Creativi si nasce e si diventa

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C'è chi si crede poco creativo e si priva di importanti opportunità. Eppure la creatività è una dote che potenzialmente tutti abbiamo. E che può essere allenata.

Una mattina, mentre mi dirigo come ogni giorno verso il mio studio, in metropolitana si siedono accanto a me due ragazzi. Avranno poco più di vent’anni. Dai brandelli della conversazione che capto senza volerlo sento che uno dei due si chiama fuori da un progetto:«non sono creativo», dice, «quindi non sono la persona adatta».

 

Confesso che il primo impulso, doverosamente governato, è stato di intervenire. Mi è parso avaro e auto-limitante il giudizio che il giovane dava di sé. Perché la creatività è sì, almeno in un certo senso, una dote innata, ma non fa preferenze e non è selettiva: tutti nasciamo creativi ed è con fantasia, coraggio e un pizzico di incoscienza che muoviamo i nostri primi passi nel mondo.

Basta osservare un bambino piccolo mentre gioca per rendersi conto di come la creatività sia un dono di natura dell’essere umano.

Anche oggi, nell’epoca della tecnologia e dei divertimenti preconfezionati, ogni bambino lasciato libero di esprimersi è la celebrazione vivente della capacità di creare. Sa inventare mondi da fogli di carta colorati, costruisce famiglie con le conchiglie che ha raccolto in riva al mare, riesce a trasformare un sottoscala nel suo castello fatato e sceglie sempre di esplorare ciò che non conosce, magari dopo un’occhiata fuggevole alla mamma per rassicurarsi.

Crescendo, rischiamo di perdere o indebolire questo talento. Diventiamo progressivamente sempre più attivi e, spesso, meno creativi.

Le pressioni sociali hanno il loro peso in questo processo, ma tante volte mettiamo da soli il freno al motore delle nostre potenzialità espressive. Senza saperlo, mortifichiamo la creatività con la tendenza a riempire ogni minuto libero di una giornata già abbastanza fitta o quando ci sforziamo di essere sempre lucidi e “sul pezzo” e privilegiamo l’organizzazione all’improvvisazione o, ancora, ogni volta in cui ci diciamo che non siamo in grado di fare qualcosa.

Malgrado quanto si faccia per soffocarla, però, la creatività resta una risorsa che si può recuperare e allenare. Certo, il premio in palio richiede che si corregga qualche comportamento automatico, almeno all’inizio.

Se sei abituata a ritmi incalzanti e ben scanditi, ti costerà forse un po’ di fatica, ma ti invito a  ritagliare nella tua giornata anche solo cinque minuti di ozio. È un tempo minimo, che non sconvolgerà certo la tua routine, ma che sarà sottratto al fare e al pensare, e messo a disposizione del muscolo addormentato dell’inventiva perché si risvegli.

Usa questi minuti per fantasticare: sogna a occhi aperti e immagina tutto ciò che di bello e di strano riesci a concepire, senza limiti, proprio come fanno i bambini. L’unica accortezza è di rimanere nel momento presente: non rispolverare il passato, non proiettarti nel futuro. Creare non è ricordare e non è nemmeno progettare. Vive di un’apertura gratuita all’oggi ed è un omaggio al qui e ora.

C’è un’altra cosa per me ancora più potente nello stimolare la creatività: il convincersi che siamo all’altezza dell’impresa che ci sta a cuore, che possediamo ogni risorsa necessaria o che, quando ancora non fosse così, in qualche maniera riusciremo ad acquisirla. Se parti dal presupposto che puoi farcela, sarai motivata a trovare tutti i mezzi e i modi per raggiungere l’obiettivo. E ti troverai a percorrere strade sorprendentemente creative per arrivare alla meta.

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