Fine di una storia di Graham Greene

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Un romanzo pubblicato nel 1951 ch ha ispirato l'omonimo film di Neil Jordan

 

di Tiziana Pasetti

Trama – Maurice Bendrix di mestiere fa lo scrittore. Un giorno d’estate, l’estate del 1939, l’ultima prima che il mondo intero andasse in fiamme, Bendrix conosce Henry Miles, un funzionario statale dal quale ha deciso di attingere informazioni utili per il suo romanzo. Henry lo invita a un ricevimento ed è qui che Maurice incontra Sarah, la moglie di Henry (“Feci caso a Sarah perché lei era felice: in quegli anni la sensazione della felicità era da tempo moribonda, aspettando che la bufera arrivasse. Non avevo nessuna intenzione di innamorarmi di lei”). Maurice e Sarah non resistono, la passione è divorante, assoluta, e sovverte tutte le categorie etiche e morali dei due: l’amore è più grande delle pieghe, e piaghe, socioculturali. La storia finisce, però. E nel cuore di Maurice germoglia un sentimento disarmato e distruttivo: l’odio. Sarah aveva giurato di amarlo, aveva detto che mai nessuno come lui, che con Henry divideva solo la casa, che non era un rivale. Allora perché Sarah ha detto basta? Henry – che del ‘tradimento’ nulla sa, chiede aiuto a Maurice, aiutami a capire cos’ha, lo supplica. Maurice si rivolge a un investigatore. Chi ha rubato il cuore di Sarah? Correte in libreria. Correte.

Un assaggio – Quando lei usciva di casa non riuscivo a mettermi al lavoro: dovevo ricostruire che cosa ci eravamo detti: mi dovevo crogiolare nella rabbia o nel rimorso. E ogni volta sapevo di stare forzando il ritmo. Via, stavo spingendo via l’unica cosa che amassi nella mia vita. Fin quando potevo fare finta che l’amore ci fosse sempre ero felice; credo di essere stato anche accomodante, per cui sì, l’amore durava. Se però l’amore doveva morire, allora che morisse in fretta. Il nostro amore era come una piccola creatura caduta in una trappola, e sanguinava a morte: dovevo chiudere gli occhi e torcerle il collo. E, intanto, non riuscivo a lavorare. Gran parte della scrittura di un romanziere ha luogo nell’inconscio. È in quella profondità che viene scritta l’ultima parola, ancora prima che la prima parola appaia sulla carta. Non inventiamo i particolari della nostra storia; li ricordiamo. La guerra non turbava quelle grotte in fondo al mare, ma adesso c’era qualcosa dall’importanza ben più grande della guerra e del mio romanzo: la fine dell’amore. (…) Ora che scrivo del 1939 mi sento tornare tutto l’odio. Si direbbe che l’odio agisca sulle stesse ghiandole dell’amore; produce persino le stesse azioni. Se non ci avessero insegnato come interpretare la vicenda della Passione, saremmo stati capaci di distinguere, dalle sole azioni, se era il geloso Giuda o il codardo Pietro ad amare Cristo?

Leggerlo perché – Pubblicato nel 1951, questo romanzo scritto dal più cattolico tra gli scrittori europei, è imbarazzante per la qualità assoluta della forma narrativa e per lo splendore accecante della trama. Nel 1999 Neil Jordan ne ha fatto un film e se avete voglia di immaginare in modo perfetto, le fattezze di Sarah e Maurice – ma leggete prima il libro, ascoltatemi – le trovate nei due attori scelti dal regista irlandese: Julianne Moore e Ralph Fiennes. Se siete intrisi di passione recente e bruciante, se avete ancora sulle costole e sul petto il peso leggero di una corrispondenza che è stata perfetta, se vi è rimasto sul palato il sapore di baci infiniti, se nel cuore vi è rimasto tatuato il battito di un altro cuore, leggetelo; aprite questo libro, leggete, leggete, leggete, piangete. Piangete lacrime epiche, primordiali, apocalittiche. È una benedizione sempre, un certo tipo di dolore. Se c’è stato, c’è, amore, un certo tipo di dolore è una benedizione sempre.  

Graham Greene, Fine di una storia, Sellerio

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