Vasco, ti scrivo. Come fossi una tua canzone

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I primi 70 anni di Vasco Rossi? Vissuti senza rimpianti. Una giornalista fan gli scrive. immaginando di rivolgersi a lui come se fosse una delle sue canzoni. Con l'augurio di continuare a superare se stesso

«Considerato la maggiore rockstar italiana, Vasco Rossi è tra i pochi in grado di mettere d’accordo più generazioni. Infatti, ai suoi concerti il pubblico non ha età. Io gli scrivo una lettera. Come se fossi una canzone, nata dal suo talento

Di Giovanna Sica

 

Caro Vasco, ti scrivo e ti vengo a cercare, anche se sei tu a vestirmi di parole. Perché io sono l’anima del mondo e cammino nuda sopra “tetti e case e grandi le periferie” e nei tuoi occhi misteriosi riverbera la mia presenza. Dove comincia la nostra storia? A Zocca, fra 4.500 facce, la tua è quella che ha lo sguardo più alto. Eppure sei solo un bambino timido. Mamma Novella, che adora intonare ritornelli per le stanze di casa, ti fa prendere lezioni di canto. Papà Giovanni Carlo, camionista, sogna per te un lavoro al coperto. Sa bene cosa vuol dire trovarsi in mezzo alle intemperie. Ma papà muore troppo presto e non fa in tempo a vederti sul palco. Esposto sì, ma ammantato da tanto di quell’amore che non c’è stata tempesta che tu non abbia saputo dominare. Antesignano lo sei sempre stato, sin da quando hai fondato Punto Radio nel 1975, un anno prima che in Italia fosse possibile aprire una radio libera.

TI PIACE PROVOCARE
Dopo l’esordio da deejay, nel 1977 incidi il tuo primo 45 giri, Jenny/Silvia; due anni dopo, Non siamo mica gli americani! L’album contiene Albachiara, la storia di una ragazzina che “respiri piano per non far rumore” e che all’ultima strofa: “qualche volta fai pensieri strani/ con una mano, una mano, ti sfiori”. In quegli anni parlare di masturbazione femminile è una provocazione. Ma tu questo vuoi: provocare, tenere sveglie le coscienze. Continui l’anno successivo con Colpa d’Alfredo. “Ho perso un’altra occasione buona stasera/ è andata a casa con il negro, la troia”. Canti le parole che le persone usano nella vita vera, perché se uno vede la donna che gli piace andare via con un altro non usa frasi gentili. Passeranno 40 anni, nascerà e crescerà (pure troppo) il principio del politically correct ma tu, fedele a te stesso e alle emozioni di cui sei portavoce, farai il più grande concerto di tutti i tempi e partirai con la stessa strofa. Negli Ottanta arriva il successo grosso, Siamo solo noi, e poi le partecipazioni a Sanremo con Vado al massimo e Vita spericolata. Anche all’Ariston non ti smentisci: non ti uniformi agli altri artisti in gara. Bollicine è l’album della consacrazione, ma tu non mi sembri abbastanza lucido per godertela: nel 1984 fai 22 giorni di carcere per detenzione di cocaina. Vai giù, ma ti rialzi l’anno dopo con Cosa succede in città. La rinascita definitiva arriva nel 1987 con C’è chi dice no. “C’è qualcosa che non va/ in questo cielo/ c’è qualcuno che non sa/ più che ore sono”. Nel ‘93 incidi Gli spari sopra, un trionfo di pezzi indimenticabili: meritatissimi i 10 dischi di platino. “Vivere/e sperare di star meglio/ Vivere/e non essere mai contento/ Vivere/come stare sempre al vento/ Vivere, come ridere” (Vivere). Parole semplici, autentiche, in cui le persone si riconoscono. Parole che fanno tirare un sospiro di sollievo: chi ascolta non è più solo, si sente in comunione con gli altri, alla tua messa laica. E poi succede che muore Maurizio (Lolli, amico e manager, ndr) e per dialogare ancora con lui metti le ali di Angeli: “Qui è logico/ cambiare mille volte idea/ ed è facile/ sentirsi da buttare via/ qui non hai la scusa/ che ti può tenere su/ qui la notte è buia/ e ci sei soltanto tu”. Anche il 1998 è un anno che dà e prende.

HAI SUPERATO TUTTI
Il concerto dell’Heineken Jammin’ Festival a Imola con 100.000 partecipanti e la morte di Massimo (Riva), amico, chitarrista, fratello. Da allora non ci sarà evento in cui io e te non lo saluteremo guardando il cielo. “È nell’aria ancora il tuo profumo/ dolce, caldo, morbido/ come questa sera/ mentre tu/ mentre tu/ non ci sei più”. Con il nuovo millennio arrivano concerti e altri magici refrain che sono diventati patrimonio dell’umanità. “Sai che cosa penso/ che se non ha un senso/ domani arriverà/ domani arriverà lo stesso” (Un senso), e ancora: “Qui si può/ solo piangere/ e alla fine non si piange neanche più” (Il mondo che vorrei).

Nel 2012 con L’altra metà del cielo celebri i ritratti di donna che hai tracciato durante la tua carriera. E allora, addosso a me, la tua farfalla piccolina che ti solletica le ciglia e ti spalanca visioni, hai ricamato nuovamente il viso che avevano Silvia, Genny, Susanna, Gabri, Giulia, Laura, Sally. Tutte le donne, vere o immaginate, che hai amato e raccontato. Il primo luglio 2017 festeggi i 40 anni di carriera e di vita esagerata con il Modena Park: più di 220.000 spettatori paganti, un record mondiale. Quella sera di tre anni fa, quando eravamo io e te sul palco e il tuo popolo intorno, ho pensato che non hai piena consapevolezza di ciò che rappresenti. O forse lo sai bene, ma cerchi di non prenderti troppo sul serio. Al Modena Park ho avuto paura per te. Era troppo grande da gestire quell’emozione. Ma tu mi hai guardato e mi hai fatto un cenno: stava per cominciare lo show e contavi su di me per spargere sulle teste dei tuoi fan la nostra magia, che non sappiamo nemmeno noi come nasce. “Ma le canzoni/ son come i fiori/ nascon da sole, sono come i sogni/ e a noi non resta che scriverle in fretta/ perché poi svaniscono/e non si ricordano più” (Una canzone per te). Caro Vasco, una volta hai detto che volevi una figlia femmina perché sognavi una donna che ti amasse veramente.

Io, Vasco, sono io la figlia femmina che non hai avuto. Io, canzone. Io che ci sono sempre stata. Quali pensieri e sogni e visioni mi cucirai addosso l’anno che verrà e che, l’hai annunciato, porterà un nuovo album? Quali record vuoi ancora battere? Vasco, hai superato tutti e ora puoi sorpassare solo te stesso. “E vivere con passione/ vivere solamente/ vivere continuamente/ vivere senza ricordo/ e senza rimpianto…” (Se ti potessi dire).

 

Nell’immagine: Vasco Rossi (70 anni) in concerto.
© Getty

Testo pubblicato su Confidenze 36/2020

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