Lasciateci le piccole certezze quotidiane

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Gli psicologi li chiamano legami deboli, sono le conoscenze superficiali della vita di tutti i giorni che in tempi di Covid si rivelano una vera ricchezza

Dopo un anno di smart working anch’io come tutti ho ridisegnato i confini delle mie giornate e acquisito nuove abitudini e piccole certezze quotidiane che prima non rientravano nel mio universo. Prima di tutto ho riscoperto il mio quartiere, non che non lo conoscessi, certo, ma abituata a stare fuori casa dalle otto del mattino alle otto di sera, le mie uniche frequentazioni in zona erano ridotte ai supermercati dove la sera mi caracollavo alla ricerca dell’ultimo litro di latte fresco rimasto. Così anche la familiarità con i vicini era piuttosto scarsa e di solito limitata agli incontri del sabato mattina, quando si torna a casa con le buste della spesa e si scambiano quattro chiacchiere di rito in ascensore.

Ma la clausura indotta dalla pandemia ha per forza di cose creato nuovi ritmi e allora ecco che la mia settimana lavorativa oggi viene scandita da brevi uscite mattutine, di solito sul presto, dove spesso incontro le stesse persone e vederle, scambiare anche solo due parole mi aiuta ad affrontare la giornata lavorativa in solitudine con più serenità. L’appuntamento a cui non rinuncio mai è l’uscita per comprare il pane e il giornale, alle 8.30 del mattino sono già fuori, è un’occasione per mettere il naso fuori di casa, e specie adesso, con l’arrivo della primavera, una boccata d’aria fresca e un giro nel parco di casa tra i germogli in fiore, aiuta a sentirsi meno imprigionati tra quattro mura.

Di conseguenza sono entrate nella mia quotidianità persone con cui prima era raro che scambiassi poco più di un saluto, il portiere che mi apre il cancello (poverino ha appena fatto il Covid, l’ho saputo quando è sparito da un giorno all’altro ed è arrivato un sostituto, anche questo in tempi non sospetti non lo avrei scoperto, visto che la mattina salivo in macchina per andare in ufficio). Poi c’è l’edicolante sotto casa che mi tiene da parte Confidenze, anche questa è un’abitudine acquisita nell’ultimo anno, perché prima in redazione arrivavano giornali e riviste di ogni tipo e raramente mettevo piede nell’edicola sotto casa. Oggi mi tiene informata sui settimanali che vendono di più.

E poi c’è il piccolo microcosmo dei negozi di quartiere, dalla merceria sotto casa, al ferramenta, al bar con giardinetto all’aperto che fa squisiti happy hour dalle 19.00 in poi (finché era aperto era un modo per vedersi con le amiche senza rischiare di andare a casa altrui) fino agli immancabili vicini di casa a spasso con il cane con cui ci si scambia notizie sulla permanenza in smart working o sui figli a casa in Dad.

Già perché se sul lavoro le relazioni sono ormai digitalizzate e i colleghi si vedono solo in videoconferenza, nella realtà quotidiana abbiamo ancora più bisogno di contatti umani, sorrisi oltre i pixel del monitor e voci non distorte dall’audio del computer. E queste piccole reti di conoscenze superficiali possono in parte compensare il venire meno di altre relazioni personali e professionali, a cui siamo stati costretti rinunciare causa pandemia.

Vi parlo di queste cose perché su Confidenze nella pagine della psicologia trovate un interessante articolo Che forza, quei legami deboli, che analizza proprio l’importanza delle conoscenze superficiali come determinanti per il nostro equilibrio.

“La pandemia ha messo in luce l’importanza di queste relazioni leggere” dice l’articolo, perché ci fanno sentire parte di una comunità e in qualche modo ci attribuiscono un posto nel mondo. Riflettendo ho pensato che in fondo è come se questi nuovi legami avessero sostituito le abitudini di quando si andava al lavoro, e così al posto del barista dell’ufficio oggi c’è l’edicolante a salutarti la mattina o la commessa del supermercato. Sentirsi parte di una comunità, dicono gli esperti consultati nel servizio, “stimola la produzione di seratonina, ossitocina e dopamina, gli ormoni della felicità” e anche questo è vero.

Nei mesi appena trascorsi a me la comunità che è mancata di più è stata la redazione, le colleghe, e proprio per quei piccoli gesti che ci accomunavano e con cui dividevamo la giornata: il caffè mattutino appena arrivati in redazione, la passeggiata dopo pranzo nel parco della Mondadori, abitudini date per scontate, ma sono proprio queste piccole certezze a fare le nostre giornate. E allora è importante che ciascuno sopperisca come può, magari con quattro chiacchiere con il vicino di casa per sentirsi meno soli.

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