Sara Rattaro: ”La felicità semplice”

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E se la felicità fosse a portata di mano? È una delle domande che nascono dall'ultimo romanzo di Sara Rattaro. Ne parliamo con l'autrice

La felicità semplice è il titolo dell’ultimo libro di Sara Rattaro (Sperling & Kupfer). È la storia di una donna, Cristina, che un giorno, mentre fa la spesa sotto casa, viene coinvolta in una rapina. In quell’istante vede la sua vita come in una fotografia istantanea: la sua solitudine, dopo avere perso un grande amore, le incomprensioni che la dividono da sua figlia, così come da sua madre, le occasioni che non si è concessa. Ma questo è solo l’inizio di un romanzo che racconta un intreccio di vite e di percorsi. E lascia spazio alla domanda: la felicità può essere una cosa semplice? Risponde l’autrice.

Da dove nasce questo libro?

«Volevo raccontare una donna non più giovanissima, ma comunque ancora giovane, che quando ha perso il marito, per una malattia terribile, ha come smesso di vivere. Il percorso che compie nel romanzo la porta a riscoprire la possibilità di essere felice, non attraverso una completa rinascita, ma aprendo gli occhi a quello che ha più vicino».

Che tipo di donna è la protagonista?

«È una donna che si conosce poco perché è stata fortunata, ha incontrato subito, giovanissima, un grande amore. Può sembrare quasi un personaggio d’altri tempi, che si annulla per la famiglia, che tende a soddisfare anzitutto le esigenze di chi le sta vicino, eppure non è così. Non siamo per forza tutte donne super dai mille impegni, ci si può realizzare anche oggi come perno della famiglia. La chiave è essere consapevoli di ciò che ci rende felici: Cristina ha un talento bellissimo, quello di saper amare. Solo che è passato tanto tempo da quando si è innamorata la prima volta ed è come se non sapesse come ricominciare. E poi ci sono anche tutti i dubbi del “cosa diranno di me…”, che fanno parte della vita di provincia. Però, dal momento in cui accetta di poter amare di nuovo, Cristina ricomincia a vivere e riesce a cogliere una seconda possibilità di essere felice, con un uomo diverso dal marito».

Diciamo che trova se stessa?

«Sì e direi che scegliere di essere se stessi è l’altro messaggio del romanzo. Vale per la protagonista così come per sua figlia, che seguirà una strada diversa da quella prevista dai genitori e vale per il nuovo amore di Cristina, un illusionista, un uomo che sa sorridere e farla sorridere, ma che non può essere ingabbiato in una vita troppo rigida».

Come immagini i tuoi lettori o lettrici?

«Dico sempre che la forza della narrativa è arrivare dove la vita arrossisce. Penso a quante persone fanno lavori sbagliati, vivono amori sbagliati, fanno scelte in cui non si ritrovano. Ecco il compito di chi scrive è raccontare quello che non si riesce a dire».

Un consiglio a chi vuole scrivere?

«La scrittura ha una componente terapeutica, è fare un percorso in se stessi, ma bisogna tenere presente che la scrittura personale è diversa dalla narrativa, che richiede di allontanarsi da se stessi. Per scrivere non basta una buona storia e nemmeno avere talento, questo è anche un mestiere fortemente artigianale, che impiega anche tecniche precise e che vanno imparate».

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