La storia delle mie tette di Jennifer Hayden

Mondo

Nel mese della prevenzione del tumore al seno una graphic novel racconta in modo spigliato e profondo la battaglia di tre donne contro la malattia

Cominciamo dall’inizio, per una volta. Cominciamo con una verità inconfutabile e incontrovertibile: i fumetti fanno bene alla salute. Fanno bene agli occhi e alla fantasia (l’immagine non frena l’ulteriore disegno che ciascun osservatore crea da sé e per sé in quell’abisso dove tutto è possibile rappresentato dalla pausa, dal salto in bianco tra una vignetta e l’altra).

Pur senza essere un’esperta di quest’arte perfetta e perfettibile ho sempre amato perdermi tra le parole e le nuvole che da bambina mi portavano a Topolinia e addirittura all’inferno insieme a Geppo passando per la casa di Valentina Melaverde e della sua adorabile sorellina, la Stefi. Poi è arrivato tanto altro, ma quella tenerezza di attesa e di approccio è rimasta. Il fumetto è un dono. Un patrimonio per l’umanità.

All’inizio di giugno un immenso Carmine di Giandomenico ha deciso di sfidare il mondo e di ripercorrere, insieme a Ulisse, il ritorno a Itaca. Un tempo infinito compresso in due giorni scarsi di magia pura, di carta e colori e tratti che ha regalato a tutti noi un Nostos nell’epica mitica e un weekend di incontri e abbracci tra amici vecchi e nuovi.

Di Micol Beltramini avevo sentito parlare un paio di stanze oltre la mia, parole attutite però da una mia disattenzione colpevole. L’ho conosciuta in quei giorni teramani. Ho conosciuto lei e un mondo incantato che attraversa con passo lieve ma deciso. Per le Edizioni BD cura la collana PsychoPop e dopo avermene parlato con entusiasmo e commozione mi ha fatto recapitare una copia di un fumetto che andrebbe inserito in tutti i programmi scolastici di ogni ordine e grado e nel protocollo di prevenzione e cura del tumore al seno.

Ogni esistenza è fatta di giorni, scoperte, evoluzioni naturali e deviazioni casuali. Quella che Jennifer ha scritto, raccontato e disegnato è la sua storia, quella della sua famiglia, della sua crescita, della sua vita.

Filo conduttore, le tette. Dalla loro assenza naturale nel momento della nascita, all’attesa agitata e curiosa della pubertà, alla carezza goffa da parte di chi ti fa battere per la prima volta il cuore, alla funzione materna dell’allattamento, alla comparsa di qualcosa che ti toglie prima il fiato e poi…poi comincia una battaglia. Battaglia che vede coinvolte sempre più donne.

La speranza è una scommessa che, grazie alla tempestività della diagnosi e ai passi in avanti fatti dalla ricerca, è sempre meno impossibile da vincere, anzi. La bellezza sta nella lotta che paziente e medico insieme, una squadra vera e propria, combattono contro i luoghi comuni, contro chi cerca di ridurre la quotidianità della donna colpita dal cancro solo alla condizione di malata. Resiste la femminilità, resiste la passione, resistono i rapporti umani, un nuovo look da osare, un amore da sognare, una giornata no da maledire, il risveglio stonato dopo una notte brava, i litigi con i figli e poi gli abbracci. La malattia non rende santi, la malattia non è una lettera che dallo scarlatto vira al nero.

Jennifer Hayden è stata bravissima a inserire la malattia tra gli eventi di una vita senza dare a questa un’enfasi maggiore o minore rispetto al resto, senza togliere il passato e il futuro e il presente complesso che non va, e non deve andare, in stand by. La malattia non è il centro della nostra vita, non la risolve e non la dissolve, la svolge.

E così come il nostro carattere e le nostre lacrime insegnano al nostro cuore come gestire le delusioni d’amore, le crisi lavorative, i patemi legati alla crescita dei figli, così carattere e lacrime insegnano al nostro corpo che a comandare sono i pensieri e le intenzioni.

Siamo vive. Siamo in cammino. Sopra e sotto di noi, intorno, dentro, siamo vive. Con tutto quello che questo comporta. Nascere, crescere, sorridere, stringere i denti, urlare contro il cielo, godere, amare, prendersi cura di noi e di chi abbiamo accanto. Con delicatezza, poi, chiudere gli occhi quando luna e sole si spengono. Del buio abbiamo imparato a non avere paura.

Jennifer Hayden, La storia delle mie tette, Edizioni BD

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