Che fatica la gym in zona rossa

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Sportiva per natura, dai tempi dei DPCM non scio più, non nuoto, non faccio niente. Solo un po' di gym, faticando ai massimi livelli

Quando sono stata raggiunta dal DPCM che annunciava il primo lockdown, l’indimenticabile sabato 7 marzo 2020, ero reduce dal 34° giorno di sci della stagione. Mentre il venerdì avevo salutato la scrivania su cui mi sono seduta ogni sacrosanta mattina per 35 anni, felice di trasferirmi in una nuova sede di lavoro dalla posizione strategica. Cioè, a due passi da una piscina dove contavo di iscrivermi al più presto.

Vi racconto tutto questo per spiegare quanto la mia vita, prima della pandemia, fosse votata all’attività fisica. Abbastanza da pensare di aggiungere ai 40 minuti di gym quotidiani e ai due giorni settimanali sulla neve un po’ di vasche che avrebbero completato il mio allenamento (il mix di tonificazione, sport all’aria aperta e movimento in assenza di gravità mi sembrava perfetto).

Invece, di colpo ho dovuto appendere gli sci al chiodo. Dimenticare l’abbonamento al nuoto. E contare solo sulla ginnastica casalinga. Svolta regolarmente agli inizi dell’isolamento. Ma sempre più di rado quando la prigionia volgeva all’ergastolo.

Morale, in un anno di pseudo immobilismo mi sono trasformata da entusiasta sportivona in molliccia pigrona. Con qualche conseguenza sull’umore, anche se per fortuna non rientro ancora in quel 40% degli italiani che, secondo Coldiretti, vive una fase depressiva da pandemia, esasperata dal poco movimento fisico.

La percentuale, devo dire, non mi ha stupita. L’essere umano, infatti, non è programmato per vivere in cattività. E neppure per migrare trascinando i piedi dalla camera da letto al salotto, alla cucina. Quindi, l’esistenza da bradipi che abbiamo condotto nell’ultimo anno è ovvio che ci abbia portati al limite dello sfacelo. Psicologico, ma anche fisico.

Ne abbiamo parlato settimana scorsa durante la riunione di redazione, arrivando a una decisione: avremmo dedicato parte di Confidenze (il numero in edicola adesso) allo sport, con editoriale del direttore, moda e bellezza in tema.

A me è toccato il servizio sugli esercizi per risollevare glutei ormai appoggiati alle caviglie e per appiattire ventri gonfi come panettoni. E mentre lo scrivevo è scattata una specie di frenesia che mi ha spinto a spegnere il computer, accendere la musica, posizionare lo step in mezzo alla sala e tornare ad allenarmi.

La sessione, lo ammetto, è stata tragica. Non ero ancora arrivata al ritornello del primo brano che già sbanfavo distrutta. Quando sollevavo i pesetti mi sembrava di avere in mano dei macigni. E al momento degli addominali (un tempo eseguiti in scioltezza) pensavo che la pancia prendesse fuoco.

Non vi dico, poi, lo stretching finale. Ferma nelle stesse posizioni che pochi mesi fa assumevo con naturalezza, come se fossi di pongo, sentivo il corpo teso come una corda di violino. E i muscoli ululanti dal dolore.

La ginnastica, è ovvio, non è durata i canonici 40 minuti perché sarei stramazzata al suolo. Ma quando arrancando sono riuscita a infilarmi sotto la doccia, pur saccagnata nel fisico avevo la mente leggera come una piuma.

Da quel giorno cerco di allenarmi con puntualità. E quando non ne ho la minima voglia, penso che se non fosse scoppiato il Covid oggi sarei al mio 60° giorno di sci, avrei le spalle della Pellegrini a furia di nuotare e le gambe scattanti per lo step.

Questi dettagli bastano a convincermi che lo stramaledetto virus non deve ridurmi a una chiavica depressa. Perciò, incurante delle restrizioni e delle regioni chiuse, unisco l’utile al dilettevole: preparo il fisico alla prova costume (anche se forse non ci sarà). E la mente a convivere con le zone rosse.

Confidenze