Coppie di John Updike

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Un romanzo crudo sul matrimonio e i suoi compromessi

– Sono già stata bruciata, capisci. Non mi si può più far male, – era stata la base dell’offerta di lei; e il rifiuto di lui fu congegnato in modo da esaltare piuttosto che diminuire il concetto del valore di lei: – Credo che tutt’e due abbiamo bisogno di tempo per sviluppare più rispetto verso noi stessi -. C’era un’isola di rovi, biancospini e ontani nella palude, troppo piccola per accogliere anche solo un capanno, e mentre loro due guardavano da quella parte, una nube di storni che migravano verso il nord, di passaggio, vi calò sopra; ma prima ancora che gli ultimi uccelli si fossero posati, i capistormo si levarono di nuovo in volo e fuggirono via. E così il loro incontro, in mezzo a quella animazione, al fumo dell’erba e al ronzio degli insetti e all’onda di marea che si riversava nei diritti canali, fu una sufficiente consumazione, un esercizio, per entrambi, della libertà. Il primo alito dell’adulterio è il più libero, dopodiché si sviluppano costrizioni che scimmiottano il matrimonio. Janet e Ken migliorarono per essere stati, su quella gloriosa palude verdeggiante, in equilibrio, adatti a vivere in una tale invasione di luce. Le loro facce parvero a entrambi grandi superfici planetarie di pelle e tensione, traboccanti agli occhi e alle bocche. Lei abbassò lo sguardo, il vento scompigliò i capelli di lui. Quella offerta era stata istruttiva per lui, il suo rifiuto lo era stato per lei. Per anni serbarono caro il ricordo di quei minuti sproporzionati in confronto alla loro circospezione”.

L’estate, eccola. E con l’estate tornano i grandi sogni di gloria, le grandi occasioni, i grandi saldi sentimentali. Una stagione quasi del tutto covid free, senza green pass, ci attende: come possiamo prepararci al meglio per la ‘prova costume’? Carotene come integratore o in alternativa sette kg di carote crude con un filo di olio evo al giorno, gambe tese verso il cielo o soffitto a 90° per almeno venti minuti ogni sera per sgonfiare le caviglie, dieci risate sonore per liberare le endorfine ripetute tre volte al mattino (basta mettersi davanti allo specchio struccati e la cosa viene abbastanza naturale). Quello che bisogna evitare è leggere. O meglio, leggere si può, solo che ci sono titoli da evitare come peste. Coppie, pubblicato negli Stati Uniti nel 1968, è uno di questi.

Siamo negli anni Sessanta, nella cittadina immaginaria di Tarbox, New England. Updike si concede il lusso di 600 pagine per raccontare il matrimonio nudo e crudo. Sullo sfondo, i fuochi d’artificio di una società abituata a sfornare miti con le modalità di un fast food: accecanti, eclatanti, assordanti. Un gruppo di coppie si muove con apparente nonchalance: una generale condizione benestante garantisce libertà, tempo libero, movimento, fantasia, desiderio. Janet e Frank sono sposati, il loro è un matrimonio felice. Siamo loro amici, con noi si confidano, ci raccontano tutto: possibile che il loro, ci chiediamo, sia un matrimonio felice grazie ai loro amanti, Harold e Marcia? Piet è sposato con Angela. Georgene è sposata con Freddy. Piet e Georgene sono amanti. Poi arrivano in città i giovanissimi Foxy e Ken. Piet e Foxy…insomma, avanti così. Tutti in coppia, a rotazione, tutti sempre e solo irrimediabilmente soli, dopo il primo assaggio.

Se cercate un romanzo che appoggi e sponsorizzi la leggerezza degli incantamenti, non leggete Coppie. Updike fece salire la middle class sulla giostra più bella e veloce del luna park. Osservare il colore abbandonare il volto dei protagonisti, avvertirla quasi noi, la nausea salire in gola: il gioco delle Coppie finisce così. Fin dalla prima pagina.

John Updike, Coppie, Einaudi

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