L’amore criminale di Matilde D’Errico

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L’ideatrice della trasmissione Amore criminale riporta su carta alcune delle storie di violenza domestica andate in tv

“Capire il momento esatto in cui un amore diventa amore criminale non è facile, soprattutto perché una donna non sempre ha la lucidità di intuire la pericolosità del rapporto che sta vivendo. Diventa importante, in questi casi, lo sguardo degli altri. Dei familiari, degli amici, dei colleghi, dei conoscenti. Di tutti coloro che, per affetto o per lavoro, interagiscono con la vittima. Al minimo sospetto di una situazione violenta credo che tutti dovrebbero avere il coraggio e la volontà di comprendere più a fondo e di intervenire. Senza paura, senza nascondersi dietro la facciata della discrezione, dello stare al proprio posto, del non intromettersi nella vita altrui. Meglio sporcarsi le mani che correre il rischio di vedere uccisa una donna. (…) Mi sono chiesta più volte chi sono gli uomini violenti. Non ho una risposta certa, ma una cosa credo di averla capita. La violenza non è un impulso irrefrenabile: è una scelta. La scelta di alcuni uomini che vivono il rapporto di coppia con un fortissimo senso del possesso, come la manifestazione del loro potere sulla donna. Una scelta pienamente responsabile, voluta, a volte programmata. Una scelta che non ha nulla a che fare con la patologia. Quando si parla di violenza sule donne, i casi di malattia mentale sono pochi. Anzi pochissimi. (…) Girare lo sguardo dall’altra parte sarebbe un’orribile distrazione. Un venir meno, un nascondere ciò che per anni poeti, scrittori e registi hanno raccontato con la favola nera dell’amore romantico e passionale. Voglio ribellarmi a questo stereotipo, e per farlo, come prima cosa, devo avere gli occhi per guardare. Devo raccontare la realtà, perché arrossisco quando, davanti a queste donne uccise, sento parlare di amore”. 

Quello di Matilde D’Errico è un volumetto di 100 pagine che si divora in poco più di mezz’ora. L’ideatrice della trasmissione Amore criminale riporta su carta alcune storie approfondite in video: Maria Rosaria (morta ammazzata a 27 anni dall’ex fidanzato Corrado), Fatime e Senada (madre e figlia morte ammazzate da Veli, marito e padre, abusatore e stupratore ‘casalingo’), Adriana (morta ammazzata a 19 anni dal fidanzato Michele), Sabrina (morta ammazzata per mano di Nino, padre di una amica che di lei si era invaghito e che non riusciva ad accettare il ‘no’ della donna), Agata (stuprata per anni dal padre e salva grazie all’aiuto di un’amica e della famiglia di quest’ultima), Beatrice (morta ammazzata a 42 anni dall’ex marito Massimo), Veronica (morta ammazzata a 21 anni dall’ex fidanzato Mario), Giulia (morta ammazzata a 31 anni dal marito Federico), Francesca (sopravvissuta al tentativo da parte del marito Bruno di ucciderla).

Sono storie che non nascono nelle periferie, sono storie che non conoscono intrecci con la droga o con regolamenti di conti da malaffare, sono storie che non hanno nell’ambiente circostante o in una classe sociale svantaggiata una spiegazione (se una spiegazione si può dare ad un omicidio). Sono storie che parlano di uomini considerati ‘brave persone’. Sono storie che è necessario leggere e far leggere alle nostre figlie e anche ai nostri figli e ai nostri compagni o mariti. Troppo spesso confondiamo attenzioni soffocanti per amore assoluto, troppo spesso silenziamo campanelli d’allarme, troppo spesso accettiamo l’inaccettabile cercando nei luoghi comuni romantici puntelli, ancore. Troppo spesso vogliamo vedere un amore che non c’è.

La violenza grida. Spesso non uccide il nostro corpo ma violenta la nostra anima, la nostra serenità, giorno dopo giorno. Dobbiamo imparare a non essere complici della mano che ci afferra alla gola, che ci spegne la voce, che ci blocca il cammino.

Matilde D’Errico, L’amore criminale, Einaudi

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