Due pazzi immersi nel bianco

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Le manie possono essere innocue, ma anche no. E io mi domando se quelle scatenate dal mio nuovo appartamento tutto bianco siano normali o da ricovero

Alla domanda Qual è la tua piccola mania? (che poi è anche il titolo di un articolo su Confidenze in edicola adesso) ho guardato subito l’orologio, consapevole del fatto che raccontare tutte le mie (sono una caterva) richiederebbe troppo tempo.

Per non perderne, ho cercato di corsa un po’ di conforto nel sommario che, però, recita: «Spesso si tratta di rituali del tutto innocui. Ma in certi casi è meglio chiedere aiuto». A quel punto mi sono venuti i brividi, visto che sto vivendo una fase per la quale uno psichiatra mi farebbe ricoverare immediatamente.

Sì, perché dopo mesi da sfrattata per lavori in casa, sono riuscita finalmente a rimetterci piede. Ritrovandomi in locali molto famigliari (abito qui dal 1991), ma completamente rivisitati.

Nella nuova versione l’appartamento è tutto bianco. Lo stesso colore di prima, a dire la verità. Ma se gli anni l’avevano un po’ ingrigito, oggi è talmente luminoso da destabilizzarmi. Al punto che sono soggetta ai suoi effetti collaterali, cioè in preda alla fissa dell’ordine e della pulizia.

Attenzione: i miei comportamenti tra le mura domestiche non sono i soliti delle persone che, non amando vivere nel caos, si dedicano alle doverose incombenze per poi godersi la giornata. Magari.

Complice lo smartworking, che mi vede per la prima volta in casa 24 ore su 24, ne trascorro la maggior parte a controllare che nulla sia fuori posto e che tutto brilli. Perciò alla mattina, con un letto che neanche un militare riuscirebbe a rifare così bene, il bagno che scintilla e la cucina che lancia bagliori, invece di sedermi tranquilla al computer, tra una mail e l’altra penso a come rendere ancora più perfetta tanta perfezione.

Le idee fioccano copiose nonostante l’appartamento sia nuovo di pacca e lindo come la sala operatoria di una clinica svizzera. E se mi telefona qualcuno, gli parlo con il piumino in mano, il mocio lì pronto e l’aspirapolvere con la spina già inserita.

Ma non è tutto: nell’armadietto dei detersivi colleziono prodotti specifici per la qualunque, quando fino a poco fa me la cavavo con uno sgrassatore universale.

Il peggio di me stessa, però, lo darei se avessi ospiti a cena, che non ho ancora invitato per il terrore che facciano cadere una briciolina di pane sul parquet appena lamato o che (orrore degli orrori) ci strofinino sopra la sedia, spostandola scelleratamente senza sollevarla di almeno 25 centimetri da terra.

Al solo pensiero sento una scossa correre lungo tutta la schiena che cerco di fermare con mosse intelligenti. Del tipo, portare ogni singolo rifiuto nei bidoni condominiali, convinta che la mia pattumiera intonsa non sia ancora pronta per accoglierli.

A questo punto vi domanderete come riesca il mio fidanzato a sopportarmi. In realtà, lui è messo peggio di me. Tant’è che alla sera quando rientra, neanche mi saluta. Si fionda nello stanzino dove giace un bidone di vernice (l’abbiamo sottratto di nascosto agli imbianchini prima che se ne andassero definitivamente) e come fosse Zorro sfodera il pennello a mo’ di spada, ritoccando i muri qua e là.

Morale, viviamo sì in un nitore da pubblicità. Ma narcotizzati dall’odore di vernice e senza più un anticorpo. Domandandoci, di tanto in tanto, se non sia il caso di chiedere il famoso aiuto di cui parla l’articolo.

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