Finché c’è musica c’è speranza

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La musicista Ucraina Vera Lytovchenko suona il violino dall'inizio del conflitto, è solo un esempio della forza della musica che travalica i confini della guerra

Vera Lytovchenko è la musicista ucraina che dalla cantina di casa sua, dove si è rifugiata con la famiglia, non ha mai smesso di suonare il violino in questi quasi 30 giorni di assedio di Kharkov, la sua città.

Trovate la sua intervista sull’ultimo numero di Confidenze; la sua è solo una della tante testimonianze di come la musica e l’arte in generale in queste settimane di guerra e angoscia abbiano cercato di travalicare i confini geografici del conflitto e di trasmettere un messaggio universale di pace al mondo.

Non senza qualche polemica, perché il tema di fondo se l’arte e la cultura debbano essere in qualche modo neutrali e superiori alle divisioni tra popoli imposte dalle guerra, è tornato più che mai sentito e d’attualità. Ne abbiamo visti gli effetti nelle prime settimane del conflitto Russia-Ucraina quando il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha prima intimato al direttore d’orchestra Valery Gergiev di dissociarsi pubblicamente dall’invasione russa di Putin in Ucraina e poi l’ha sospeso dal suo incarico sostituendolo con un altro direttore (Timur Zangiev). Ha fatto bene? Non avrebbe dovuto coinvolgerlo in questioni politiche che esulavano da aspetti artistici?

Nelle stesse settimana l’Università Bicocca cancellava un corso sulle opere di Dostoevskij, monumento mondiale della letteratura russa e autore imprescindibile nella formazione letteraria di ogni adolescente.

Sono tutti episodi che ci raccontano quanto sia difficile separare l’arte, la letteratura e la musica dalla guerra. D’altronde Pablo Picasso non avrebbe dipinto Guernica se non ci fosse stata la guerra civile spagnola e il Franchismo alla fine degli Anni 30 e quell’opera è divenuta il simbolo per antonomasia di tutte le guerre del Novecento.

In queste settimane in cui un nuovo spettro si aggira per l’Europa (quello di una terza guerra mondiale) vale la pena soffermarsi sul messaggio positivo che la musica può portare a tutti. I giorni scorsi a Roma si è svolta l’ Iniziativa «Insieme per la pace» musicisti, attori e performer sul palco di Piazza San Giovanni per chiedere di fermare la guerra in Ucraina. Sempre a Roma l’Accademia di Santa Cecilia ha ospitato il concerto di beneficenza dei solisti di Kiev, un gruppo fondato nel 1996 e formato dai migliori musicisti ucraini,

Il Teatro alla Scala di Milano ha organizzato per la sera del 4 aprile Il Concerto per la pace: in programma lo Stabat Mater di Rossini, con coro e orchestra del teatro diretti da Riccardo Chailly e artisti del calibro di Juan Diego Florez, Rosa Feola e Alex Esposito. La direzione del teatro esprime così «ferma condanna della guerra e la solidarietà con le vittime di una violenza cieca e insensata». I proventi del concerto, (in vendita da martedì 15 marzo sul sito www.teatroallascala.org) saranno interamente devoluti al nuovo Fondo #MilanoAiutaUcraina di Fondazione di Comunità Milano Onlus, e alla Croce Rossa Italiana Internazionale.

Un’iniziativa analoga è stata presa dal prestigioso teatro l’Opera di Parigi per il 27 marzo, con un’ esibizione che vede impegnati ètoile, solisti e danzatori del corpo di ballo con orchestra e coro del teatro diretti da Carlo Rizzi. Anche in questo caso l’intero ricavato sarà devoluto al collettivo Alliance Urgences en Ukraine che riunisce diverse associazioni.

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