Esodo di Domenico Quirico

Mondo

Il 3 ottobre è stata la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione. Questo libro restituisce un'anima e un volto a chi dal mondo è in fuga

“Parti intere del mondo si svuotano, di uomini, di rumori, di vita. Percorro squarci sterminati di Africa e di Medio Oriente e scorgo soltanto deserti e sterpaglie. La sabbia che ricopre le strade e ne cancella il ricordo.

Quando giro per le strade silenziose ed entro nelle case, le cui porte aperte non respingono né invitano alcuno, non sono solo. Nelle stanze l’aria è ancora piena del calore della gente che vi ha abitato, anche gli oggetti non si sono ancora staccati dai loro possessori: le maniglie serbano l’impronta delle mani, gli sguardi delle donne aderiscono ancora alle stoviglie, gli armadi custodiscono abiti e masserizie, l’odore delle ore volgari e di quelle solenni. Le cose si staccano dalle persone più difficilmente che le persone da loro; e quando una persona è già morta da un pezzo le rimangono a lungo aggrappate.

Ciascuno di loro è un caso, non una massa come ci ostiniamo a convertirli”.

Di migranti e di profughi sentiamo parlare in continuazione. E di migranti e di profughi vediamo in continuazione servizi nei telegiornali, copertine edulcorate o sfoghi accorati. Di profughi e di migranti non sentiamo parlare affatto, in realtà. E dei profughi e dei migranti nulla abbiamo visto se tra i nostri e gli occhi di ciascuno di loro lasciamo che qualcuno innalzi il muro di colonne sonore, straniamenti politici, razzismi epidermici e lessicali.

Ogni migrante ha un nome, una storia che somiglia a quella di tutti e da quella di ciascuno si differenzia per amori, legami, sogni, speranze.

Provate a immaginare. Un giorno tutto salta. Un golpe. Un dittatore. E devi fuggire, presto, prima possibile se vuoi salvare te stesso e i tuoi figli. Provate a immaginare ancora. Non hai i soldi per poter andare avanti, il Sistema è marcio, l’unica possibilità è oltre il tuo confine, un lavoro qualunque. Provate a immaginare le manine dei vostri bambini, la prima volta che vi hanno chiamato mamma o papà, il primo bacio che avete dato. Tutto questo cancellatelo. Non esiste più nulla. Siete solo profughi o migranti, massa informe e lercia, corpi da spintonare su un molo cariato, nuclei familiari da separare, mariti e mogli allontanati, il tuo nome un suono senza calore.

I giornalisti possono fare grandi danni al mondo se non accelerano il passo come possono se vogliono. Il giornalista può arrivare prima e dopo il gioco politico, può diventare la voce di chi è sopraffatto dall’indicibile. Raccontare e ascoltare le storie restituisce anima e volto a chi dal mondo è in fuga e risveglia la nostra compassione, quel dolore condiviso e da condividere che è alla base dell’umanità.

Domenico Quirico, in questo, è un Maestro.

Domenico Quirico, Esodo (Storia del nuovo millennio), Neri Pozza

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