Il cuore è un guazzabuglio di Eleonora Mazzoni

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Per i 150 anni dalla morte di Alessandro Manzoni, una raccolta di lettere dello scrittore che ci restituisce il suo volto più umano

Trama – Dalle 1800 lettere che Alessandro Manzoni ha lasciato, Eleonora Mazzoni ha estratto, raccogliendo dalla spremitura la parte nobile, la materia necessaria per restituirci non un nome stampato sui libri ma il bambino, il ragazzo, l’uomo Alessandro. L’incontro di Giulia Beccaria, sua madre, con quello che sarebbe diventato l’uomo che gli avrebbe dato il cognome crescendolo come fosse figlio suo, il conte Pietro Manzoni. L’amore di Giulia per Giovanni Verri, probabilmente padre biologico di Alessandro. L’incontro di Giulia con Carlo Imbonati, undici anni più di lei, che le cattura il cuore e la porta a vivere a Parigi. Alessandro che cresce lontano dalla madre e con un padre assente. Alessandro e il travaglio spirituale, il tumulto emotivo per un’Italia unita e libera dall’oppressione straniera. Alessandro e il suo specchio, il suo ‘diario’ montato ad arte: I promessi sposi. Alessandro e i suoi affetti, i figli, gli amori. Un nome su tutti: Enrichetta Blondel, la prima moglie, dalla quale ebbe dieci figli.

Un assaggio – Sembra un cuore, Milano. Oppure un bambino che dorme placido in una culla, acciambellato sulle acque dolci dei Navigli. Fortificata e sicura, con le sue mura e le sue porte, poggia sulla cerchia dei canali come una nave ben ancorata. Profuma di zafferano. Che voglia di un buon piatto di riso giallo in padella. Anche Parigi è molto bella. Ma è troppo grande, non se ne capisce né l’inizio né la fine. Ed esala putridi odori di cloaca. Quando sono saliti insieme sulla diligenza che da Place de la Concorde li avrebbe portati di nuovo in patria, Giulia e Alessandro non si rendevano conto che non ce l’avrebbero fatta a salutarlo. Don Pietro era ammalato, questo sì, lo sapevano. Ma non sapevano quanto. Non si erano dati fretta. O forse il destino ha assecondato un loro segreto desiderio? Non se lo possono confessare, però. In fondo don Pietro ha sempre fatto ciò che ha potuto. Niente di più. Ma neppure di meno. Ha accettato la separazione dalla moglie. Un figlio non suo. Che cos’altro si può pretendere da un uomo? Ad Alessandro lascia i suoi beni. Le molte terre nel lecchese, quelle a Castello, altre ad Acquate. La bella palazzina al Caleotto. La casa milanese. In cambio una minuscola preghiera. Che Alessandro non scordi i principî nei quali don Pietro ha cercato di educarlo. A Giulia invece lascia due pendenti. E un biglietto con scritto che le porta stima e memoria. Nonostante tutto.

Leggerlo perché – Farei leggere questo libro (si divora in un’ora) a tutti i ragazzi che nel secondo anno delle scuole superiori si apprestano a studiare l’intero romanzo de I promessi sposi. E lo farei leggere a tutti quelli che si ricordano del milanese il 5 maggio per quell’Ei fu. Alessandro (Alessandro, proprio così, il nome e basta) è stato uno di noi. È stato il primo di tutti noi. Ha vissuto l’alba dei tempi nuovi, il cambio dei costumi (con tutto quello che questo vuol dire in termini di sfasamenti, solitudine, ‘vagabondaggio’), la fretta di una lingua ripulita, arieggiata, sciacquata in Arno, necessaria per dire le cose nella giusta prospettiva. Alessandro è stato il giovane ribelle e trasgressivo, è stato l’uomo ironico e giocoso, è stato l’amante focoso, è stato il padre, è stato il figlio. Quelle che ha scritto, e che ci racconta ogni volta che apriamo il suo romanzo o recitiamo una sua poesia, sono pagine piene di grande cuore, di grande generosità esistenziale, di indimenticabile lucidità, di magnifica e ardita lingua.

Eleonora Mazzoni, Il cuore è un guazzabuglio, Einaudi

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