Siracusa di Delia Ephron

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Da Portland nel Maine a Siracusa: la vacanza italiana di due coppie americane con tutti i loro non detti

Taylor: Siracusa era fatiscente. Scusate se sono così brutale. Anche se può vantare un centro storico, Ortigia, che era dove alloggiavamo noi, e anche un Caravaggio, tutto il resto sembrava costruito di recente, o ricostruito, con materiali di scarsa qualità, senza uno stile ben definito, probabilmente durante gli anni Settanta. Immaginai riunioni a Siracusa come quelle che facevamo a Portland con il sindaco Beemer, ma in una sala molto più polverosa, con l’intonaco crepato e i pavimenti di linoleum, dove il punto all’ordine del giorno è: «Come possiamo attrarre più turisti?». Ma Portland, nel Maine (e aggiungo sempre «nel Maine», perché la maggior parte delle persone pensa all’Oregon quando qualcuno nomina Portland, e questo è sempre stato un problema per il nostro ufficio del turismo), ha molte più frecce al suo arco. Non vorrei che mi giudicaste una snob, ma Siracusa sembrava una meta turistica per persone del ceto medio-basso, come Jersey Shore rispetto a Long Island Sound”.

A Siracusa Taylor, insieme a suo marito Finn, alla loro bambina Snow e a Lizzie e Michael, arriva dopo tre giorni passati a Roma, prima tappa della loro vacanza italiana. Lizzie è stata fidanzata con Finn, ma è stato un amore breve o forse solo insostenibile. Comunque è passato del tempo, da allora, e Lizzie ha conosciuto Michael. Michael fa lo scrittore, ha un certo successo e un certo fascino e una giovane amante, Kat. Kat l’ha conosciuta da Tino’s, il locale dove va a cercare ispirazione e a mangiare un panino. Ogni tanto, di sera, da Tino’s va anche Lizzie. Insieme, lei e suo marito, bevono una birra e anche qualche sorso di un qualche buon liquore. Michael lo porta sempre con sé, liquido prezioso, in una fiaschetta di quelle piatte, in alluminio. Le giacche hanno una tasca apposita, a sinistra. L’alcol, uno scudo per difendere il cuore.

Dicevamo Finn. Finn fa lo chef, ha un ristorante e per colpa della passione per la vela una pelle cotta dal sole. Taylor, che di secondo nome potrebbe chiamarsi Perfection, non ha mai capito l’avversione di suo marito per le creme a filtro solare. Ma da quando è nata Snow a Taylor, di Finn, non importa poi molto.

Dicevamo Taylor, Finn, Snow, Michael e Lizzie. E Kat. E Roma. E Siracusa. E Portland. E poi New York. Quattro voci, quelle adulte, quelle ‘lecite’ (povera Kat, povere amanti single di uomini accasati), raccontano. Ovviamente non posso dirvi cosa.

Delia Ephron è bravissima. Un’archeologa vera. Disseziona le teste umane con abilità pazzesca e si aggira per le strade del bel Paese con uno spirito critico che qualcuno potrebbe definire cinico, velenoso, ma non lo è. È solo quella capacità pazzesca di osservare le cose, le persone, i luoghi, i cuori, i rancori, le vendette, i desideri, che se ti appartiene sei, ammettiamolo, fregato. Se però, invece, decidi di prendere carta e penna e scrivere, allora…

allora ti ritrovi a Siracusa. Dopo essere passato per Roma. E stanno per accadere cose che non dimenticherai.

Delia Ephron, Siracusa, Fazi

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