Via da noi di Elena Attala-Perazzini

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Un libro dedicato a chi ha inseguito il sogno americano: sette racconti a metà strada tra storie di vita e letteratura

Ho deciso che avrei raccontato gli italiani delle ultime generazioni trapiantati in questo Paese, esplorando innanzitutto il sentimento di irrequietezza, l’impulso universale che spinge a cercare ‘altro’ altrove, a non accontentarsi o a non rassegnarsi, le cause e le casualità che fanno scattare la scintilla e le modalità con cui questa si traduce in azione – o in reazione – e quindi nel coraggio di partire. Il desiderio di fuggire dalla mentalità del nostro Paese accomuna tutti, unito alla virtù necessaria di credere fermamente in un destino o caparbiamente in sé stessi, per buttarsi fino in fondo nell’avventura di cambiare continente ed essere in grado di affrontare la durezza della nuova realtà. Nel corso dei miei incontri, ho conosciuto tentativi di fughe sia geografiche che interiori, la ricerca di una destinazione che aiutasse non solo a riscrivere il proprio destino, ma a liberarsi o a reinventare sé stessi. (…) Spero di parlare a nome di quanti hanno visto nella ‘partenza’ la loro unica via di uscita, che nel Nuovo Mondo hanno incontrato le opportunità che cercavano e oggi vivono in una terra in cui si identificano ma a cui non se sentono appartenere. Spero di parlare anche per quelli che godono, in quanto italiani, del privilegio di essere apprezzati nel mondo della ricerca scientifica, della ristorazione, del design, della moda, e tuttavia soffrono e subiscono il resto. Come la mancanza di radici e di memoria, l’arroganza di una cultura pervasa da leggerezza e grossolanità, l’autoritarismo di un popolo ingenuo che pratica il consumismo come una religione, la religione come una fobia, la violenza come un diritto. Per quelli che sentono di vivere in un Paese dominato dalla prepotenza, dal pragmatismo spietato, che promettono costantemente di lasciare perché non li merita, ma che non riescono a farlo”.

Italiani ma in America, storie vere di chi oggi ha scelto il sogno americano’, questo il titolo completo del testo scritto dalla Attala-Perazzini, nata e cresciuta a Rimini ma dal 1997 a Manhattan, dove è stata assistente di Oriana Fallaci presso Rizzoli. Sette racconti lunghi a metà strada tra la storia di vita e la letteratura e quattro cronache brevi del Duemila, impostate come articoli di un quotidiano nella parte finale della raccolta compongono un tomo di 355 pagine che ti prende e non ti lascia andare fino all’ultima pagina. Qualità della scrittura, alta letteratura? Non esattamente, no, non è quel tipo di lettura e non credo fosse nelle intenzioni dell’autrice. La magia che si sprigiona dalla carta spessa è quella dei racconti di chi ha vissuto un’avventura e l’atmosfera è affascinante, ricorda i giorni vissuti da bambini, quando un parente o un conoscente veniva a far visita e cominciava da un particolare, un aneddoto, e da lì partivano ore di sfogo, rimpianto, commozione, anche comicità, a tratti.

La storia in apertura è quella di Giovannella e Carlo Moscovici, partiti da Roma per unirsi, lui, alla squadra di ricerca di un certo Albert Sabin che, negli anni ’50, aveva messo su un gruppo di scienziati che avevano un sogno: debellare la poliomielite con un vaccino. Lei, laureata in scienze biologiche dopo essersi innamorata – era iscritta a giurisprudenza – della cellula durante una lezione seguita per caso, entrò a far parte di gruppi di ricerca importantissimi in un periodo in cui, negli Stati Uniti, essere donna, moglie, madre e nello stesso tempo scienziata era quasi impossibile.

Gli Stati Uniti, chi li ha viaggiati non solo da turista lo sa, sono tanti luoghi, tante sfumature e stratificazioni sociali, infinite solitudini, caos colorato che sbiadisce con grande facilità, un mix esplosivo di sfida e fatalismo, di riscatto e resa, di possibilità e deserto. ‘Ascoltare’ l’entusiasmo confermato e le delusioni di chi li ha abitati un modo per conoscere meglio un american dream spesso costruito a tavolino.

Elena Attala-Perazzini, Via da noi, Barbera Editore

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