Il peso della pandemia sugli adolescenti

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Dopo il lockdown alcuni sono rimasti chiusi in casa, altri si sono dati alla movida. Ora gli adolescenti rischiano di pagare il conto più salato della pandemia

Quanto sta pesando la pandemia sulla vita dei nostri figli? Ha ragione chi dice che i più giovani stanno pagando il prezzo più alto, in termini di mancata formazione e occasioni di crescita personale e culturale? E ancora, che cosa ricorderanno i ragazzi di questo 2020 che li ha visti forse per la prima volta privati di una parte della loro libertà, come quella di festeggiare un compleanno con gli amici, di fare tardi in un locale o anche solo di partecipare a una partita di calcio o di basket?

Me lo sto chiedendo da giorni mentre si sussegue il tamtam delle possibili nuove restrizioni: scuole chiuse per gli studenti dai 16 anni in su per evitare il sovraffollamento sui mezzi (ma conta di più l’efficienza della metropolitana o l’istruzione delle nuove generazioni?); lockdown parziali previsti nelle aree a maggior rischio di nuovi focolai.

La mia generazione è cresciuta tutto sommato in una bolla felice: dal baby boom degli anni 60 ai mitici anni 80 fino a oggi non abbiamo mai conosciuto una guerra, una limitazione delle nostre libertà e anche negli anni bui del terrorismo se mai l’unica avvertenza era quella di non farsi mai trovare in giro senza documenti d’identità. Ma oggi i millennial si trovano a combattere un nemico su cui nemmeno i libri di storia si sono mai soffermati più di tanto: il virus e l’epidemia. Tornare a rileggere le pagine del Manzoni o ancora meglio di Lucrezio che nel De Rerum natura descrive la Peste di Atene del 430 A.C può essere utile a capire i corsi e ricorsi storici ma non li aiuta a trovare le certezze sul futuro che in questo momento mancano.

Delle conseguenze psicologiche del lockdown sugli adolescenti parliamo nella storia vera Chiuso in camera pubblicata su Confidenze: una mamma descrive uno scenario che forse oggi appare superato: il figlio sedicenne che dopo la fine del lockdown stenta a riprendere contatti con il mondo esterno, non esce più di casa nemmeno per vedersi con gli amici, con i quali resta invece collegato on line dal mattino alla sera, e soprattutto non sembra interessarsi a nulla.

Per un po’ quest’estate ho temuto anch’io che mio figlio fosse caduto vittima della stessa situazione: la scuola era finita, le lezioni on line terminate eppure i suoi pomeriggi non erano cambiati: nonostante le belle giornate, stava in casa. Poche uscite con gli amici e tanta Internet. Forse mi dicevo, dopo mesi di martellamento di #iorestoacasa anche i nostri ragazzi avevano percepito che l’unica safety zone era rimasta la loro cameretta e che il grande nemico invisibile del virus si concentrava là fuori, all’aria aperta. E quindi non si sentivano sicuri nonostante la grande emergenza fosse passata. Poi per fortuna è arrivata l’estate, le vacanze, i contagi sono spariti e tutti abbiamo potuto tirare un respiro di sollievo.

Ma adesso? Adesso i nostri ragazzi devono affrontare forse il periodo peggiore, perché si sentono dire ogni giorno che neppure nelle nostre case siamo al sicuro, che se invitiamo persone, non devono essere più di 6, che se vanno a casa dei nonni è meglio che tengano la mascherina e che il contagio sta crescendo proprio per diffusione in ambito familiare.

Ora io mi immagino come si possa sentire un adolescente i cui punti fermi sono la famiglia, gli amici, la scuola, nel sentirseli smontare uno a uno. E francamente non ho neanche consigli da dare. O meglio l’unica avvertenza che mi sento di seguire è quella di cercare di far fare a mio figlio una vita il più possibile normale, il che significa anche prendere i mezzi la mattina per andare a scuola, ma magari tenere una mascherina un po’ più filtrante, igienizzarsi le mani una volta uscito dalla metro e andare a mangiare la pizza con gli amici solo all’aperto (finché il tempo lo consente) o in locali spaziosi dove è garantito un certo distanziamento. Per certi aspetti la pandemia può essere anche un’occasione per noi genitori di mostrare ai ragazzi come le difficoltà nella vita vadano affrontate stringendo i denti senza mai perdersi d’animo e con la consapevolezza che, con i comportamenti adeguati, passerà più in fretta (si spera) anche questo tempo così strano e buio.

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