A una giovane atleta molto competitiva

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Alle Olimpiadi di Tokyo Federica Pellegrini si qualifica settima e annuncia il ritiro. Trionfa Vanessa Ferrari nella ginnastica artistica mentre Simon Biles rinuncia per problemi di salute. Quanto è importante saper perdere nello sport? Ce ne parla Maria Rita Parsi

Federica Pellegrini, 33 anni, alla finale dei 200 metri nella sua quinta olimpiade consecutiva, riesce a strappare un settimo posto e annuncia il ritiro a vita privata. “È stato un bel viaggio, è la mia ultima finale”.

Simon Biles, prima ginnasta nella storia ad aver vinto prima ginnasta nella storia ad aver vinto cinque titoli mondiali nel concorso individuale e tre consecutivi, alle Olimpiadi di Tokyo 2020 lascia tutti di stucco annunciando che non parteciperà alla finale individuale all-around “per concentrarsi sulla sua salute mentale”. La 24enne atleta statunitense ha scritto su Instagram: ho il peso del mondo sulle spalle”.

Rossella Fiamingo, principessa della scherma, poco tempo fa aveva dichiarato a Confidenze: «Tra pochi giorni sarò in pedana, decisa a vincere una medaglia. Anzi due, una individuale e una di squadra» finora si è aggiudicata solo il bronzo a squadre.

Sono alcune delle facce della medaglia della competizione sportiva che mai come ora, con le Olimpiadi di Tokyo 2020 in corso, ci fanno riflettere sulla difficoltà di accettare le sfide e di trovare il giusto spirito sportivo per incassare non solo le vittorie ma anche le sconfitte. Tenacia, forza di volontà, spirito competitivo, voglia di fissare nuovi record, umiltà, sono tanti i valori espressi nello sport. Del tema ce ne parla questa settimana su Confidenze Maria Rita Parsi nella sua lettera aperta “A una giovane atleta molto competitiva“. Ripubblichiamo su blog il suo intervento.

di Maria Rita Parsi

Le Olimpiadi sono cominciate: come si qualificheranno gli atleti italiani? Intanto, speriamo che si distinguano per fair play, dimostrando di saper accettare anche le sconfitte. Qualche riflessione per una giovane ginnasta. Cara Vittoria, ci siamo incontrate dopo che avevi letto il mio libro per bambini Luigina cuor di rabbia (Coccole Books, 6,90 euro): ti sei ritrovata in quel racconto illustrato (dedicato a Federica Pellegrini) che narra la grande ira di Luigina, bambina abituata ad arrivare sempre prima nelle gare di nuoto e incapace di accettare una sconfitta. «Luigina sono io» hai ammesso. gestire gli eventi sfavorevoliAnche tu, che hai 13 anni, pratichi sport a livello agonistico. «Faccio ginnastica ritmica da quando avevo sette anni e, se non arrivo prima a una competizione, mi sento frustrata e umiliata. Insomma, non so perdere. Ero così già da bambina: sapevo che, vincendo le gare, avrei reso contenti mia madre e mio padre. Quindi facevo di tutto per raggiungere il migliore risultato. Anche per superare mio fratello, che ha 17 anni ed è il classico secchione adorato da tutta la famiglia per via degli incredibili risultati a scuola. Mio fratello, tra l’altro, non perde occasione per svilirmi. Dice che sono una perdente: “Sei arrivata seconda anche in famiglia, perché sei nata dopo di me”. Sospetto che ci sia un collegamento tra il rapporto difficile che ho con mio fratello e il mio terrore di perdere. Lei che cosa ne pensa?». Cara Vittoria, prima di tutto, consentimi di rilevare che il tuo nome, Vittoria, è già un ottimo auspicio per il tuo futuro da ginnasta. E poi, devo farti i complimenti: sei stata bravissima a individuare un nesso tra i mortificanti commenti di tuo fratello e la rabbia che provi quando non riesci a primeggiare nelle gare. In concreto, ogni volta che perdi, anziché vivere l’esperienza come un incentivo a migliorare, ti senti sola, mortificata, inadeguata. A questo proposito, vorrei riflettere con te sulla vittoria dell’Italia agli Europei di calcio. Durante la finale, la squadra è partita in svantaggio, subendo già un goal nei primi minuti di gioco. Ma non si è persa d’animo. Ha combattuto, riuscendo a pareggiare e, alla fine, vincendo ai rigori. Grande è stato l’entusiasmo di tutti per la vittoria. Per contro, ha destato stupore e incredulità l’incapacità degli inglesi di accettare la sconfitta, palesata dai giocatori, ma anche dai tifosi. Infatti, se da una parte la squadra ha rifiutato d’indossare la medaglia del secondo posto, dall’altra i tifosi hanno scelto di schierarsi in netta opposizione all’Italia, arrivando addirittura nei giorni successivi a evitare i ristoranti del nostro Paese: le prenotazioni sono crollate del 55%. Ma che cosa significa non saper perdere? Vuol dire non essere in grado di contenere e gestire eventi sfavorevoli che, se accettati, potrebbero invece rivelarsi grandi occasioni di crescita e maturazione per chi li subisce. In questi giorni di Olimpiadi, mi auguro che gli atleti in competizione a Tokyo si dicano, citando Nelson Mandela: «Io non perdo mai. O vinco o imparo». E spero che anche tu faccia tesoro di queste parole. ●

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