Dalle auto da corsa allo yoga

Mondo

Vi riproponiamo sul blog una delle storie vere più apprezzate del n. 2 di Confidenze

 

I motori e la velocità erano la mia passione, ma a 33 anni ho scoperto la meditazione. La mia indole non è cambiata, ho solo iniziato un percorso di ricerca interiore, che oggi insegno ad altri

STORIA VERA DI PIETRO VIVARELLI RACCOLTA DA CHIARA BOLOGNINI

 

Si può dare una svolta positiva alla propria vita anche in momenti difficili? La mia esperienza di ex pilota di corse automobilistiche conquistato dalle pratiche yoga dimostra che è così. Certo, un percorso autentico non è mai semplice, ancor di più in questo periodo: la crisi causata dalla pandemia ha colpito con più forza le persone sensibili che magari erano già alle prese con problemi personali, o professionali. Durante e dopo il lockdown, la meditazione e le pratiche yoga si sono rivelate per molti una fonte di energia positiva per gestire l’ansia e l’incertezza. Chi conosce la mia storia spesso mi chiede come sia possibile trovare un punto di contatto fra una tradizione millenaria nata in India e il nostro modo di vivere. La mia vicenda personale dimostra proprio questo: un incontro tra la profondità orientale e lo stile di vita occidentale è alla portata di tutti, nelle palestre, o attraverso Internet. Anche perché i maestri oggi non viaggiano solo fisicamente per il mondo, ma anche attraverso il web. La domanda di base allora è come si può trovare la strada per tenere viva la ricerca interiore dando un senso alle esperienze di vita e re- stando attivi nella realtà di tutti i giorni senza chiudersi in un ashram in India? In realtà le occasioni sono le più varie. A volte dopo un dolore, un’esperienza forte, o un periodo complesso, scatta il desiderio di un percorso di crescita interiore. Ogni storia è diversa, ma in ogni caso questa ricerca non è guidato dalla mente, ma dal cuore. Così è successo anche a me. Potrei dire che, a prima vista, mi sono avvicinato allo yoga in modo casuale: ormai oltre 20 anni fa, la mia compagna era appena tornata dall’India e mi incuriosì parlando del suo maestro spirituale. Le chiesi: «Com’è questa storia della meditazione? Cosa bisogna fare?». Lei, molto semplicemente, mi rispose:«Siediti, ripeti questo mantra e vedi cosa succede». Da quel giorno è iniziata la mia esperienza yoga e ha preso il via il mio nuovo percorso. Evidentemente era il momento giusto per dare spazio a motivazioni personali più profonde. Detto così, sembra tutto semplice, invece la realtà si rivelò complicata perché non ero più un ragazzo e avevo uno stile di vita del tutto diverso.

A quell’epoca avevo 33 anni e gareggiavo con auto da corsa. Questa era la mia principale attività, e la mia formazione era quanto di più lontano si possa immaginare dal percorso dello yoga e da quella che poi è diventata la mia nuova vita.
I motori e la velocità erano una grande passione e anche come giornalista professionista mi occupavo di auto per una rivista specializzata del settore.

Di quegli anni, ormai del tutto superati, come fossero un’altra esistenza, non conservo foto né trofei. A un certo punto ho deciso di lasciare le competizioni automobilistiche e la professione di giornalista per insegnare yoga a tempo pieno.

Fino a quel momento, il mio percorso iniziato al volante dei go-kart, mi aveva portato a sfide agonistiche e al salto verso la Formula 3. Avevo disputato con grande passione gare sempre più impegnative in campionati italiani ed europei. Così, quando mi sono avvicinato alla meditazione, mi sono reso conto che il mio corpo non rispondeva come avrei voluto. Non riuscivo a stare fermo per più di cinque minuti, mi pareva che le ginocchia, le spalle e il collo si ribellassero. Altro che fermare i pensieri e calmare la mente, meditare era come accendere un fuoco sotto di me e non sapevo come superare questo blocco. D’altra parte era logico: fino a quel momento la mia attività sica era stata finalizzata per anni alla guida di automobili da corsa. All’inizio mi sentivo del tutto inadeguato e provavo invidia e ammirazione per i miei vicini di tappetino. Anche dal punto di vista caratteriale, oggi mi dicono che ho l’aria tranquilla e serena di chi difficilmente si scompone, ma io non ero affatto così, anzi, ero un tipo piuttosto irascibile. È uno degli aspetti che più sono stati influenzati dallo yoga: non è cambiata la mia indole, però ho imparato a essere consapevole di certe caratteristiche, a controllarle, a pensare e a restare in ascolto prima di agire. E questo è stato possibile perché, passo dopo passo, ho cominciato a percepire pienamente, e per la prima volta in vita mia, il corpo, mentre la mente assorbiva uno stato di grande appagamento e una leggerezza interiore. Il mio fisico è cambiato con la pratica perché ho iniziato a conoscerlo. Prima, come tanti, non ne ero davvero consapevole. Ora che l’hatha yoga, che è una delle tante forme dell’antica disciplina indiana, è entrato nella mia vita sono diventato più aperto, più duttile e anche più resistente.

Nel 1994 ho incontrato Gurumayi Chidvilasananda, una grande insegnante indiana, una vera guida spirituale, e le pratiche di Siddha Yoga da lei proposte. Grazie a questo percorso ho profondamente cambiato la percezione di me stesso, del mondo e della natura dell’universo. Senza la grazia di Gurumayi oggi non sarei chi sono, lei e i suoi insegnamenti sono il mio costante riferimento.
Poi ho incontrato un altro maestro fondamentale per me: John Friend, il fondatore dell’anusara yoga, e questa è diventata la mia pratica principale, prima come studente, poi come insegnante. L’anusara è una metodologia, una tecnica che aiuta in particolare a definire una sequenza di posture, l’uso del respiro e tecniche di meditazione grazie a un sistema di principi universali di allineamento. Attraverso questo metodo si può esprimere una grande creatività.

Proprio l’amore per lo yoga e la profonda gratitudine per tutto ciò che mi ha dato e continua a darmi sono il motivo che mi ha portato a insegnarlo per trasmettere a quante più persone possibile la stessa “grazia” che io ho ricevuto.

Cambiare un percorso è una scelta e non è sempre facile, ma può dare molti risultati. La strada è possibile per chiunque sia interessato a conoscere e a conoscersi, a mettersi in gioco. Nelle mie lezioni insegno diverse posizioni che aiutano ad aprire mente e cuore. Soprattutto le posizioni capovolte, che portano la testa in basso, fanno cambiare prospettiva, danno coraggio, regalano fiducia, gioia e noto che il viso delle persone si illumina. Non occorre andare lontano per avere questi benefici. È vero che, prima di iniziare a insegnare, ho vissuto due anni vicino a Mumbai e ancora oggi torno spesso in India, ma l’esperienza con una buona guida è possibile anche qui.

In questo periodo così difficile, sono convinto che le pratiche fisiche, unite agli esercizi di respirazione e alla meditazione, siano efficaci per aiutarci ad affrontare le s de personali e globali che stiamo vivendo. La pratica quotidiana e regolare aiuta ad affinare l’abilità di prendersi cura del proprio corpo e favorisce uno stato emotivo equilibrato e una mente lucida nell’analizzare le cose con obiettività, qualità indispensabile per non lasciarsi travolgere dagli eventi e per trasformare ogni sfida in un’opportunità. Seguire una pratica yoga significa dedicare tempo a se stessi per recuperare fiducia e serenità. Trovare un punto di riferimento interiore che aiuti ad accettare la realtà con più apertura, sentendosi parte di una comunità. ●

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