo arrivare lontano

Storia vera di Maruska Cappelletti

 

Ci sono momenti nella vita nei quali una decisione cambia tutto, e ci vuole coraggio e un pizzico di follia per lanciarsi in caduta
libera senza rete di protezione, soprattutto se hai appena compiuto 40 anni e pensi che sia tardi per inseguire un sogno. Il Cammino di Santiago è stato il mio giro di boa e da quel momento niente è stato più come prima.

Ero già una lettrice appassionata a sette anni e immaginavo di scrivere libri che le persone avrebbero amato e portato con sé. Scrivevo ovunque, sulle buste delle bollette, sui tovagliolini di carta al bar, fra le righe dei libri che leggevo in continuazione. Ero come la muffa, colpivo ogni tipo di superficie scrivibile fino a quando i miei genitori mi regalarono il fantomatico diario segreto: a quel punto la mia produzione letteraria ebbe una svolta con racconti, poesie e riflessioni di ogni genere, com- prese le fantasie romantiche sul mio compagno di classe che non mi degnava di uno sguardo, ma che nei miei racconti mi amava alla follia. Un giorno, in preda all’entusiasmo dissi a mia madre che da grande avrei voluto fare la scrittrice. Invece di ricevere un abbraccio e parole di incoraggiamento mi sentii rispondere: «Sai quante persone scrivono? Bisogna essere bravi per diventare famosi e farsi una posizione». «Ma io sono brava» avevo risposto piena di speranza. «Prendo sempre 10 nei temi».

Lei mi aveva guardata con sufficienza e aveva fatto una smorfia che ancora oggi la caratterizza quando sente dire qualcosa che per lei è una sciocchezza, un misto fra un sorriso e un ghigno. Siccome io credevo in lei, al contrario suo, ho pensato che avesse ragione e non ne ho parlato più. Forse per una persona più forte e meno sensibile quelle parole non avrebbero rappresentato niente di più di ciò che erano, ma per me, bisognosa di approvazione e portatrice di quella fragilità tipica dei sognatori, fu fatale. Misi quel sogno nel cassetto e mi avventurai nel mondo cavalcando l’onda delle opportunità che mi si presentavano e che facevo mie per non restare esclusa dal contesto.

Ma senza la guida precisa del mio sogno finii inevitabilmente per perdermi. Inoltre il fatto che tutto mi riuscisse bene mi confondeva ancora di più perché non riuscivo a capire né la direzione da prendere né perché fossi sempre così insoddisfatta di tutto.

Ogni volta che mi sentivo frustrata prendevo carta e penna e scrivevo: la tristezza, così, passava e il mare della mia inquietudine si calmava. Non pensavo che potesse essere la mia strada perché le parole che mi aveva detto mia madre quando ero piccola avevano colpito e affondato la nave della mia autostima. Si era sviluppata in me la terribile convinzione che avesse ragione e che non fossi abbastanza brava per realizzare il mio sogno.

A 40 anni, però, qualcosa si ruppe dentro di me e scivolai in una profonda crisi esistenziale. Diversi anni prima avevo venduto il mio nego- zio perché avevo un bimbo piccolo e nessuno che mi aiutava, non per mancanza di volontà, ma per una serie di coincidenze e difficoltà logistiche. Non riuscivo a gestire quell’attività e mi ero ritrovata a dover ricostruire la mia professionalità da zero in un mondo che si evolveva alla velocità della luce, in più con un’età non certo a mio favore. Avevo bisogno di un miracolo e quando la mia migliore amica Manuela, in pieno periodo mistico, mi propose di fare insieme il Cammino di Santiago accettai immediatamente perché sentii che quella proposta era la risposta alle mie preghiere.

La decisione di partire non fu indolore perché il pensiero di lasciare mio figlio, di cinque anni, una settimana senza di me mi faceva sentire in colpa e anche una pessima madre. «Non sei pessima Maru, sei solo sfinita e profondamente in crisi, devi assolutamente ritrovarti» mi aveva rassicurata Manuela.
Sono quindi partita con uno zaino colmo di speranze e aspettative. Per una settimana ho camminato fra boschi e sentieri, a contatto con la natura e con la parte più profonda di me. Ho conosciuto persone stupende che, senza saperlo, hanno dato risposte a molti degli interrogativi che avevo dentro: con il senno di poi ho capito che erano messaggeri pronti a indicarmi una nuova via.

Il vero miracolo però è avvenuto l’ultimo giorno del cammino. Ho sentito quasi un boato dentro di me e ogni cosa è andata in pezzi. Una sola consapevolezza è rimasta integra: volevo essere felice facendo l’unica cosa che amavo, e io amavo scrivere.

Se immaginavo il mio futuro non mi vedevo a fare nient’altro che quello. Capii che era giunto il momento di mettermi in gioco sul serio con qualcosa che contasse davvero per me. L’alternativa era una vita mediocre nella quale mi sarei dovuta accontentare dell’ennesima attività che magari mi riusciva bene, ma che non mi rendeva davvero felice.

Il cammino non aveva eliminato il caos dentro di me, ma gli aveva dato un ordine, permettendomi di guardare in faccia le mie paure e di ricordare che avevo la forza per realizzare qualunque cosa volessi, un passo alla volta. Fino a 40 anni avevo fatto quello che gli altri si aspettavano da me, ma era giunto il momento di tirare i remi in barca e proseguire per la mia strada.

Sapevo però che da sola non ce l’avrei fatta perché la mia indole irruente e per nulla paziente mi avrebbe portata ad abbandonare i progetti alle prime difficoltà. Mi sarei nascosta dietro alle mie scuse abituali: non ero abbastanza brava, non ero pronta, forse non era quella la mia strada… Questa volta, però, volevo sentirmi all’altezza dei miei sogni e non in difetto per i fallimenti passati, dunque decisi di farmi aiutare.

La prima persona che mi ha presa per mano è stata Chiara, una psicoterapeuta dolce e forte allo stesso tempo: lei ha subito capito chi aveva davanti e mi ha messa in riga come si fa con i soldati, usando la disciplina. I primi tempi mi sono sentita come se avessi la camicia di forza, ma ho intuito in fretta che quella era la chiave per il successo, inteso come vittoria sulle mie paure e sui limiti che io stessa mi ero imposta fino a quel momento.

«La creatività va educata» aveva sottolineato Chiara già dai primi incontri. Mi ha spinta a scrivere in un primo momento per me e poi a condividere con gli altri. Per farlo avrei segui- to un piano preciso e lei mi avrebbe aiutata a considerare i fallimenti solo come tentativi non riusciti per raggiungere il mio obiettivo finale. Mi ha ripetuto continuamente che, se vogliamo davvero qualcosa e ci muoviamo in quella direzione, l’universo metterà sulla nostra strada le occasioni giuste per avanzare verso l’obiettivo. E così è stato.

Il primo libro che ho scritto riguardava una tecnica naturale che avevo utilizzato negli ultimi anni con molto successo. Come naturopata avevo molto materiale a disposizione: era il mio lavoro da quasi 15 anni, mi sentivo abbastanza sicura e mi sono buttata. Il pensiero che nessuno lo avrebbe pubblicato mi creava frustrazione, ma, come mi aveva ripetuto Chiara fino allo sfinimento, se il perché è forte, il come si trova, e successe proprio così. Una casa editrice specializzata si rese disponibile e pure entusiasta all’idea di pubblicarlo. Non mi sembrava vero, eppure era successo.

Come sul Cammino di Santiago, le cose iniziavano ad accadere da sole quando meno me lo aspettavo, come guidate da una forza invisibile, che aveva dietro di sé la mia volontà. Ricordo ancora quando Manuela si fermò a metà strada durante la terza tappa del cammino perché aveva un ginocchio fuori uso: dal bosco all’improvviso uscì un ragazzo che le diede un antinfiammatorio grazie al quale la mia amica riuscì ad arrivare a destinazione. Lei aveva la volontà di concludere quel tragitto e la vita le ha fornito la soluzione.

Il cammino è una metafora perfetta della vita: se hai la determinazione e ti muovi con costanza e disciplina senza fermarti al primo ostacolo, la vita ti fornisce le opportunità e le soluzioni per raggiungere la meta.

Dopo la pubblicazione del primo libro avevo riacquistato sicurezza in me stessa ed ero pronta a porre le basi per la mia nuova professione. Chiara mi sosteneva nei momenti di difficoltà spingendo sul pedale della mia voglia di riscatto. Allo stesso tempo cercava di scardinare i meccanismi interni che tentavano di sabotare i miei sforzi con cadenza regolare: ogni volta che la fatica mi spingeva a mollare, mi faceva tornare con la mente al Cammino di Santiago e mi ricordava che, un passo dopo l’altro, si può arrivare molto lontano.

Un anno dopo, sulla scia di un’esperienza personale divertente e provocatoria, ho pubblicato il mio secondo libro, un manuale ironico e leggero sui sex toys. A distanza di qualche tempo è arrivato un altro libro nella stessa collana con, questa volta, il racconto delle esperienze di donne che si erano affacciate con disinvoltura a questo mondo sotterraneo, ma curioso, e che avevano voluto condividere le loro esperienze. Sono stati momenti piacevoli che mi hanno insegnato a non dare mai niente per scontato e a guardare il mondo senza prendermi troppo sul serio.
Scrivere mi rendeva felice sopra ogni cosa e qualche mese dopo presi la decisione più difficile della mia vita: mi licenziai dal mio lavoro di impiegata e decisi di investire su di me. Mi diede forza il ricordo di quel giorno a Santiago nel quale capii che, se non avessi rischiato il tutto per tutto, non avrei mai ottenuto niente. Ricordo ancora quando dissi a mio marito che avevo mollato e ricordo anche la sua grandiosa risposta: «Era ora! Adesso realizza il tuo sogno». Da quel momento, fra crisi e risvegli emotivi, non mi sono più voltata indietro.
Il Cammino ci insegna che non siamo mai soli, magari facciamo piccoli tratti in solitaria, ma quando abbiamo bisogno di qualcosa, spunta dal nulla qualcuno che ci aiuta.

Stefano ha preso il testimone di Chiara e mi ha fatto fare un salto di qualità. L’ho conosciuto durante un evento al quale non volevo neanche andare, quando si dice il caso, e mi ha regalato una visione più ampia di quello che potevo ottenere, mi ha spinta a creare un pro- filo social professionale e a cimentarmi in prove sempre nuove per vincere la paura di fallire. Sotto la sua guida ho pianificato e pubblicato altri due libri, uno proprio sul Cammino di Santiago, e aperto un blog.

Una mattina, felice dei risultati che stavo ottenendo, mi sono fermata in edicola per comprare un giornale: fra i tanti esposti c’era la mia rivista preferita, Confidenze, alla quale dieci anni prima avevo spedito alcuni racconti che però non erano stati scelti per essere pubblicati. All’interno ho trovato un trafiletto nel quale si parlava di un concorso per nuove scrittrici e mi sono sentita tremare dentro. Non può essere un caso, mi sono detta, è una seconda possibilità e voglio coglierla. Ho scritto un racconto intimo e personale e l’ho spedito senza aspettative, ma carica di speranza: dopo solo due giorni mi hanno risposto dicendo che l’avrebbero pubblicato. Se la felicità avesse avuto un volto sarebbe stato il mio.

Per la prima volta nella vita mi sentivo bene in quello che facevo e desideravo continuare a farlo. Così ho inviato una proposta di collaborazione come autrice di racconti e qualche tempo dopo mi è arrivata una mail con la quale veniva accettata la mia proposta. Babbo Natale aveva superato se stesso! Ce l’avevo fatta, avevo realizzato uno dei miei sogni. Ho pianto di gioia per diversi minuti e non ho parlato con nessuno per tutta l’ora successiva: volevo assaporare quella gioia con tutte le cellule del mio corpo. Solo quando sono tornata a respirare regolarmente, ho condiviso la mia felicità con la famiglia e il coach.

Da quel momento sono successe tante cose, ho pubblicato un altro libro e mi sto mettendo in gioco con nuove esperienze nelle quali il filo comune è sempre la scrittura. Non sono ancora arrivata dove vorrei, ma ci sto lavorando con passione e tenacia. Lavoro, studio e mi sento sempre in cammino. Se non fossi andata a Santiago, tutto questo non sarebbe successo. Lì, lontana da tutto e tutti, mi sono spogliata di ogni ipocrisia, paura e falsa credenza su di me e sulla mia vita; mi sono concessa di andare in pezzi. Manuela mi è stata vicina ma non ha cercato di fermarmi, invece mi ha permesso di lasciarmi andare per darmi la possibilità di fare il vuoto e da lì ripartire. Lungo i sentieri di Santiago ho ritrovato la bambina che sono stata e ho abbracciato la donna che sono ora. Ho fatto pace con i miei fantasmi e soprattutto mi sono perdonata per non essere stata capace un tempo di difendere il mio sogno.

Forse sarebbe potuto accadere ovunque, questo non lo so, ma è successo lì ed è l’unica cosa che conta. Passo dopo passo, mi sono ricordata di cosa mi rendeva davvero felice e non me la sono sentita di rinunciare ancora. La vita mi aveva dato un’altra possibilità, non potevo sprecarla. Una volta deciso dentro di me cosa volevo davvero, l’universo ha messo sul mio cammino persone e situazioni che mi hanno permesso di crescere e andare nella direzione dei miei sogni, anche se sono stata messa alla prova e spinta fino al limite della sopportazione, provando ogni tanto il desiderio di mollare. Ma il mio sogno mi ha guidata e motivata: anche se, a suo tempo, non ero stata in grado di proteggerlo, è stato lui a proteggere me e a ricordarmi che solo noi sappiamo cosa ci rende davvero felici. Non possiamo permettere a nessuno di dirci che non siamo abbastanza bravi per fare qualcosa, o peggio che è troppo tardi per desiderare ancora di poterla fare.
Me lo sono sentita sussurrare lungo il Cammino di Santiago e non l’ho mai più dimenticato perché la persona che ha iniziato il cammino non è la stessa che lo ha finito. Quando la nostra anima è pronta, lo sono anche le cose.

 

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