Adolphe di Benjamin Constant

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Perché leggere Adolphe? Perché tutte le peculiarità dell’amore patologico sono qui descritte in modo perfetto

Distratto, disattento e annoiato, non mi avvedevo dell’impressione da me prodotta, e spartivo il mio tempo tar studi spesso interrotti, progetti non eseguiti, piaceri che mi lasciavano indifferente, quando una circostanza apparentemente frivolissima venne a produrre nel mio animo un’importante rivoluzione. (…) Fino ad allora non mi ero mai trovato con una donna in rapporti che potessero lusingare il mio amor proprio; parve che un nuovo avvenire si svelasse ai miei occhi; un nuovo bisogno si fece sentire in fondo al cuore. (…) Non credevo di amare Ellénore; ma già non mi sarei rassegnato a non piacerle. Mi occupava continuamente: facevo mille progetti; inventavo mille modi di conquista, con l’inesperta fatuità che si crede certa di riuscire perché non ha tentato nulla. (…) Ero stupito io stesso di quanto soffrivo. Ero incapace sia di distrazione che di studio. Erravo continuamente davanti alla porta di Ellénore. Ero divorato dall’impazienza: tutti i momenti consultavo l’orologio. (…) Trascorsi una notte insonne. Nel mio intimo non si trattava più di calcoli o di progetti: in perfetta buona fede mi sentivo veramente innamorato”.

Strana sorte, per questo romanzo quasi breve (160 pagine) scritto – ma sembra appena ieri, oggi o domani – nel 1816 da Benjamin Constant, personalità di primo piano nella storia del pensiero politico e autore/teorico di quella corrente, nota come “liberalismo classico”, opposta al regime napoleonico che già al tempo gli creò non poche antipatie e accuse di mediocrità intellettuale. Se però da trent’anni la sua figura è stata riscattata nel mondo politico economico, ancora fatica ad emergere la grande modernità della sua scrittura e un riconoscimento unanime per la potenza di Adolphe, opera che potrebbe davvero essere considerata prodromica di Madame Bovary (pubblicato per la prima volta a puntate su La Reveu de Paris nel 1856).

Adolphe non si è mai innamorato e neanche si è mai posto il problema, completamente preso da se stesso, dal suo io incontinente e dalla perenne inconcludenza delle sue azioni. Un bel giorno, chiamiamolo così, accade qualcosa: Adolphe inciampa nell’innamoramento di un suo amico per una donna. Lo osserva e, incuriosito e incantato dai cambiamenti che scorge e dall’aura luminosa che avverte, decide di volere la stessa cosa, proprio quella cosa lì (e non è a caso o per errore che ripeto il termine ‘cosa’): una donna, un amore. Ellénore è l’amante del Conte di P., amico del padre di Adolphe. Donna bellissima arrivata dalla Polonia, da dieci anni vive in attesa di un riconoscimento da parte dell’uomo al quale ha dato due figli. Lo stato di insicurezza e di ‘vergogna’, l’incapacità di inserirsi in un ambiente socioculturale diverso dal suo, contribuiscono a renderla assetata. Assetata di attenzioni, di riscatto, di affetto, di amore a due. Adolphe si fa avanti. Ellénore si ritrae. È una donna di principi. Ma è anche una donna sola. Troppo. E un bel giorno, chiamiamolo così, cede alla corte di Adolphe.

Perché leggere Adolphe? Perché tutte le peculiarità dell’amore, chiamiamolo così, patologico sono descritte in modo perfetto. Adolphe si innamora dell’idea di innamorarsi e sfruttando quella che è una delle peculiarità assolute degli psicopatici, mette in atto una sceneggiata di sentimenti che si autoconvince di provare almeno fino a quando Ellénore non cade nella trappola. Le passioni di uomini vuoti sono spesso intense ma superficiali, non penetrano lo strato epidermico dell’emozione, non arrivano a toccare, e neanche sfiorare, un cuore. Distinguere la passione e l’infatuazione dall’amore è impossibile, per gli Adolphe. E le Ellénore, per quanto intelligenti e colte, non riescono a riconoscere la differenza tra realtà e promessa di una favola. Favola che mai, mai, ha un lieto fine.

I predatori emotivi non sono materia romanzesca, sono materia in carne e ossa, li abbiamo intorno a noi. I buoni libri sono degli allarmi antincendio potentissimi. Buttiamo acqua – impariamo a farlo! Impariamo a dire no alle manipolazioni, un uomo psicopatico (ma anche una donna) è solo un attore senza personalità propria! – sulle fiamme che non scaldano ma bruciano soltanto. Ridefiniamo il concetto di romanticismo, per favore. Proviamo.

Benjamin Constant, Adolphe, Garzanti

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