A proposito di libri di AA.VV.

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Un meraviglioso excursus nella storia del libro, dai caratteri di stampa, alle immagini in copertina fino ai titoli scartati di romanzi famosi

È un po’ come la storia dell’Eden. In principio – un principio durato almeno tre secoli – i libri erano nudi, senza copertina. Venivano acquistati in fascicoli già ripiegati e composti, e rilegati in seguito da chi li comprava a seconda di disponibilità, gusti e rilegature già presenti nella sua libreria privata. Editoria legatoria erano due attività distinte. Le coperture più economiche erano in pergamena, a volte incollata su cartone per rinforzo; le più costose in pelli pregiate, a volte con impressioni in oro. Ma le indicazioni su titolo e autore in facciata o in costa erano rare perché i libri allora erano pochi e preziosi, e chi li leggeva sapeva riconoscerli al volo. La mancanza di immagini in copertina – quando esistevano le illustrazioni, cioè raramente, comparivano soltanto all’interno dei libri, con un ruolo del tutto secondario rispetto al testo – è la ragione banale per cui fino al Novecento non si è formata una memoria visiva dei libri, nemmeno di quelli più letti e famosi, come l’Orlando Furioso o il Don Chisciotte. L’oggetto che oggi definiamo libro è il risultato di trasformazioni della tecnologia e della società, sempre intrecciate tra loro. L’attuale prevalenza dell’immagine è il risultato di un processo secolare che dal contenuto si è spostato alla forma, alla scatola, al packaging, al logo”.

Uscito il 3 giugno da una collaborazione tra il quotidiano online IlPost (www.ilpost.it) e la casa editrice Iperborea (specializzata in letteratura del nord Europa e da due anni in libreria con lo splendido The Passenger, libro-magazine dedicato a luoghi, città, cultura dell’abitarli), A proposito di libri è il primo numero di Cose spiegate bene, “il nuovo libro-rivista nato per portare l’ormai più che decennale inclinazione del Post a spiegare le cose bene anche in questi contenitori di carta”, come spiega nell’editoriale Luca Sofri, che del quotidiano è fondatore e direttore.

Basta scorrere il sommario – ma già la copertina, il colore, la carta utilizzata sono da colpo di fulmine – per capire che questa è una Cosa che creerà dipendenza: Cos’è la carta, I mestieri del libro (il Post ne descrive 24); Garamond, il carattere utilizzato in quasi tutti i libri italiani. Quanto tempo ci vuole per fare un libro (con l’unica eccezione di Bruno Vespa, una settimana dalla consegna del manoscritto, per tutti gli altri in media serve un anno. Ovviamente parliamo di case editrici classiche e non di self-publishing o tipografie a pagamento). Titoli scartati di libri famosi (per esempio Eco, per Il nome della rosa, aveva proposto Delitti dell’abbazia ma anche Blitiri, un termine usato dai logici medievali per indicare una parola senza senso). Storia delle copertine; Da dove vengono i loghi delle case editrici, Il metodo Sellerio. Chi sono i ghostwriter, Come si leggono le classifiche dei libri pubblicate negli allegati culturali dei maggiori quotidiani, e tanti altri ‘articoli’ affidati non solo agli autori che hanno curato la rivista (Arianna Cavallo, Gabriele Gargantini, Ludovica Lugli, Giacomo Papi e Marco Ventura) ma anche a ospiti che i libri li scrivono ma, fortunatamente, soprattutto li leggono (tra gli altri, Chiara Valerio e Francesco Piccolo).

Bellissime le pagine dedicate all’Atlante degli investigatori italiani, una vera perla, un omaggio a un grande genere spesso considerato minore. Ho trattenuto il fiato mentre scorrevo la lista delle città, si comincia da Aosta con il romanissimo vicequestore Rocco Schiavone (nato da Antonio Manzini), per arrivare di corsa a Milano. Il mio amore, la mia fede eterna, è cosa nota a chiunque legga/segua questa mia rubrica di consigli. E quando ho visto il suo nome mi sono commossa come sempre: investigatore Duca Lamberti (nato da Sua Altezza Irraggiungibile Giorgio Scerbanenco).

Bellissimo il progetto grafico e l’art direction di Tomo Tomo (studio di design della comunicazione fondato da Davide Di Gennaro e Luca Pitoni) e deliziose le illustrazioni-icona di Giacomo Gambineri.

Standing ovation.

AA.VV., A proposito di libri, IlPost-Iperborea

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