Eredità di Vigdis Bjorth: un libro che toglie il fiato

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Non è un thriller, non è un giallo, è la storia di una famiglia: L’eredità di un orrore velenoso impossibile da dimenticare e perdonare

“Mio padre è mancato cinque mesi fa, in un momento che potrebbe definirsi più o meno opportuno a seconda dei punti di vista. Personalmente ritengo che non avrebbe avuto nulla in contrario a morire proprio in quell’istante e in maniera tanto improvvisa, avevo pensato addirittura che si fosse procurato da solo la caduta, quando sono venuta a saperlo, prima di conoscere i dettagli. Assomigliava troppo a quello che si legge nei romanzi per poter essere qualcosa di casuale. Le settimane antecedenti al suo decesso mio fratello e le mie sorelle avevano discusso ferocemente sull’anticipo dell’eredità, che riguardava la ripartizione delle case al mare che la nostra famiglia possedeva a Hvaler. Solo due giorni prima che nostro padre cadesse, mi ero schierata dalla parte di mio fratello maggiore contro le mie due sorelle più giovani”.
Senza perdere tempo: un romanzo splendido, duro, perfetto.
Di cosa si parla quando si nomina la parola ‘eredità’? Si parla di legami, di radici, di storie e cose da accogliere e tramandare. Per le eredità si spaccano le famiglie, si rinnegano gli anni dell’amore sincero, si commettono crimini. Grazie alle eredità del cuore si costruiscono reti di protezione emotive.
Vigdis Bjorth fa raccontare a Bergljot la storia di un passaggio di eredità all’interno di una famiglia, madre, padre e quattro figli. Ci sono due case che affacciano sul freddo e metallico mare del nord, c’è una scelta: andranno alle due figlie minori. Perché? Cosa spinge una madre e un padre ad escludere due dei quattro figli? E cosa ha spinto Bergljiot a staccarsi dalla famiglia, molti anni prima?
Grazie a una struttura narrativa sapiente e a una costruzione che rende la pagina coprotagonista potente del contenuto, la Bjorth ci fa scendere pian piano in un inferno che ci stringe i polmoni e chiude la gola, che ci punta un coltello contro l’anima. Una dopo l’altra si apriranno scatole che ci mostreranno segreti neri, pulsioni malate, accordi scriteriati, vendette strategiche che non restituiscono l’innocenza sottratta.
Non è un thriller e non è un giallo, magari lo fosse! È qualcosa di più nero e più spaventoso: è la storia di una famiglia. Di un padre e di una figlia. Di una madre. L’eredità di un orrore velenoso impossibile da dimenticare e perdonare.
“Jung scrive che l’inconscio è un enorme magazzino storico. Ammetto di possedere anch’io una cameretta, scrive, ma si tratta di una stanza molto piccola, se paragonata all’enorme spazio temporale che già da bambino mi interessava molto di più dell’infanzia.
Anch’io voglio uscire dalla cameretta! Aiutatemi a uscire dalla cameretta!”

Vigdis Bjorth, Eredità, Fazi

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