La crisi dei 25 anni

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È l'età in cui è più facile sentirsi in trappola, incasellati in un lavoro che non piace o in una relazione soffocante. E succede a molti più ragazzi di quanto si immagini

La chiamano la crisi dei 25 anni e per dare l’idea di come il fenomeno sia globale esiste già da anni l’hashtag #quartelifecrisis; colpisce il 90% dei Millennial in un’età in cui ragazzi non sono più teenager ma neppure adulti indipendenti e cominciano ad avvertire su di loro la pressione della società e delle famiglie “a concludere qualcosa”.

Uno studio dell’Università di Greenwich e di Londra ha messo a fuoco che la maggior parte dei giovani nati dal 1986-1996 soffre di uno stato ansioso e depressivo intorno a un arco di tempo che va dai 25 ai 35 anni.

I sintomi di questo tunnel esistenziale sono di sentirsi in trappola o in una relazione o in un lavoro, finché non compare la consapevolezza di questo stato di malessere, il desiderio di cambiamento e la ricostruzione di sé.

Su Confidenze di questa settimana la storia vera In Trappola raccolta da Giovanna Fumagalli racconta proprio di una ragazza che attraversa una crisi esistenziale.

Clara, 23 anni, dopo la felicità iniziale per aver trovato il grande amore a lungo sognato, comincia a sentir scricchiolare qualcosa dentro di sé, la vita le appare già programmata e decisa per il prossimo decennio (con il matrimonio dietro l’angelo e i genitori tutti contenti del nuovo genero). Ha la sensazione che qualcuno abbia scelto per lei e che non sia lei in prima persona artefice del proprio destino.

Quanti di noi si sono sentiti in questa situazione? Magari non nella vita sentimentale, ma davanti a scelte importanti, come quella di quali studi intraprendere o quale professione scegliere. Chi non si è sentito addosso la pressione di parenti e amici che incalzanti chiedevano: “E adesso cosa intendi fare?”.

Spesso è normale a 25 anni non avere ancora le idee chiare sul proprio futuro: si è usciti dall’adolescenza ma non si è ancora entrati nel mondo degli adulti e non ci si sente pronti: mettere fretta ai ragazzi o farli sentire inadeguati non aiuta nessuno.

Lo stesso vale sul fronte delle relazioni affettive:“ma non ce l’hai la fidanzata fissa?” credo sia stato il tormentone di mamme e zie per molti ventenni.

Personalmente, guardando a ritroso, ho capito di aver attraversato anch’io la crisi dei 25 anni, solo che appunto non l’avevo identificata come tale. Ricordo benissimo il periodo in cui, fresca di laurea e di primo impiego, non vedevo l’ora di godermi la tanto agognata libertà dalla famiglia, finalmente autonoma, passando weekend con gli amici o in giro per le varie capitali d’Europa.

L’idea che davanti a me si profilasse una vita scandita da una serie di tappe obbligate (dalla società più che dalla mia famiglia) non faceva proprio per me.

Quasi tutte le mie amiche erano fidanzate e progettavano già il matrimonio mentre io desideravo solo andare a vivere da sola e sperimentare un po’ di autonomia dalla famiglia di origine. Per giunta ai tempi avevo un lavoro che mi consentiva di viaggiare tantissimo per l’Europa ed essere libera da impegni familiari era la condizione ideale.

Non è mai facile fare scelte contro corrente, ma a posteriori so di aver fatto bene ad aspettare di vivere ogni esperienza al momento giusto, quello in cui mi sentivo di farla e non quello in cui mi veniva imposto dagli altri.

Ora se mi immedesimo nei ragazzi di oggi, stretti in un momento di grande incertezza per il futuro, per giunta acuito dalla pandemia che sta mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro e di opportunità per i giovani, non posso che comprendere il loro disagio e disorientamento.

Sta a noi genitori restargli accanto, accompagnando le loro scelte e indirizzandole senza però mai dimenticare che devono essere le loro e non le nostre.

Confidenze