Sarà un magnifico Natale

Cuore
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Sono anni che la mia famiglia non si riunisce più a festeggiare. Allora organizzo pranzi alternativi. Stavolta però qualcosa è andato storto. Per fortuna

STORIA VERA DI ELIANA P. RACCOLTA DA CHIARA LAVALLE

Finalmente ci sono riuscita! Domenica ci ritroviamo a pranzo tutti insieme, mia figlia Lucia con Beppe e il piccolo Luca, Sergio con la sua ragazza e l’ultimo, Federico, che ha appena iniziato l’università. Sembra impossibile ma scegliere una giornata in cui siano tutti disponibili è un’impresa sovrumana. In questi ultimi anni casa nostra è andata svuotandosi e, quasi senza accorgermene, sono passata dal turbinio continuo di gente che mi girava intorno, a ritrovarci soli, io e Giovanni, mio marito. Lo so, non dovrei sentirmi così. Giovanni è una presenza essenziale. Come farei senza di lui? Solo che, dopo trent’anni di matrimonio, il coniuge, dice la mia amica Sonia, è come se facesse parte dell’arredamento. Vero. Ritrovarsi ogni tanto tutti insieme è perciò una soddisfazione che voglio e debbo prendermi. Non chiedo poi così tanto alla vita.
Ho progettato questa giornata da mesi facendo di tutto per renderla speciale, neanche fosse Natale. Già, Natale! Meglio non contarci troppo, sulle tradizioni. La vita convulsa del nostro tempo sembra essersi persa il significato delle feste. “Godiamoci questa bella giornata” mi dico. È stato appassionante organizzarla e sarà un ricordo piacevole che scalderà il mio cuore nei mesi freddi dell’inverno.

Mi guardo in giro soddisfatta: la casa pulita e in ordine, sui fornelli della cucina gorgoglia il brodo del bollito misto che spande intorno un profumo delizioso, i tortellini alla bolognese, che mi hanno impegnato per due giorni, aspettano di finire in pentola, schierati in fila come tanti soldatini. Dulcis in fundo, come diceva il mio prof di latino, la torta millefoglie occupa un intero piano del frigo ed è uno spettacolo ammirarla. Sopra il buffet del soggiorno fa bella mostra di sé il quadro a mezzo punto che ho finalmente terminato. Se penso che l’ho iniziato quando i ragazzi andavano alle medie… Un risultato storico.

Giovanni, mio marito sta apparecchiando la tavola con il nostro servizio più bello. È un compito che da sempre tocca a lui. “Almeno quello” brontola una vocina maligna dentro di me. Subito la zittisco. Oggi voglio lasciare spazio solo alle cose belle. Meglio prepararsi, i nostri ospiti stanno per arrivare. Accidenti, i pantaloni che volevo indossare, abbastanza eleganti ma comodi comodi, mi stringono sulla pancia e non riesco a chiuderli. Sono ancora ingrassata. Pazienza, andrà bene l’abito da casa che porto sempre, per fortuna è pulito. Dopo questo pranzo, lo prometto: dieta.

I primi ad arrivare sono Lucia e Beppe con il piccolo Luca. Che tenerezza prendere il piccolo fra le braccia, sentire la sua morbidezza e il profumo della sua pelle! Un attimo così vale una vita. Poi è la volta di Sergio con la sua ragazza e di Federico che arrivano nello stesso momento. Li sento discutere già dal pianerottolo, come fanno da sempre. Abbracci, saluti, tanti discorsi che aspettavano da mesi. Poldo, il nostro cane, corre da uno all’altro, pazzo di gioia. Li guardo e sorrido. La mia famiglia.
Gli antipasti spariscono in un attimo. Stessa sorte per i tortellini. Il bollito misto è morbido e saporito. Sto per spiegare che, per comprare la carne, sono andata dal macellaio del paese dove abbiamo casa, ma la notizia non interessa nessuno. Mi alzo con un sospiro. Capisco, i discorsi importanti sono altri. Guardo delusa il mio quadro a mezzo punto che nessuno ha notato e mi rifugio in cucina.
Ora però tocca alla torta millefoglie, il mio capolavoro. La prendo dal frigo e mi fermo ad ammirarla. Immagino l’ingresso trionfale in sala da pranzo quando, invece di uno squillare di trombe, suona il telefono. Poso la torta sul bancone e mi affaccio alla porta. «Giovanni, il telefono». Niente da fare. Mio marito è impegnatissimo in una discussione con nostro genero e non mi sente. Vado io a rispondere. Il solito call center. Sto brontolando contro la mancanza di buonsenso delle persone, quando quello che vedo mi toglie il respiro. La porta della cucina è rimasta aperta e Poldo non è in soggiorno. Dov’è finito il nostro cane? Troppo tardi, la mia meravigliosa torta millefoglie è spiaccicata per terra e Poldo la sta leccando. E a me sale una rabbia, una rabbia profonda, una rabbia come non provavo da tempo.

Senza pensarci un secondo, vado in camera mia e mi cambio. Guardo l’ora. Perfetto, fra dieci minuti esatti parte un treno per il paese e, se mi sbrigo, farò in tempo a prenderlo. Mio marito mi raggiunge in camera quando sono già pronta. «Cosa fai?» chiede stupito. «Corro a prendere il treno e passerò qualche giorno in campagna. Metti tutto a posto tu, intanto il pranzo è finito».

Non ascolto ragioni e scappo via prima di cambiare idea.
La stazioncina del paese è deserta. Dov’è la corriera? Che stupida, oggi è domenica e il servizio festivo è sospeso. Poco male, andrò a piedi per i campi, è mezz’ora di strada. È piacevole camminare sui viottoli di campagna, fra i colori e i profumi dell’autunno. Dovrei farlo più spesso. Ecco, la vecchia casa di famiglia, che pace! Ma che succede? Le persiane sono aperte e dal camino esce un filo di fumo. Entro col cuore in gola. Sono tutti lì, arrivati con le automobili molto prima di me. Il tavolo del soggiorno è apparecchiato e, al centro, fa mostra di sé una fantastica torta.
«Siamo passati in pasticceria» mi comunica Giovanni. «Appena in tempo, prima che chiudesse». «Non sarà buona come la tua, ma sempre meglio di niente» commenta Lucia mentre mi porge il piccolo Luca che sta allungando le braccia verso di me.
Come resistere? Stringo il piccino al petto e nascondo fra i suoi riccioli biondi la mia commozione.
«Assaggiamo questa torta» esclamo, «prima che Poldo combini un altro disastro». Movimento di sedie e sospiri di sollievo. Anche Poldo si avvicina a farsi perdonare.

No, cagnetto, non è stata colpa tua e anche gli altri lo hanno capito, eccome. Questo penso, in silenzio, mentre coccolo il nostro cane e mi riconcilio con lui e la famiglia. Impossibile restare arrabbiati se gli ambasciatori che chiedono la pace sono due teneri cuccioli innocenti! Finita la torta e preso il caffè, Lucia dice: «Mamma, mi piacerebbe molto passare il Natale qui al paese, la messa di mezzanotte, gli auguri nella piazza della chiesa, la tombolata. Quanto erano belli i nostri Natali!». Sento il cuore balzarmi in petto. «Potremmo invitare anche i genitori di Beppe, se a te va bene» aggiunge.

Mi guardo intorno. La lunga stanza ricavata dal vecchio portico, che serve da soggiorno e pranzo, può ospitare molte persone. «Piacerebbe molto anche a noi», dice Sergio, «e magari, veniamo qualche giorno prima, a darti una mano».
«Sicuro» conferma Federico, «C’è da raccogliere nei boschi il muschio per il presepe e le pigne per il camino».
Pausa di silenzio mentre le immagini di tanti Natali felici scorrono nelle nostre menti. Il giardino illuminato da tante lucine, il camino acceso che inebria la casa di profumo di pino, le ghirlande di vischio e ginepro appese a ogni porta.
Allora non tutto è andato perduto.

Certo, le vetrate del soggiorno andranno pulite e le camere rinfrescate. Giovanni dovrà occuparsi del giardino e di recuperare in solaio il vecchio lettino dei bambini. Dove ho messo le statue del presepe? E la ricetta del dolce che faceva mia madre, quello che lei iniziava a impastare giorni prima? Ritroverò tutto, ne sono sicura ma ci sarà un bel da fare. Guardo la mia famiglia e sorrido.

Evviva! Mi aspetta un magnifico Natale.

Pubblicato su Confidenze 51/2017

Foto: Istock

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