E la chiamano estate…

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Tra mascherine e distanziamento sociale, così è trascorsa l'estate dei nostri ragazzi. Ma non tutti hanno osservato le regole e adesso si vedono i risultati.

Come hanno trascorso i nostri ragazzi l’estate dell’emergenza Covid? È quello che ci siamo chiesti nell’articolo di Tiziana Pasetti La strana estate su Confidenze in edicola.

Nel servizio vengono intervistati tre adolescenti che raccontano con quale spirito hanno vissuto i mesi di emergenza Covid alle prese con mascherine e distanziamenti sociali. Leggendo le loro testimonianze mi sembra di intravedere in tutte un denominatore comune: la voglia di buttarsi alle spalle questa pandemia e fare come se nulla fosse successo, sfruttando l’ondata liberatoria del fine lockdown per chiedere qualche concessione in più ai genitori.

Questo comportamento è stato visibile per tutta l’estate: ad ogni latitudine, la giusta voglia di evasione estiva ha prevalso oscurando la minaccia del virus, già archiviato come acqua passata.

Un po’ ha giocato a loro favore il fatto che il contagio si era diffuso soprattutto tra le fasce di età più elevate della popolazione, lasciando pressoché immuni i giovani. E questo ha creato in loro un senso di onnipotenza e forse ha generato anche una certa superficialità nell’approcciarsi agli altri.

Le discoteche rimaste aperte in Italia (almeno fino a poco prima di ferragosto) mentre persino a Ibiza quest’anno c’è stata la serrata generale, gli aperitivi sulla spiaggia e gli inevitabili spostamenti da una località turistica all’altra hanno fatto il resto.

A giudicare dai dati sull’abbassamento dell’età del contagio l’ìetà media è scesa a 38 anni) e dal numero di giovani risultati positivi, in questi giorni di rientro dalla vacanze, sembrerebbe che abbia dominato una certa spensieratezza e incoscienza. Leggo dai principali quotidiani di oggi: Taormina: 14 giovani trovati positivi al tampone Covid,  sono stati in stretto contatto nel periodo di ferragosto tra feste private e locali pubblici tra Taormina e Giardini Naxos.

Dal Messaggero: Ragazza contagiata in Ungheria partecipa a una festa a L’Aquila, 40 giovani in isolamento.E poi ancora Ibizia fatale: Neymar, Di Maria e Paredes positivi al Covid.   

E l’elenco è lungo. Ho trascorso le mie due settimane di vacanza in una località marina del Centro Italia dove nel centro storico, l’ordinanza del sindaco imponeva dall’8 agosto in poi l’uso della mascherina dalle 19.30 di sera . Mentre gli over cinquanta e in generale gli adulti la indossavano   a ogni ora del giorno anche per andare in giro nel Paese, teen-ager e ventenni no. Anzi avevano trovato il furbo escamotage di assembrarsi tutti al bar appena fuori le mure storiche del paese dove appunto il divieto di mascherina cadeva. Ma un Paese che non insegna ai ragazzi il senso civico e la responsabilità individuale verso se stessi e agli altri, al di là del divieto prescritto, che Paese è?

Forse a far da deterrente vale di più l’esempio del compagno o dell’amico contagiato perché si sa finché il problema non ci tocca da vicino, non esiste, non ci riguarda, ma in questo caso non è così. Si chiama pandemia perché coinvolge tutti ad ogni latitudine e in ogni Paese del mondo e ai nostri ragazzi vanno solo trasmesse regole precise e facili da rispettare. Sono sicura che lo faranno.

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