Buoni paccheri, fusilli & Co. Ma gli spaghetti battono tutti

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Sono tra le eccellenze del Made in Italy. Eppure, spesso a casa li lasciamo in dispensa. Ma appena arriviamo al ristorante, ordiniamo tutti gli spaghetti

Da italiana Doc, nutro una passione esagerata per la pasta in generale. E per gli spaghetti in particolare. Eppure, chissà perché, se invito a cena o vado io da qualcuno, è molto difficile che il menù li contempli.

Sulle tavole, infatti, di solito arrivano paccheri, fusilli, farfalle o conchiglie, nonostante il classico spago faccia parte della nostra tradizione. Se non addirittura del nostro Dna. Ecco perché sul numero di Confidenze in edicola adesso c’è un intero servizio dedicato agli Spaghetti alla chitarra.

Di diverso da quelli “normali” hanno la forma quadrata e la superficie ruvida. Ma se sono effettivamente buoni, buonissimi, non hanno nulla a che vedere con il filo lungo e tondo. Che magari “accoglie” meno bene il sugo, ma di certo mette più acquolina in bocca.

A questo punto, allora, mi domando perché troppo spesso nelle case si preferiscano paste di altre forme, anche quando in dispensa almeno mezzo chilo di spaghetti c’è sempre.

La prima risposta che mi viene in mente è che avere ospiti stuzzica la creatività e la voglia di dimostrare quanto ci si è dati da fare per solleticare il loro palato. Un atto di assoluta generosità, ma che a volte spinge a buttare in pentola qualcosa che punta più sulla ricercatezza che sulla gola.

Lo dico perché quando poi si va al ristorante e si apre la lista dei primi, gli occhi vengono calamitati dalle proposte in cui definizioni del tipo “allo scoglio”, “alla carbonara” e la più fantasiosa “à la mode du chef” sono abbinate al formato di pasta che tutto il mondo ci invidia. E che apprezza, nonostante obblighi i non abituati a qualche difficoltà nel mangiarlo.

Mi sto ovviamente riferendo agli stranieri in viaggio nel Belpaese, riconoscibili a tavola perché arrotolano gli spaghetti sul cucchiaio prima di portarli alla bocca. Uno spettacolo, per noi, al limite dell’assurdo. Ma che non toglie, a loro, la goduria del prodotto Made in Italy per eccellenza.

Talmente amato ovunque che viene proposto pure all’estero, purtroppo con una certa dose di estro maldestro. Per esempio, quello che si palesa nella cottura dai templi biblici, in grado di trasformare i sottili fili consistenti in spessi tondini mollicci e viscidi. Oltre confine, però, di sorprendenti ci sono anche gli accostamenti.

Alzi la mano l’italiano che di fianco a un hamburger o, peggio, a un’insalata fredda con wurstel, barbabietole e crauti, adagerebbe una montagnola di spaghetti in poltiglia. Invece, per americani e tedeschi l’idea è geniale. Anzi, da gourmet sopraffino. Il che conferma quanto non abbiano ancora capito che la nostra pasta non ha nulla a che fare con riso e cous cous. Quindi, che non sostituisce il pane e non è un contorno, ma un piatto a sé, da condire con un buon sugo (magari sostenuto da carne, pesce o verdura a volontà, in modo da ottenere un pasto completo con un’unica portata).

Di fighissimo, infine, c’è che gli spaghetti sono eccezionali anche semplici, semplici. Perciò, una vera libidine per chi ai fornelli è un disastro, ma non vuole rinunciare alla buona cucina. Che può consistere in due forchettate con burro e formaggio quando si è soli. Oppure con aglio, olio e peperoncino, in compagnia. Non parlo, invece, del mondanissimo spago a mezzanotte, dato che a quell’ora sono già nella fase Rem del sonno. E per propormelo, qualcuno dovrebbe svegliarmi.

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